Perchè i fondi UE non bastano a convincere i giovani a lavorare in agricoltura

Il principale ostacolo al ricambio generazionale resta la difficoltà di accesso alla terra. E qui i pagamenti europei rischiano di aggravare la situazione

Perchè i fondi UE non bastano a convincere i giovani a lavorare in agricoltura

Rientra da anni tra le priorità della Politica Agricola Comune, eppure il ricambio generazionale in agricoltura stenta a decollare. Colpa dei fondi insufficienti, ma anche di aiuti che spingono gli agricoltori anziani a non cedere i propri terreni ai più giovani. Per questo la nuova PAC post 2020 dovrebbe introdurre qualche novità.

Sembrerebbe una partita in cui vincono tutti. Commissione europea, Europarlamento e governi UE sostengono la necessità del ricambio generazionale in agricoltura, per dare nuova linfa a un settore che dall'innovazione ha tutto da guadagnare, basti pensare agli scenari dell'agricoltura di precisione basata su droni, cloud e tecnologie wireless. E dall'altra parte, tanti giovani vorrebbero lasciare la città per la campagna, avviare una propria azienda agricola, magari diversificare le prospettive di reddito con progetti di turismo rurale e fattorie didattiche.

Leggi anche: "Al G7 Agricoltura solo belle parole, ma nulla di concreto contro la povertà"

Eppure, nonostante i finanziamenti europei per i giovani agricoltori esistano da più di tre decenni, il problema del ricambio generale nel settore rimane. Una recente ricerca della commissione Agricoltura del Parlamento europeo ha denunciato che le risorse finanziarie sono insufficienti: in molti paesi UE le richieste di contributo per l'insediamento di giovani in agricoltura hanno superato di gran lunga i fondi disponibili e molte domande valutate positivamente non sono state finanziate.

Il tema delle risorse è però solo parte del problema. Il principale ostacolo al ricambio generazionale resta infatti la difficoltà di accesso alla terra. E qui i pagamenti europei della PAC rischiano di aggravare la situazione.

Perchè i fondi UE non bastano a convincere i giovani a lavorare in agricoltura
Agricoltura (AGF) 

Gli aiuti diretti della PAC sono concessi agli agricoltori sulla base degli ettari e richiedono un utilizzo attivo minimo della terra. Questo significa non solo che gli agricoltori non vengono incentivati ad investire per migliorare l'utilizzo dei terreni, ma anche che il mantenimento della proprietà basta a garantire l'accesso alle sovvenzioni UE, che in alcuni casi sono utilizzate dai più anziani come una forma di pensione.

Leggi anche: Bonus per i giovani, stop al caporalato. Come è cambiata l'agricoltura

Insomma, se la scarsa offerta di terreni è già un ostacolo in molte regioni, la struttura degli aiuti PAC finisce per disincentivare ulteriormente le vendite e le locazioni e sostenere la speculazione delle terre, osserva una relazione della commissione Agricoltura, a cura dell'eurodeputato italiano Nicola Caputo.

In Italia è stato da poco avviato il progetto della Banca delle terre agricole, un'iniziativa che dovrebbe facilitare l'accesso dei giovani agricoltori ai terreni incolti e abbandonati. Ma la prossima riforma della PAC potrebbe affrontare più efficacemente il problema, affiancando agli attuali contributi per l'avvio di imprese agricole da parte degli under 40 anche incentivi per incoraggiare gli agricoltori più anziani e riluttanti a trasferire le loro aziende alle generazioni più giovani.

Leggi anche: PAC post 2020 - aumentare aiuti per giovani agricoltori

 



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it