Il razzismo non è un'invenzione

Secondo Amnesty International, il tasso di intolleranza e di razzismo in Italia sta aumentando dal 2014

Il razzismo non è un'invenzione

Nonostante una parte della stampa e della politica lo neghi, molte ricerche documentano l'escalation razzista italiana che s'impenna a partire dal 1 giugno 2018. Il lavoro più documentato è quello del giornalista Luigi Mastrodonato che in un tweet racconta di aver mappato le aggressioni fisiche razziste. “Sono oltre 30, una media di una ogni due giorni, a cui se ne aggiungono sicuramente altre non denunciate. Il razzismo non è un’invenzione” aggiunge. In realtà, secondo Amnesty International, il tasso di intolleranza e di razzismo in Italia sta aumentando dal 2014. 

Quello che fino al 2014 era un paese "orgoglioso di salvare le vite dei rifugiati, che considerava l'accoglienza un valore importante", oggi reagisce a sbarchi e arrivi con una paura irrazionale, razzista e xenofoba che si alimenta della paura ingiustificata dell'altro. Ma, purtroppo, le brutte notizie non sono finite. Rispetto all'anno precedente, nel 2017 c'è stato uno sviluppo preoccupante: oltre a rifiutare lo straniero, c'è accanimento anche verso chi, in Italia, propone discorsi di solidarietà. Non è solo "noi contro loro" ma anche "noi contro voi che state con loro". Dove il "voi" sono gli italiani che con le associazioni, con le diverse forme di volontariato o anche da soli praticano la solidarietà, l'accoglienza e la condivisione. Non si demonizzano, "a prescindere", solo le Ong e le loro attività di ricerca e soccorso in mare, ma anche quei cittadini che, soprattutto nelle zone di frontiera, si ribellano al discorso dell'ostilità e della xenofobia e finiscono per essere considerati addirittura come traditori della patria.

Nessun genitore che vedesse il proprio figlio tornare sempre più spesso a casa ubriaco, parlerebbe di fatti casuali ed episodici e, se lo facesse, sarebbe irresponsabile. Voglio dire che la paura del diverso è comprensibile - anche se con fatica - se parliamo del singolo cittadino, dei discorsi da bar. Ma la politica alta si deve mostrare in grado di governare il fenomeno contenendo le reazioni centrifughe e irrazionali di paura e di odio, implementando realmente il senso di sicurezza senza cercare capri espiatori e ponendo al centro dell'azione politica i dettami costituzionali che ci spingono all'accoglienza, all’integrazione e alla gestione responsabile delle problematiche nazionali e globali. 

L'odio che sta crescendo in Italia è qualunquista: è la cosa più pericolosa ed è quella che mi preoccupa di più. Mi spaventa la paura che non spinge a comportamenti seri e razionali ma si alimenta di entità fantasma che sono la radice di ogni male: la famiglia va a rotoli? Colpa degli italiani che sono egoisti e che invece di fare figli comprano i cani. L'economia va a rotoli? Colpa della lobby delle multinazionali. I vaccini? Bisogna contrastarli perché sono sponsorizzati dai "poteri forti". Gli sbarchi? Tutto un traffico per arricchire le Ong. Non c'è lavoro? Colpa dei migranti che occupano gli spazi che andrebbero altrimenti agli italiani. Queste asserzioni vaghe e fumose generano un clima da caccia alle streghe che non solo sfocia nella violenza documentata da Mastrodonato ma blocca sul nascere qualsiasi progetto reale di gestione delle problematiche perché non è possibile lottare contro ipotetici "entità" misteriose quanto potenti, i cui confini sono per definizione indeterminati ed indeterminabili.

La politica responsabile non solo dovrebbe evitare il ricorso alla tecnica del capro espiatorio ma dovrebbe anche concentrarsi sui problemi per proporre soluzioni fattibili, certe, controllabili. Dovrebbe dare informazioni corrette senza parlare di "invasioni” inesistenti e controllare con la cultura, l’educazione e la serietà, le reazioni istintive di paura e chiusura che possono, comprensibilmente, generarsi tra la gente.



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