Dobbiamo avere davvero paura del Glifosato?

E' un erbicida molto utilizzato in tutto il mondo, solo in Italia vengono vendute circa 6.000 tonnellate l'anno. Cosa sappiamo, e perché la situazione è sotto controllo

Dobbiamo avere davvero paura del Glifosato?
 Pesticidi in agricultura - afp

Il glifosato è un erbicida molto utilizzato in tutto il mondo, solo in Italia vengono vendute circa 6.000 tonnellate l'anno. Ma il Comitato per la Valutazione del Rischio (RAC) della European Chemicals Agency (ECHA) ha confermato una precedente classificazione che riteneva il pesticida pericoloso per gli occhi e tossico per l’ambiente acquatico, escludendo però la cancerogenicità.  Pietro Paris, appartenente alla Sezione Sostanze Pericolose dell’Ispra e coordinatore dei rapporti dell'Istituto sui pesticidi nelle acque e membro del RAC, cerca di fare un pò di chiarezza sull'argomento. 

Che cos'è il glifosato

Il glifosato è un erbicida, cioè una sostanza prodotta artificialmente per eliminare le erbe infestanti nelle pratiche agricole. Viene assorbito attraverso le foglie e raggiunge tutte le parti della pianta. È in grado di devitalizzare anche la parte sotterranea delle erbe. Il glifosato impedisce il nutrimento della pianta ed essa muore.
È quindi un pesticida capace di uccidere organismi. Come tale può avere un effetto negativo su tutte le forme di vita, compreso l’uomo. 

Utilizzo e impatto sull'ambiente

Il glifosato è utilizzato in agricoltura, ma viene anche impiegato su aree industriali, civili, negli argini e nei bordi stradali. È l’erbicida più utilizzato a livello mondiale, e con circa 6.000 tonnellate/anno è una delle sostanze più vendute in Italia. Il suo uso è aumentato rapidamente anche in seguito allo sviluppo di coltivazioni geneticamente modificate resistenti alla sostanza. Oltre l’uso agricolo, particolare preoccupazione, desta il suo utilizzo nelle banchine stradali e nelle scarpate ferroviarie, dove spesso viene usato in sostituzione ai tagliaerba. Il pesticida in questo caso è particolarmente pericoloso perché con le piogge, le canalette costituiscono una via di drenaggio preferenziale per la diffusione dell’inquinamento. 

Nei giorni scorsi l’ECHA ha rivalutato la classificazione della sostanza, escludendo la cancerogenicità (che era stata riconosciuta dallo IARC dell’OMS), ma confermando la pericolosità per l’ambiente: la sostanza è tossica per l’ambiente acquatico con effetti di tipo cronico. 

La sostanza è tossica per l’ambiente acquatico con effetti anche nel lungo termine. La diffusa contaminazione riscontrata nelle acque in Italia e all’estero (che potrà solo essere confermata da un monitoraggio più efficace ed esteso a tutte le Regioni) rende estremamente critico l’uso della sostanza ed evidenzia effetti non previsti correttamente in sede di autorizzazione.

"In base alla normativa vigente - spiega Pietro Paris - non dovrebbe essere consentito l’uso di un pesticida che contamina le acque superficiali e sotterranee sopra i limiti di legge (0,1 µg/L). Credo che attualmente non si tenga adeguatamente conto delle problematiche ambientali dei pesticidi, con l’attenzione quasi esclusivamente concentrata (comprensibilmente) sui quelli sanitari".

Presenza del pesticida in Italia 

La sostanza in Italia è impiegata in tutte le regioni, ma fino a questo momento il suo utilizzo è stato monitorato solo in Lombardia e Toscana. Il Veneto e l' Emilia Romagna si stanno organizzando per un piano di monitoraggio.

Nel 2014 il glifosato è stato trovato nel 39,7% dei 302 punti di monitoraggio delle acque superficiali in cui è stato cercato, in 76 casi (25,2%) è responsabile del superamento degli standard di qualità ambientali. Nelle acque sotterranee, invece, è risultato presente nel 4,3% dei 185 punti controllati, in 2 casi (1,1%) con valori superiori ai limiti di legge.

Da segnalare anche la contaminazione dovuta all’AMPA (acido aminometilfosfonico), un metabolita che si forma nell’ambiente per degradazione del glifosato, presente nel 70,9% dei 289 punti di monitoraggio delle acque superficiali, in 151 casi (52,2%) con valori superiori ai limiti. Nelle acque sotterranee è presente nel 4% dei 177 punti di monitoraggio, in 4 casi (2,3%) con valori superiori ai limiti di legge.

Il ruolo dell’Ispra nel monitoraggio 

L’Istituto, tramite l’unità sostanze pericolose, si occupa del rischio ambientale delle sostanze chimiche, cioè valuta le possibili conseguenze delle sostanze pericolose sull’ambiente. 

Ecco cosa fa l’Ispra:

  • Coordina il monitoraggio nazionale dei pesticidi nelle acque superficiali e sotterranee.
  • Fornisce indicazioni a Regioni e Agenzie Regionali e Provinciali per la protezione dell’ambiente e per la programmazione del monitoraggio.
  • Indica le sostanze potenzialmente più rischiose per l’ambiente acquatico.
  • Raccoglie e valuta i dati di monitoraggio e realizza il rapporto Nazionale dei pesticidi nelle acque. 

L’Ispra valuta inoltre la possibile esposizione dell’uomo ai pesticidi attraverso l’ambiente, che può avvenire attraverso:

  • L’aria
  • L’ingestione di acqua e di cibi contaminati

 

Il post è stato scritto da Cristina Pacciani, capo ufficio stampa Ispra