Si scrive Fede, si legge scisma

Una ben orchestrata manovra mediatica dietro il Manifesto del cardinal Mueller

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 Foto: Alberto Pizzoli / Afp
 Papa Francesco

Oggi 11 febbraio, Madonna di Lourdes, è il giorno anniversario della rinuncia al Soglio di Pietro da parte di Papa Benedetto. Joseph Ratzinger sei anni fa, nel 2013, volle rassegnare le sue dimissioni da Papa nella Giornata del malato (questo è l'altro nome del giorno in cui la Chiesa celebra le apparizioni mariane a Lourdes) perché la ragione che lo spingeva a tale decisione era il venir meno della salute. 

In occasione di tale anniversario il cardinale Gerhard Müller - nominato capo della Dottrina della Fede nel 2012 da Ratzinger e rimasto in quel ruolo lo stretto quinquennio della nomina, ovvero fino al 2017 - pubblica un "Manifesto della Fede" che suona, come minimo, come una solenne correzione a Papa Francesco.

Un’operazione mediatica perfettamente organizzata

Il sito conservatore Lifesitenews - lo stesso che aveva rilanciato con grande enfasi la scorsa estate le accuse di Carlo Maria Viganò contro il Papa - spiega che intenzione di Müller era espressamente quella di pubblicare il Manifesto alla vigilia del giorno anniversario della rinuncia di Ratzinger. Un modo quindi per ricollegarsi idealmente al pontefice di allora per contrapporlo a quello attuale. Che non viene mai nominato anche se ne vengono elencati "gli errori" da cui bisogna guardarsi: a partire da quelli del Cap. VIII della Amoris Laetitiae a proposito della comunione ai divorziati risposati. "Dalla logica interna del sacramento - scrive l'ex capo del Santo Uffizio - si capisce che i divorziati risposati civilmente, il cui matrimonio sacramentale davanti a Dio è ancora valido, come anche tutti quei cristiani che non sono in piena comunione con la fede cattolica e pure tutti coloro che non sono debitamente disposti, non ricevano l’Eucaristia".

Müller scrive nell'incipit del documento che la stesura del Manifesto sarebbe motivata dal desiderio di fermare "la confusione nell'insegnamento della fede" della quale si sono lamentati con lui molti vescovi, sacerdoti, religiosi e laici. Ne è così scaturita un'operazione mediatica perfettamente organizzata che ha rilanciato nella giornata di ieri, in sette lingue, le parole dell'ex Prefetto promuovendo, in appoggio, una raccolta di firme diffusa capillarmente attraverso i social.

Torna il pericolo di uno scisma

Chiunque conosca anche solo superficialmente il Catechismo tanto citato da Müller sa che l'operazione con la quale vescovi e cardinali si mettono contro il Papa è la definizione di "scisma". Basta leggere il punto 2089: "Viene detta eresia l'ostinata negazione ...  apostasia, il ripudio totale della fede cristiana e scisma, il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice" (Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2089) per poter trarre le debite conclusioni. 

Cosa pensa Benedetto

Il 3 settembre 2018, Papa Francesco, di rientro dalla pausa estiva, celebrò la sua prima Messa a Santa Marta. Era appena scoppiato il caso Viganò, quello di cui si era fatto megafono lo stesso sito che adesso dà voce a Müller, e allora il Papa, dinnanzi a chi cercava lo scandalo nella Chiesa, invitò al silenzio e alla preghiera. Parlando a Tv2000 Padre Federico Lombardi collegò, come tutti i commentatori, le parole del Papa "a coloro che tendono a creare una situazione di divisione nella Chiesa". E, in una giornata triste come quella di oggi, è sicuramente questo il modo di pensare sia di Papa Francesco che del Papa emerito. 



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