La Bibbia può aiutarci a capire il caso Vannini e la ferocia di Lecce?

La Bibbia può aiutarci a capire il caso Vannini e la ferocia di Lecce?

La cronaca dà sempre spunti per riflettere non solo sul fatto in sé e sui singoli protagonisti, ma consente di allargare lo sguardo su chi siamo davvero e che cosa si agita in fondo al nostro cuore
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© Leemage / Afp - Caino e Abele del Tintoretto

Se la studi dietro i banchi di un seminario, la morale può sembrare molto opaca e lontana dalla realtà: invece se la guardi con gli occhiali della cronaca dà sempre spunti per riflettere non solo sul fatto in sé e sui singoli protagonisti ma consente di allargare lo sguardo su chi siamo davvero e che cosa si agita in fondo al nostro cuore.

Due casi che confermano quanto ho appena scritto si intrecciano in queste ore sulle pagine dei giornali e degli algoritmi del web. Penso all'omicidio di Lecce, quello in cui Antonio De Marco ha ucciso con 60 coltellate Daniele De Santis ed Eleonora Manta perché "erano troppi felici e per questo mi è montata la rabbia"; e la sentenza nel processo di appello bis per la morte di Marco Vannini, quella che ha condannato a 14 anni Antonio Ciontoli.

Il primo caso illustra nel modo più terribile ma anche veritiero quanto siano attuali gli episodi della Genesi, in particolare in questo caso il celeberrimo episodio di Caino ed Abele. La Bibbia racconta che Caino era molto irritato nel vedere la relazione piena di felicità che c’era tra Dio ed il fratello (cfr Gn 4, 4-6) e usa quasi le stesse parole di chi, in conferenza stampa, ha detto come l’omicida fosse pieno di invidia e gelosia per la gioia di vivere e la solarità che quei giovani dimostravano e che il reo confesso non aveva essendo “introverso, chiuso, con poche amicizie”:  senza saperlo cioè, racconta in chiave attuale quanto la Scrittura afferma quando dice come la tristezza irosa che abbatteva il volto di Caino fosse premessa sufficiente ad alzare la mano contro il fratello.

Analogamente la sentenza del caso Vannini pone la questione di quale siano i rapporti tra giustizia, vendetta e perdono. Franco Coppi, l'avvocato della famiglia Vannini, rispedisce al mittente le parole con cui si sosteneva che si cercasse vendetta "per fare soldi" invece che cercare quella giustizia di cui tutti sentiamo il bisogno. Ma soprattutto, con grande forza, la madre di Marco nelle interviste esulta perché "la giustizia esiste anche nella nostra società, ci dobbiamo credere, e i nostri giovani devono crescere con i giusti principi morali com'era avvenuto per mio figlio": però rifiuta il perdono invocato dall'omicida. Non ravvisa in questa richiesta veridicità ma solo opportunismo e strategia politica. Sarà vero? Io non sono in grado di dirlo ma certamente nel caso Vannini la questione morale di quanto siano inestricabili i nodi che stringono giustizia, vendetta e perdono viene posta in tutta la sua crudezza.

A volte c'è stato chi, in Chiesa, ha sostituito la lettura di testi biblici con quella del giornale: e questo, lo ribadì anche Papa Francesco (cfr Udienza Generale 31.I.2018), è un abuso. Ma, al di fuori della Messa, il giornale, web o cartaceo che sia, va letto: proprio perché o incontriamo Dio nella realtà della nostra vita quotidiana, o non lo incontreremo mai.