Don Puglisi ci ha mostrato come si dona il dolore, oltre all'amore

Il sacerdote di Palermo ha saputo vivere la croce del sopruso mafioso, del dolore causato dalla violenza sistematica ed organizzata, trasformandolo in via che conduce al Padre e che quindi, in questa vita, ci rende operatori di pace e persone che combattono l'ingiustizia

Don Puglisi ci ha mostrato come si dona il dolore, oltre all'amore

Nei giorni in cui la Chiesa cattolica celebra la Croce, e in particolare lo "stare sotto la Croce", Papa Francesco arriva a Palermo per ricordare i 25 anni dell'assassinio di Padre Pino Puglisi. Salvatore Grigoli, uno dei killer di don Puglisi, autore di 46 omicidi, così raccontò a Famiglia Cristiana le ragioni per cui la mafia decise di uccidere il parroco di Brancaccio: “C’era la convinzione che il Centro “Padre nostro”, creato da don Puglisi, fosse un covo di infiltrati della polizia. Poi si scoprì che non era vero. Ma innanzitutto perché nelle prediche, a Messa, parlava contro la mafia e la gente sentiva questo suo fascino, soprattutto i giovani”.

Don Pino ha saputo vivere la croce del sopruso mafioso, del dolore causato dalla violenza sistematica ed organizzata, trasformandolo in via che conduce al Padre e che quindi, in questa vita, ci rende operatori di pace e persone che combattono l'ingiustizia.

Il dolore è incomprensibile, come l'amore. È una via che si apre alla verità e all'amore del Padre. Non è senza meta, conduce. Occorre avventurarsi. Occorre chiudere gli occhi della mente e aprire il cuore per camminare. Noi uomini, quando siamo nel dolore, comprensibilmente ne cerchiamo il senso ma Gesù non ci dà "il senso” del dolore, ce lo indica come via da percorrere. Il suo sangue ci guida dal Padre. Il dolore senza la croce di Cristo è come un uccello senza ali, gli mancano i mezzi per riconoscersi nella sua identità. Perché il dolore, come le persone, ha un'identità, ha un nome: per Puglisi era libera i giovani del Bravaccio dalla morsa mafiosa.

Come l'uomo non si conosce finché non è davanti a Dio, così anche il dolore rimane incomprensibile e non si conosce finché non lo si porta davanti a Dio. Ma come non si può dire che la vita di uomo non abbia senso anche se non si conosce, così non si può dire che vivere un dolore non abbia un senso anche se ancora quel senso non si conosce, non ci viene rivelato.

Proprio il 15 settembre, il giorno in cui il Papa sarà a Palermo perché era il compleanno di don Pino nonché il giorno in cui venne ammazzato, la Chiesa celebra Maria sotto la Croce, cioè Maria addolorata. Maria rimane sotto la Croce perché vuole aiutarci a districarci, ad orientarci, quando siamo nella via del dolore. Le mani della Madonna non erano inchiodate con quelle di Cristo. In questo modo, mentre Gesù guardava l'umanità, Lei lo abbracciava col suo sguardo e conduceva noi uomini sulla strada che porta al Padre: il dolore è via del Figlio indicata dal Padre per arrivare a Lui. 

Il senso del dolore che tutti vanno cercando si può solo incarnare. Non è cosa da dire, da scrivere, da comprendere, ma è qualcosa da vivere, è un mistero che si fa carne. Il dolore vissuto fino in fondo è offerta: per questo Pino Puglisi ha offerto la sua vita a Dio combattendo la mafia. Dio non ha tolto il dolore dal mondo per insegnarci a donare tutto. Chi offre il dolore, dona tutto, dona la vita. La vita ha senso solo se la si dona, come ci ha insegnato Puglisi. L'amore ha senso solo se lo si dona. Il dolore ha senso solo se lo si offre. 

Perché noi uomini non riusciamo a donare il dolore? Perché per noi è così difficile? Perché noi uomini ci avvinghiamo, ci attacchiamo, a tutto ciò che proviamo. Come cerchiamo di possedere l'amore, così cerchiamo di possedere il dolore. Ma quando il dolore è possesso, il cuore non è libero. Non può allargare le braccia. Quando l'uomo perde qualcuno gli sembra di poter possedere solo il dolore e si attacca ad esso perché staccarsi dal dolore dà la sensazione di perdere definitivamente tutto.

Ma beati come don Puglisi sono venuti a mostrarci che per guadagnare la vita eterna si "deve" perdere tutto, donare tutto, anche il dolore. Quando viviamo e incarniamo il mistero del dolore diventiamo veramente liberi. La grazia dell'incarnazione è donare tutto. Padre Puglisi ci ha mostrato che il corpo che Dio ci dona, lo ridoniamo a Lui quando diveniamo, in favore dei fratelli, operatori di pace e di giustizia. L'amore che Dio ci dona, lo ridoniamo a Lui.

Riconoscere tutto come dono, anche il dolore, è riconoscere Dio come Padre. Un Padre fa ogni cosa per i suoi figli. Li ama profondamente in ogni circostanza e ci chiede l'amore di essere disposti a perdere tutto per i fratelli. Come don Pino. Se noi guardiamo "solo la croce", la mera croce, una croce senza Gesù, senza Maria, senza fratelli, la croce ci inchioda. Se noi guardiamo solo la croce noi restiamo fermi, inchiodati. Invece, se noi guardiamo l'Uomo sulla croce, se noi guardiamo gli uomini del quartiere Brancaccio come faceva padre Pino, noi ci muoveremo verso il Padre. Il beato Puglisi ci insegna che in questo modo un dolore non ferma, ma muove. 



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