Perché nascono le baby gang

Televisione, scuola, famiglia. Di chi è la colpa di questa escalation di violenza che coinvolge bambini e adolescenti?

gomorra baby gang

Escalation di violenza tra giovanissimi, sempre più piccoli, sempre più armati e forse, sempre più inconsapevolmente violenti. Ma è davvero colpa delle serie in streaming  come Gomorra? È facile prendersela con le serie tv sempre più violente che dipingono uno spaccato di vita incentrato sulla criminalità. Il trend del momento mi sembra quello di dover per forza dare la colpa a qualcosa o a qualcuno. È solo uno scarica barile che in genere è tipico della scuola e della famiglia che si accusano a vicenda di essere la causa della devianza dei ragazzi, senza capire che forse la ragione sta nel mezzo.

Le serie rispecchiano semplicemente ciò che le persone guardano, se viene proposto un prodotto è perché c’è richiesta e quindi si ha la certezza che venga venduto. La domanda più corretta sarebbe quindi, perché si ricercano questi prodotti. Lo stesso, poi, varrebbe anche per la maggior parte dei programmi televisivi in cui si parla solo di omicidi, stupri e violenze a tutte le ore del giorno e della notte.

Dovremmo allora parlare anche dei gruppi rap di riferimento di tanti ragazzi che rispecchiano le gang americane, idoli di migliaia di ragazzini in fase di sviluppo che i genitori non conoscono neanche.

gomorra baby gang
Bullismo, baby gang, maltrattamenti, violenza giovani

Ogni epoca ha il suo mostro colpevole di traviare le menti: prima era la televisione, poi i videogiochi che rendevano i ragazzi violenti, ora ce la prendiamo con le serie in streaming. Che passare delle ore ad abbuffarsi di episodi su episodi in si sparge solo sangue e si vedono prevaricazioni perpetrate in tutti i modi, è implicito che non sia consigliato, perché dopo tante ore si crea un abbassamento delle funzioni cognitive per cui si favorisce un’assuefazione e un abbassamento della capacità critica. Ma allora, fanno veramente così male le serie in streaming con contenuti violenti? È indubbio che se un ragazzo è  predisposto, ha già un disagio interno e relazionale può avere un’influenza negativa e fungere anche da rinforzo.

Ma la domanda che sorge spontanea è precedente a tutto questo, perché questi ragazzi passano ore e ore della loro vita immersi nel mondo criminale? Di cosa hanno bisogno? Perché sono così attratti? Perché sono soli, orfani da un punto di vista educativo, senza più punti di riferimento, privi di stimoli e curiosità.

Cosa manca a questi ragazzi? Ci stiamo concentrano troppo sul bullismo e stiamo perdendo di vista il disagio individuale, sociale e relazionale da cui sono affetti i giovani. La verità è che questi adolescenti non hanno risorse interne per affrontare la vita, non hanno stimoli, ideali, ideologie, qualcosa in cui credere e qualche volta qualcosa da fare. Tutto questo rappresenta un terreno fertile su cui rischiano di attecchire le differenti forme di devianza e criminalità, accompagnate a braccetto dalla noia, dal vuoto di valori e soprattutto dalla mancanza di punti di riferimento stabili, in primis la famiglia e la scuola. Sono vuoti e sono soli, crescono rinforzandosi gli uni con gli altri, abbracciati da mamma strada che li culla portandoli giorno dopo giorno verso la devianza. Non c’è nessuno che li riporti indietro, che gli dica che quella non è la strada da percorrere, la scuola stessa deve lavorare ancora tanto sul concetto di inclusione, visto che non è pronta a gestire la devianza giovanile. Sospenderli significa metterli in strada, ed è ciò che vogliono la maggior parte dei ragazzi.

Bocciarli significa fargli lasciare la scuola e quindi costringerli a commettere atti criminali, visto che le famiglie che hanno alle spalle, sempre che le abbiano, non sono in grado di crescerli in modo adeguato e di dargli gli strumenti di cui avrebbero bisogno. L’ambiente poi in cui si cresce rappresenta un fattore di notevole rinforzo. Non significa premiare questi ragazzi, visto che la devianza ha un costo individuale e sociale notevole, direi che forse si dovrebbe però cambiare registro.

Sono ragazzi abbandonati al loro destino, soli, che non hanno riferimenti autorevoli e paura più di niente. Il territorio non gli offre niente, vivono buttati un po’ qua e un po’ là, in balia dei propri impulsi che non sono in grado di arginare. Sport, musica, qualsiasi tipo di attività extrascolastica aiuta a contenere i ragazzi e a dargli un senso. Non ci sono luoghi di aggregazione, spazi di incontro funzionali alla messa in atto di comportamenti che non sono devianti. Se non si lavora sul territorio, sul recupero e sull’integrazione di questi ragazzi ci dovremmo limitare a fare la conta dei danni che causano a loro stessi, agli altri e alla società. 



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it.
Se invece volete rivelare informazioni su questa o altre storie, potete scriverci su Italialeaks, piattaforma progettata per contattare la nostra redazione in modo completamente anonimo.