Maestri si è portato nella tomba il suo segreto

Maestri si è portato nella tomba il suo segreto

Il grande alpinista scomparso pochi giorni fa ha sostenuto di aver scalato - nel febbraio del 1959 - la vetta del Cerro Torre, sul confine tra l'Argentina e il Cile. Ma le prove di quell'impresa non furono mai trovate
segreto cesare maestri

© ED RHODES / ROBERT HARDING PREMIUM / ROBERTHARDING VIA AFP - Cerro Torre

È morto Cesare Maestri. Il mio ricordo di lui sono le letture dei suoi libri fatte da ragazzino, in particolare riguardo alle sue possibili scalate del Cerro Torre.

Fino al 1959 il suo nome era legato alle Dolomiti. Su quelle montagne aveva aperto innumerevoli vie diventando il mitico "ragno delle Dolomiti". Poi si accorse che la montagna più difficile del mondo era il Cerro Torre, sul confine tra l'Argentina e il Cile. Era in Patagonia e nessuno aveva ancora violato la sua cima. Non era altissimo, poco superiore ai tremila metri, ma aveva difficilissime pareti verticali su ogni versante ed era flagellato incessantemente dalle tempeste.

Nel febbraio 1959 disse di averlo vinto assieme al fortissimo ghiacciatore austriaco Toni Egger. “Disse”, perché Maestri, che venne ritrovato ferito e in stato confusionale ai piedi della montagna, raccontò di esserci riuscito ma di non averne le prove. Sulla via del ritorno, aggiunse, erano stati travolti da una valanga di neve e ghiaccio: Egger, che aveva la macchina con le foto, era morto (il suo corpo venne liberato dal ghiacciaio 15 anni dopo) e con lui ciò che documentava in maniera incontrovertibile l'impresa.

All'inizio Maestri fu creduto ma poi le polemiche divamparono soprattutto nel mondo anglosassone e statunitense. Dopo undici anni Maestri decise di ritentare l'impresa. Lo fece utilizzando qualcosa che oggi appare una bestemmia: un compressore a benzina di settantacinque chili con il quale trapanava la roccia e piantava chiodi. Scelse una via diversa da quella che diceva di aver percorso nel 1959 ma neppure quella volta fu creduto anche perché una volta, a mezza voce, aveva dichiarato che, comunque, non aveva salito il perenne fungo di ghiaccio e neve che sta in cima al Cerro Torre "visto che in fondo non fa parte della montagna".

La lite durò decenni e non si è mai chiarita. O meglio, poco per volta nessuno ha più creduto che Maestri, sempre riluttante nel descrivere le imprese sul Torre, fosse veramente riuscito ad arrivare in cima. Secondo Messner il Cerro Torre era la montagna più difficile del mondo e non era possibile a nessuno al mondo salirla nel 1959. "Tutti noi - dichiarò lo scalatore delle quattordici cime più alte del pianeta - quando saliamo una montagna lasciamo delle immondizie, ma quelle di Maestri sul Cerro Torre non sono mai state trovate. Questo non significa che non sia stato il più forte scalatore al mondo della sua epoca".

Maestri si è portato nella tomba il suo segreto e, se scorrete gli articoli di queste ore, nonostante sia stato un genio assoluto dell’alpinismo, vedrete che soprattutto si parla della sua vicenda con la montagna della Patagonia.

Noi uomini siamo affascinati dalla verità, soprattutto se quella verità è diventata lo scopo della vita di qualcuno. Maestri è morto a 91 anni ed è tragico e grande immaginare quest'uomo che non riesce mai a dire ad altri uomini come sia veramente andata. A conferma di quanto sia essenziale per ciascuno di noi vivere in un certo modo nell'immaginario degli altri uomini. Ma così facendo la vita smette di essere un'avventura e diventa una prigione.