Incredibile: si fugge sempre più dall'Italia, ma per noi il problema è chi arriva

Come un secolo fa, gli italiani se ne vanno a milioni. Però certi politici continuano la campagna elettorale

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 Carlo Dragonetti durante la cerimonia di consegna dei diplomi all'università Normale di Shanghai

In dieci anni sono emigrati 5 milioni di italiani: il vero problema che ha l'Italia adesso sono le persone che dall'Italia se ne vanno, non le persone che in Italia ci vengono. Questi numeri e queste considerazioni esplodono come una bomba sulla questione "porti chiusi porti aperti", "censimento rom" e affini, ribaltando completamente i termini della questione.

Si scopre che quando ragioniamo chiedendoci cosa sarebbe avvenuto ai nostri antenati se fossero stati trattati come alcuni di noi vorrebbero trattare gli stranieri, commettiamo un enorme errore di scala. Sbagliamo gli ordini di grandezza in modo simile a quando confondiamo i chili con le tonnellate. Pensavamo che l'Italia fosse un paese di emigranti più di un secolo fa e scopriamo invece che lo siamo oggi: siamo, adesso, un paese di immigrati ma siamo, adesso, anche un paese di emigranti.

Il protagonista di queste affermazioni è il vescovo Guerino Di Tora, che intervendo alla presentazione di un film su Santa Francesca Cabrini - la santa che tra la fine dell' 800 e i primi del '900 andò negli Stati Uniti per aiutare i tantissimi migranti italiani che in America vivevano in condizioni estreme di disagio ed emarginazione - dice: "Dobbiamo avere attenzione sia verso i connazionali all’estero che ad accogliere chi viene in Italia perché viviamo in una realtà di globalizzazione. Ed è il modo normale di stabilire i rapporti di una nuova società».

Il ragazzo che parla cinese

Mi viene in mente Carlo Dragonetti, lo studente pugliese di 24 anni che a Shanghai si è laureato ed è diventato una star perché, essendo arrivato lì solo 4 anni fa, ha parlato in cinese, come se fosse la sua madre lingua, davanti a 8.000 persone. Il video del suo discorso ha ottenuto più di 100 milioni di visualizzazioni sui social.

Vasi vuoti e vuoti slogan

Gli italiani non fanno figli e dei pochi italiani rimasti, molti vanno all'estero: questo è il problema che dovrebbe affrontare un politico che vuol prendere sul serio la "questione migranti". È il problema di un vuoto sempre più vuoto che per nessuna ragione al mondo può essere sigillato. Si chiamano vasi comunicanti. Se l'Italia è vuota d'italiani si riempie di africani, asiatici, e chi più ne ha più ne metta. Mentre i politici, almeno alcuni, non hanno ancora capito che l'epoca degli slogan elettorali è finita e bisogna iniziare a risolvere i problemi, la Chiesa ha per lo meno il coraggio di chiamare le cose per nome e di porsi il problema di come accompagnare "il fenomeno migratorio".

Sempre più poveri, sempre meno all'altezza

Lo metto tra virgolette e lo chiamo "il fenomeno migratorio" perché si tratta di una realtà complessissima: non è solo la parte di umanità che in Italia arriva ma è anche la parte di umanità che dall'Italia se ne va. Santa Francesca Cabrini - una specie di Madre Teresa di Calcutta a cavallo tra l'800 e il '900 - si era posta il problema di come accompagnare gli italiani che andavano all'estero in condizioni di povertà estrema. La Chiesa italiana, così dice il Presidente della Fondazione Migrantes Di Tora, affronta, e in parte risolve, la povertà di chi in Italia rimane. E dovrà porsi il problema di come accompagnare nel cristianesimo gli italiani che all'estero trionfano. Come il 24enne Carlo Dragonetti.  Chi sa, fa; chi non sa proclama.



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