La bufala del Blue Monday (e perché forse dovremmo smettere di scriverne)

Una sorta di grande equazione che identificherebbe il giorno, un vero post-sbornia, dove ognuno di noi proverebbe una quantità maggiore di sentimenti negativi rispetto al solito. Una equazione in cui è difficile trovare un senso matematico 

blue monday bufala

Ogni anno, puntuale, torna il Blue Monday, il giorno internazionale dedicato alla tristezza. Sul calendario cade il terzo lunedì di gennaio, ma la data è variabile, e non si tratterebbe di casualità.

Sarebbe frutto di un calcolo fatto da Cliff Arnall, psicologo e docente, nel 2005, durante il suo periodo di insegnamento serale alla Cardiff University. Il Blue Monday è il risultato di una apparente complessa operazione matematica che mette insieme molte variabili: dalle spese fatte durante le vacanze natalizie al calo motivazionale derivante dal periodo di stacco dal lavoro, dalle condizioni meteorologiche ai sensi di colpa che gli eccessi natalizi portano con sé, dalla necessità di cambiare abitudini alla volontà di imporre nuovi, e difficili, propositi.

Una sorta di grande equazione che identificherebbe il giorno, un vero post-sbornia, dove ognuno di noi proverebbe una quantità maggiore di sentimenti negativi rispetto al solito. Una equazione a cui è difficile trovare un senso matematico visti i presupposti vaghi e difficili da quantificare. Non si tratta dunque, com’è ovvio, di una tesi scientifica. Il Guardian, ad esempio, la definisce “Ludicrous”. Ridicola. 

Una fake news di tredici anni fa

Ben Goldacre, uno dei più noti divulgatori scientifici del Regno Unito, aveva già sottolineato, in un pezzo pubblicato nel suo blog per il giornale inglese, Bad Science, come un’operazione del genere rappresentasse un esempio molto negativo per il mondo scientifico britannico.

Era il 2006. Il Blue Monday, infatti, è frutto di un’equazione che Arnall aveva prodotto per il sito di viaggi Sky Travel che utilizzò la bufala all’interno di due comunicati stampa promozionali. Il primo nel 2005 e il secondo nel 2009. Una trovata pubblicitaria mascherata da formula matematica che anche il sito specializzato in factchecking, Snopes, ha svelato da tempo.

E quella non sarà la prima volta che, secondo Goldacre, Arnall si sarebbe messo al servizio di marchi in questo modo. Il giorno più felice dell’anno, calcolato per un produttore di gelati, Walls, ne è un altro esempio. Non è difficile comprendere come la stessa Cardiff University abbia preso le distanze da queste equazioni.

È giusto difendere una bufala perché getta attenzione su un problema serio come la depressione?

Ogni anno, nonostante quotidiani e siti online abbiano ricostruito la storia farlocca del Blue Monday, l’hashtag torna a fare tendenza e si moltiplicano, intorno al tema, consigli e articoli su come combattere la depressione o non farsi sovrastare dalla tristezza. Secondo Goldacre, però, questo riflettore non sarebbe un buon motivo per dare spazio a operazioni, guidate dai soldi, che il medico descrive con parole molto dure:  “sciocchezze corrosive, insignificanti, vuote, fasulle che servono solo per ridurre la scienza a una caricatura”. Il fine giustifica i mezzi. Ma non sempre. Almeno quando si parla di giornalismo e scienza.

 

 



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