La cosa peggiore dell'oscena risposta di Maurizio Sarri

Una serata come quella di ieri cancella in un secondo tanto bene fatto da una campagna come #MeToo. Il maschilismo di cui è permeata la nostra società è una mentalità, e non c'entra nulla il parlare colorito dei toscani o la teatralità dei napoletani

maurizio sarri titti improta
Foto: Afp 
 Maurizio Sarri (Agf)

La cosa peggiore dell'oscena risposta di Sarri alla educatissima domanda della giornalista sulla compromissione del possibile scudetto al Napoli (l'allenatore del Napoli le ha detto: "sei donna, sei carina, per questo non ti mando a ....") è la risata dei giornalisti. Dal video sembra che lo sghignazzo sia collettivo anche se forse sono stati solo tre o quattro a ridere ma il minimo che sarebbe dovuto accadere, e che non è accaduto, è che si alzassero tutti in piedi per andarsene e ci fosse un intervento degli addetti stampa della società per chiudere la conferenza. Se a scuola tutti ridono al gesto del bullista, il bullo la fa franca.

Una serata come quella di ieri cancella in un secondo tanto bene fatto da una campagna come #MeToo. Il maschilismo di cui è permeata la nostra società è una mentalità, e non c'entra nulla il parlare colorito dei toscani o la teatralità dei napoletani. Ci siamo accorti che a proposito della strage di Cisterna di Latina praticamente nessuno ha usato la parola femminicidio? Eppure sono state uccise Alessia e Martina - due ragazze - e la terza, Antonietta, la madre, è viva per miracolo ed è anche lei una donna. Forse qualcuno può pensare che l'archetipo mentale del padre/padrone  non albergasse nella mente malata di Luigi Capasso? C'è qualcuno in grado di sostenere che l'algoritmo del dominio per cui un uomo si arroga la pretesa che a casa sua comanda lui, sia così diverso e distante da quello di un femminicida?

Sarri si permette di insultare con parole sessiste la giornalista Titti Improta, di Canale 21, perché si sente protetto da una mentalità e da un pensiero, e sono la mentalità e il pensiero che permettono agli altri giornalisti di ridere o sorridere e che impediscono agli addetti stampa di non intervenire. Quale lesa maestà veniva ferita dalla domanda di una donna, di una professionista, che aveva solo il merito di far deflagrare il non saper perdere di un maschio sconfitto?

Il lavoro da fare è ancora tanto e grande. Se Anna e Marco sono andati in pizzeria ieri sera, perché diciamo senza batter ciglio che sono “andati” e non che sono “andate”? Perché decliniamo al maschile e non al femminile? Ma soprattutto perché ci sembra “naturale” che “andati” rappresenti meglio di “andate” l’azione di un maschio e di una femmina? Perché riteniamo “normale” che il genere maschile sia più forte di quello femminile al punto che il primo può senza nessun dubbio comprendere, assorbire e ricapitolare in sé il secondo e non il viceversa? Perché riteniamo che paesi come la Svezia che si pongono queste domande e decidono di usare delle forme neutre siano civiltà corrotte che “cadono nella ideologia del gender” quando si tratta invece solo di civiltà vere e proprie, di civiltà “simpliciter”?

Cosa sarebbe accaduto se domenica scorsa, dopo la morte di Astori, il campionato fosse proseguito magari con solo un minuto di silenzio? Ci saremmo giustamente scandalizzati. E perché ieri sera nel dopo partita di Inter - Napoli invece non è accaduto nulla, nessun sussulto di scuse, solo risolini ammiccanti? Riguardiamolo quel filmato e inorridiamo. Non solo per il sessismo di Sarri ma anche per le sgangherate risate dei giornalisti. E per il silenzio di chi non fa nulla. È quello che accade ancora troppo spesso nelle nostre scuole per il bullismo, nei nostri uffici per le molestie sessuali o per le persone omosessuali.  



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