Le parole di Mattarella e quelle di Salvini sull'arresto di Battisti

Il linguaggio della politica in casi come questi può assumere toni diversi. Ma è giusto usare certe parole quando si rappresentano le istituzioni?

Le parole di Mattarella e quelle di Salvini sull'arresto di Battisti
 Afp
 Cesare Battisti atterrato a Ciampino

Quando un mese fa è giunta in Italia la salma di Antonio Megalizzi, il giovane giornalista ucciso a Strasburgo dove stava lavorando con altri per inventare una nuova rete radiofonica europea, le uniche personalità politiche e istituzionale presenti ad accoglierlo furono Sergio Mattarella e Riccardo Fraccaro, ministro per i Rapporti con il Parlamento. Il 18 dicembre scorso il volto pallido e serio della Prima Carica dello Stato, il suo raccoglimento nel cappotto, nella preghiera e nel suo parlare fitto coi parenti, aveva riempito il vuoto delle altrui assenze, sottolineandole. E aveva detto cosa fosse la vera presenza della politica, il vero “esserci” di un politico e, ancor più, di un’istituzione. 

Oggi invece, all'arrivo di Cesare Battisti nel medesimo aeroporto, Matteo Salvini è lì pronto ad accoglierlo. Sì, quel Ministro dell'Interno che non aveva neppure trovato il tempo per partecipare ai funerali di Megalizzi, annulla la conferenza stampa con il Commissario europeo per le migrazioni Dimitris Avramopoulos e corre a Ciampino perché non trova sufficiente che ai piedi della scaletta dell'aereo ci sia solo il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede (che, non dimentichiamolo, è di M5s).

D'altra parte ieri Salvini dopo innumerevoli Tweet ed esternazioni aveva pubblicato su Leggo, a proposito della vicenda, una lettera in cui esprimeva chiaramente alcuni "concetti" nel nuovo linguaggio della politica.

"L'abbiamo preso. E ora dovrà marcire in galera. Cesare Battisti non è un perseguitato o un semplice scrittore di romanzetti: è un terrorista comunista. Un assassino. Un codardo. Da decenni si era rifugiato all'estero per non pagare le sue colpe. È stato protetto e coccolato da donne e uomini di sinistra, presunti intellettuali, vip e politici ... Ora la pacchia è finita. Merito di un governo che ha ridato prestigio all'Italia. Non è un caso se il nuovo presidente brasiliano, Bolsonaro, aveva promesso pubblicamente di riconsegnarci Battisti. Ha mantenuto la parola, dando prova di una serietà e di una lealtà per cui lo ringrazio a nome degli italiani".

Battisti, assicurato alla giustizia, ha bisogno di giustizia vera, non di giustizialismo forcaiolo. Proprio perché abbiamo bisogno di sapere che le istituzioni sono più forti del terrorismo, abbiamo bisogno della giustizia di un paese civile. Un conto è, come ha fatto il Presidente Mattarella, esprimere "la propria soddisfazione per l'arresto in Bolivia del latitante Cesare Battisti e augurarsi che Battisti venga prontamente consegnato alla giustizia italiana, affinché sconti la pena per i gravi crimini di cui si è macchiato in Italia" è un conto è dire "dovrà marcire in galera"

È stato profondamente ingiusto aver protetto un omicida come Battisti, non averlo estradato, averlo trattato come un intellettuale e come uno scrittore. Ora però abbiamo assolutamente bisogno che la cattura di Cesare Battisti divenga l’ultima pietra, la pietra tombale, di una storia, quella dell’Italia degli anni ’70 , che non esiste più. Non dobbiamo farla risorgere con linguaggi ed affermazioni che accendono i verdetti insipienti dati dalla piazza, soprattutto se la piazza è quella estremamente infiammabile dei social e di Internet, la cui importanza avremmo ormai dovuto imparare a valutare come per niente virtuale ma assolutamente reale.



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