Calpestare il pane è bestemmiare. Il sacrilegio di Torre Maura

Sull'accoglienza ai rom in un centro scelto dal Comune si può discutere. Ma calpestare il pane no

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Alessandro Serranò / AGF 
Un momento della manifestazione a Torre Maura contro i rom

A Torre Maura una folla inferocita calpesta il pane destinato ai rom. Si può non essere d'accordo che i nomadi vadano accolti nel centro predisposto dal Comune, ma i sacrilegi vanno condannati da qualsiasi parte provengano. E calpestare il pane è sacrilegio perché il pane è sacro. È sacro anche se non è eucaristico. Il pane è da Dio anche se non è benedetto e togliere il pane a qualcuno in segno di disprezzo è disprezzare l'uomo, quindi è disprezzare Dio, quindi è bestemmiare.

Io prete cattolico so che quando ripeto durante la Messa le parole di Gesù dell'Ultima Cena, quel pane diventa Corpo di Cristo. Ma da sempre penso che Cristo abbia scelto di rimanere tra noi proprio attraverso il pane perché fin da piccolo ha colto quel qualcosa di naturalmente sacro contenuto in quel cibo "frutto della terra e del lavoro dell'uomo".

Un signore mi raccontò che una volta, da bambino, di fronte allo stupore di un meraviglioso tramonto aveva chiesto alla nonna da dove venisse quel rosso e lei, con un bel sorriso, gli aveva risposto che quello era il calore del forno del Paradiso, quello dove la Madonna preparava il pane per Gesù. Da allora lui, nel frattempo diventato agnostico per vicende dolorose della vita, quando entrava in una panetteria, davanti al colore e al profumo del pane tornava credente: nonostante la testa gli dicesse altro, il profumo, il calore, la vista del pane gli facevano dire che Dio c'era.

Il Pane della Messa è uno dei punti più alti della Fede cristiana e per questo è anche uno dei momenti in cui meglio Dio si unisce a ciò che c'è di più umano. Perché nel cristianesimo “alto” e “umano” non solo tollerano vicinanza ma la richiedono: perché “alto” e “umano” quando parliamo di Gesù, cioè della mia fede, non solo possono stare assieme, ma lo necessitano.

Gesù per l'Eucarestia sceglie il pane perché il pane è sacro già prima della venuta in terra del Figlio dell’Uomo. Ed è sacro perché il pane è il nemico della fame. Il pane è sacro perché toglie la fame: per questo è sacro. Perché la fame riguarda la morte e la morte conduce nella terra del sacro. La fame è tutto ciò per cui l'uomo è debole, è mortale, è fragile, e il pane è sacro perché è la medicina di quella debolezza e di quella fragilità.  

Se poi i piedi di chi ha calpestato quel pane, erano piedi di battezzati (com’è altamente probabile), la bestemmia di quegli uomini è stata doppia. Perché nel cristianesimo la compresenza di alto e basso, cioè di alto e di “umano”, è la regola, visto che adoriamo un Dio bambino: ovvero quanto di più alto e di più piccolo sia mai stato “messo insieme” nella storia umana.

Noi adoriamo un Dio che mangiava e beveva al punto da essere insultato come “mangione e beone (Mt 11,19; Lc 7,34) e che, da risorto, accoglieva gli apostoli stanchi con una grigliata di pesce («appena scesi, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane», Gv 21,9).

Un uomo-Dio il cui primo miracolo è, in terra di Cana, servire a tavola un vino migliore, un vino che per essere apprezzato richiedeva il gusto raffinato del buongustaio («Tutti mettono a tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora», Gv 2,10) e il cui ultimo miracolo in questa vita avviene durante una Cena. E potrebbe essere diversamente, dal momento che Betlemme significa “terra del pane” e che per questo Gesù sceglie di essere alimento e predilige, come culla, una mangiatoia, cioè un luogo dove si mangia?  Per ogni uomo il pane è sacro, ma per un cristiano il pane è doppiamente sacro perché Gesù è pane per la mia fame. È proprio Gesù che fa così, e fa così perché è così. Prendere Gesù è prendere pane. Il pane è sacro perché uccide la fame: per questo calpestare il pane è bestemmiare. E se sei cristiano e a Torre Maura calpesti il pane, bestemmi due volte.



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