Falso Osservatore e manifesti anti-Papa: cosa succede in Vaticano?

Ecco chi sono le due “vittime” che con quel manifesto (criminale per le leggi italiane) si vorrebbero difendere dalla severità di Francesco

Falso Osservatore e manifesti anti-Papa: cosa succede in Vaticano?

Poca misericordia? Ma cosa sta succedendo in Vaticano? L'ultima trovata degli oppositori del Papa è stato un falso Osservatore Romano, sostanzialmente una presa in giro allo stile un po' perentorio di Francesco. Un tentativo di buttarla sul ridere. "Una brutta copia, il nostro giornale è fatto meglio, non è un latino curiale ma un latino medievale", ha replicato il direttore Giovanni Maria Vian ai microfoni del GR1.

In realtà il fake gira dallo scorso gennaio e questo separa il falso Osservatore dall'episodio dei 200 manifesti anti Papa apparsi nel centro di Roma nei giorni scorsi. Una “pasquinata”, sorride qualcuno. Ma prima di fare spallucce converrebbe informarsi su chi siano le due “vittime” che con quel manifesto (criminale per le leggi italiane) si vorrebbero difendere dalla severità del Papa.

Poca misericordia si è detto. Verso il cardinale Leo Raymond Burke, quello che diceva di voler correggere Bergoglio sulle aperture (più che prudenti) ai divorziati risposati e intanto fomentava una improbabile rivolta nell’Ordine di Malta (del quale è patrono, carica che formalmente gli resta, anche se ora c’è un delegato pontificio che ha poteri di indirizzo in campo spirituale. E che aiuterà questa antica e nobile istituzione a recuperare la sua credibilità messa a rischio dall’ingordigia di alcuni). Burke è il contatto vaticano del leader leghista Salvini ma anche il referente dei pro life che in Usa appoggiano Trump.

E poca misericordia verso padre Stefano Manelli, che si vorrebbe far passare per un martire della messa in latino (che in effetti voleva imporre come rito esclusivo per i Francescani dell’Immacolata da lui fondati, i quali però in maggioranza si sono ribellati). Alla procura di Avellino sono finite prescritte le accuse per molestie e violenze su giovani religiose mosse a Manelli dalle vittime ("ci portava nella sua camera all’interno della nostra clausura conventuale e ci tratteneva fino a notte fonda per motivi tutt’altro che religiosi: ci palpeggiava il seno e le natiche, ci stringeva la vite e ci abbracciava, avvicinava le sue labbra alle nostre, metteva la nostra testa sulle sue ginocchia durante la confessione") mentre ancora si indaga sulla morte sospetta del commissario inviato dalla Santa Sede, il cappuccino padre Fidenzio Volpi, e su quella di un frate filippino.

Mentre la Santa Sede gli ha intimato di restituire i beni (30 milioni di euro) che prima della decisione di Papa Francesco di esautorarlo (con un provvedimento in realtà preparato già nel 2012 con il beneplacito di Benedetto XVI) aveva trasmesso dai due ordini religiosi da lui fondati ad associazioni di sostenitori (nelle quali figura anche un suo cognato).

Il principale accusatore di padre Manelli è un confratello, padre Angelo Gaeta, il sacrista di Santa Maria Maggiore che lo scorso 7 gennaio è stato aggredito e sfregiato con un coccio di vetro (arma che passa tranquillamente dai metal detector). Un folle, si è detto. Ma che cercava proprio quel frate del quale conosceva solo il nome, è stato appurato dalle indagini. Potrebbe essere stato scelto, “armato” e indirizzato verso la vittima proprio per la sua evidente instabilità mentale e comportamentale.

Come il 26enne turco Oguzhan Aydin, assassino reo confesso di don Andrea Santoro, a Trebisonda, giusto 10 anni fa. La "tecnica del matto" si ripete costantemente nelle aggressioni ai sacerdoti. Così come quella del finto suicidio viene utilizzata per coprire degli omicidi, come nel caso di padre Juan Viroche, il prete anti narcos trovato impiccato il 5 ottobre scoros nella sua parrocchia a La Florida, nello stato provinciale di Tucuman in Argentina, il giorno dopo aver presentato una denuncia contro il gestore di un nighit che faceva prostituire delle minorenni. Il denunciato è il marito di un influente politica locale e fratello di un ex funzionario dei servizi al tempo della sanguinaria dittatura militare.

“Uccidendo padre Juan Viroche si è voluto lanciare un avvertimento mafioso a Papa Francesco. Infatti si è voluto marcare il territorio dicendo a Bergoglio: 'nel tuo paese è al governo il partito della guerra. Puoi dire quello che vuoi ma qui in Argentina comandiamo noi, nel tuo paese non sei un profeta'", commenta il deputato di Buenos Aires Gustavo Vera. E il cerchio si chiude.

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