Cosa unisce la mensa di Castelnuovo di Porto e la bouvette con Conte e Merkel

Le aziende di tutto il mondo considerano ormai le spese relative alle caffetterie, alle mense e ai bar aziendali come investimenti sulle performance dei dipendenti e cercano di offrire spazi in cui i colleghi possano condividere i pasti

Cosa unisce la mensa di Castelnuovo di Porto e la bouvette con Conte e Merkel
 Agi
Il Cara di Castelnuovo di Porto

Il programma Piazzapulita di La7 ci informa che l’altro giorno a Davos, al bar, il nostro premier Giuseppe Conte ha spiegato alla cancelliera tedesca Merkel che M5s è in sofferenza perché i sondaggi stanno calando: "Mentre Salvini è al 35-36%, loro scendono al 26-27%” e si chiedono “quali sono i temi che ci possono aiutare in campagna elettorale?”. Insomma, prendendosi un caffè e mangiando un cornetto viene fuori quella verità che, per essere detta, ha bisogno della confidenza.

È qualcosa che il team building sa da tempo e che alcune università hanno perfino quantificato in numeri: mentre condividere i pasti favorisce la collaborazione e ottiene benefici economici per l'azienda, non condividere il momento del pranzo è segnale di qualcosa che non funziona all'interno di un gruppo o di un rapporto. Addirittura, quando in una coppia, uno dei partner decide, pur essendo in casa, di non mangiare con l'altro per motivi di dieta, ciò alla lunga viene colto come un segnale di distanza anche se razionalmente si conoscono le ragioni della scelta: i messaggi cioè che il corpo manda con la sua presenza o la sua assenza sono più importanti delle parole dette dalla bocca. 

Tutto questo mi è tornato alla mente proprio oggi quando continuano le cattive notizie - o le "non notizie" - a proposito della chiusura del Centro Cara di Castelnuovo di Porto. Perché a me è capitato di trascorrere lì alcuni giorni di volontariato e uno dei momenti più importanti era proprio quello di consumare i pasti assieme agli ospiti richiedenti asilo. Acari, il direttore del centro, palestinese e musulmano, teneva moltissimo che ci fosse quella condivisione e spiegava che in questo modo gli ospiti avevano modo di conoscere, oltre che la lingua, anche la vita dell’italiano: e ciò avveniva reciprocamente.

"La cosa peggiore - spiegava - è la generalizzazione. All’estero quando si sente dire 'italiano' si pensa 'italiano mafioso', così noi sentiamo ‘musulmano' e pensiamo 'musulmano terrorista'. Ma poi, inevitabilmente, arrivava il momento 'del ma’. Ed è quando si diceva: i musulmani sono terroristi ‘ma' il musulmano pakistano che lavora da me in giardino è una brava persona". Perché il giardiniere era una brava persona mentre tutti gli altri erano cattivi? Era semplicemente accaduto che, avendo condiviso la vita, avendo conosciuto veramente una persona, si erano accorciate le distanze e si era passati dal piano della generalizzazione teorica al piano della verità. Si faceva parlare la conoscenza vera, reale, di una persona e non il modello teorico che ci si era costruita su di lei.

È questo ciò che avviene durante i pasti: lo sapeva Acram e lo sa Giuseppe Conte.  Prendere un caffè con la Merkel, accorcia tanto le distanze con la cancelliera da consentire di uscire dalle generalizzazioni e di poter raccontare la verità sul momento politico italiano. Le aziende di tutto il mondo considerano ormai le spese relative alle caffetterie, alle mense e ai bar aziendali come investimenti sulle performance dei dipendenti e cercano di offrire spazi in cui i colleghi possano condividere i pasti. È possibile non comprendere che ciò che è importante per la vita di un'azienda lo è infinitamente di più per la vita di un Paese? 



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