Anna Frank, l'autrice del celebre diario, se oggi fosse ancora viva compirebbe novant'anni. La data però va ricordata non solo per l'età ma anche perché fu proprio il 12 giugno 1942, cioè il giorno del suo tredicesimo compleanno, il giorno in cui Anna ricevette in regalo il diario: oggi, quindi, c'è un'altra cifra tonda da celebrare, e sono i 77 anni di esistenza del Diario. 

Ecco cosa scriveva Anna nella prima pagina. "Venerdì 12 giugno ero già sveglia alle sei: si capisce, era il mio compleanno! Ma alle sei non mi era consentito d'alzarmi, e così dovetti frenare la mia curiosità fino alle sei e tre quarti. (...) Subito dopo le sette andai da papà e mamma e poi nel salotto per spacchettare i miei regalucci. Il primo che mi apparve fosti tu, forse uno dei più belli fra i miei doni. (…) Ora devo smettere di scrivere. Diario mio, ti trovo tanto bello!"

Settantasette anni fa, dunque, una bambina di tredici anni, diventa una scrittrice tradotta in 60 lingue e che vende oltre 30 milioni di copie con un libro che nel 2009 l'Unesco ha inserito nell'Elenco delle Memorie del mondo.

Io non ricordo quando lo lessi la prima volta perché era tra le letture obbligatorie di un bambino della mia età. Dico "obbligatorio" ma non penso alla scuola: il Diario era a casa mia, nella libreria dei miei, e non ricordo quando lo lessi, esattamente come non ricordo i miei primi passi per camminare, le prime poppate e le prime preghierine. 

Poi, diversi anni dopo, ero ormai al liceo, un’estate i miei genitori portarono me e i miei fratelli a visitare il campo di concentramento di Mauthausen. E lì ebbi la conferma di qualcosa che Anna mi aveva già spiegato. 

La lezione di felicità e di dolore, di bene e di male, di positivo e di negativo, sulla Shoah ma anche sulla normale vita di una adolescente, mi era giunta dunque non dagli adulti ma attraverso gli adulti. A me dai miei genitori come a lei dai suoi genitori. Non solo io ho letto il Diario perché lo avevo ricevuto dai miei ma anche Anna aveva scritto il diario perché lo aveva ricevuto dal padre. Cosa regaliamo oggi ai nostri figli e alle nostre figlie quando compiono tredici anni? Pensiamo a quale abissale differenza c'è tra scrivere la propria giornata come ha fatto Anna Frank o farlo su WhatsApp e i social? 

Anna, quel giorno di 77 anni fa, scrisse: “Spero che ti potrò confidare tutto, come non ho mai potuto fare con nessuno, e spero che sarai per me un gran sostegno”: lo è stato, un sostegno, nella vicenda terribile della sua vita e in queste parole c'è il segreto della scrittura. Anna Frank scrive non per postare, inviare, inoltrare, pubblicare, ma per trovare sostegno alla propria vita. Per conoscere se stessa. E proprio questo è il motivo del suo straordinario successo: la di luce di verità che, illuminando la sua interiorità, riverbera anche nella nostra.

La scrittura come laboratorio dell'anima, è quindi il segreto della scrittura per Anna Frank ma è anche, semplicemente, il segreto della scrittura. Un diario non è solo il luogo dove "registrare" quanto avviene come farebbe un sismografo, ma è l'ingrediente attivo del chi sono io. Mi metto davanti alla pagina bianca e nell'atto dello scrivere ordino la mia giornata, le do senso perché la racconto e quel racconto, cambiandomi, farà sì che cambi anche quella vita che parte di nuovo appena chiudo il diario. 

Il Diario di Anna Frank è certo un documento incredibile sulla tragedia del nazismo, della Shoah, e sulla straordinaria bellezza di una ragazza che germoglia, ma è prima di tutto un monumento all'arte dello scrivere come imprescindibile strumento per imparare l'arte di vivere e di essere anche più forti della morte. Come c'insegnano proprio queste celebrazioni dei novant'anni di Anna Frank.