Anche gli Stati Uniti di Trump fanno meglio dell'Italia nella transizione energetica

Gli Stati stanno accelerando sulla transizione energetica e sull'incremento della quota di rinnovabili nella produzione del mix energetico. A guidare la classifica dei paesi più virtuosi è la Svezia, Italia 29esima 

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Che il mondo non goda di buona salute a causa del cambiamento climatico lo dicono in tanti: scienziati, centri di ricerca, istituzioni. rinnovabili ma, si legge nell'ultimo rapporto del World Economic Forum, non basta.

I Paesi stanno agendo troppo lentamente e a un ritmo non sufficiente per centrare gli obiettivi dell'Accordo di Parigi sul Clima che punta a mantenere l’aumento medio della temperatura mondiale ben al di sotto di 2° C rispetto ai livelli preindustriali con l’obiettivo di limitare l’aumento a 1,5° C. Ancora oggi, evidenzia il rapporto, molti paesi continuano a tenere accese le centrali a carbone per venire incontro alla domanda crescente di energia.

Per il Wef "i sistemi energetici mondiali sono diventati meno disponibili e non sono più sostenibili a livello ambientale di quanto non fossero 5 anni fa". Sebbene l'accesso all'energia sia "sostanzialmente migliorato, con meno di un miliardo di persone che oggi vivono senza disponibilità di energia, le preoccupazioni sull'avanzamento della transizione energetica stanno aumentando". Il rapporto ha analizzato le performance energetiche di 115 paesi in base all’Eti (Energy Transition Index). Vediamo le conclusioni.

La classifica dei Parsi più virtuosi, con Svezia in testa e Italia 29esima

La classifica dei Paesi più virtuosi vede in testa la Svezia con il 74,9%, seguita dalla Svizzera con il 74,3% e dalla Norvegia con il 73,4%. L'Italia è appena ventinovesima con il 62% anche se in miglioramento rispetto alla 35esima posizione del 2018. In particolare, il nostro Paese è ventesimo con il 70% sul fronte delle performance di sistema, ma soltanto trentaseiesimo con il 54% sulla preparazione alla transizione. La top ten dei migliori viene invece completata da Finlandia con il 73%, Danimarca con il 72,2%, Austria con il 70,7%, Gran Bretagna con il 70,2%, Francia con il 68,6%, e Olanda e Islanda con il 68,5%. Il Paese più pronto alla transizione è la Finlandia con un indice del 74% seguita dalla Danimarca con il 73%, mentre quello con la miglior performance di sistema è la Norvegia con l'82%.

Tra le voci che compongono l’Eti, negli ultimi 5 anni, hanno visto il miglioramento più ampio quelle relative all'accesso e alla sicurezza energetica. La media dell'indice di performance è aumentata progressivamente dal 2014, anche se lo scorso anno si è fermata. L'uso del carbone per la generazione di energia in Asia, l'aumento del prezzo delle materie prime e il rallentamento dei necessari miglioramenti nell'intensità energetica hanno contribuito a questa stagnazione.

Sul fronte della preparazione alla transizione energetica, i migliori risultati sono stati registrati dalle economie più piccole. Soltanto la Gran Bretagna, tra i Paesi del G7, entra nella specifica top ten. E, con l'eccezione di Singapore, sono tutte nazioni dell'Europa occidentale. A preoccupare il Wef è soprattutto la scarsa preparazione delle economie maggiori: i 10 Paesi che segnano il punteggio più alto in termini di preparazione contano per appena il 2,6% delle emissioni globali annue.

Gli Usa sono davanti a noi nonostante le scelte ambientali di Trump

Gli Stati Uniti, ad esempio, sono appena ventisettesimi, ma due posizioni in classifica davanti all’Italia, nonostante le scelte poco green del presidente Donald Trump. E se hanno fatto progressi nella diminuzione dell'utilizzo di carbone per la produzione energetica, hanno perso complessivamente 4 posizioni rispetto all'anno scorso a causa delle preoccupazioni sulla disponibilità di energia per le famiglie e le incertezze regolatorie sulla sostenibilità ambientale.

Non mancano tuttavia alcuni segnali di ottimismo. Cina e India, in fondo alla classifica per performance di sistema (rispettivamente 97 e 86esima) risalgono posizioni sotto il profilo della preparazione (rispettivamente 45 e 61esima). Ciò sembra suggerire che i due colossi, sebbene i loro sistemi energetici siano oggi arretrati e non pronti alla transizione, stanno lavorando a un contesto in grado di sostenere la transizione futura. E in questo senso spicca il settimo posto della Cina in termini di impegno regolamentare e politico.

I paesi emergenti e in via di sviluppo asiatici sono quelli che hanno segnato i miglioramenti più ampi in termini di accessibilità universale all'energia elettrica. La Malaysia (31esima) è il miglior Paese in classifica della regione, mentre il Vietnam (56esimo) è quello che ha registrato l'avanzamento in classifica maggiore. Il ranking peggiore tocca invece a Zimbabwe, Sud Africa e Haiti che pagano l'eccessivo utilizzo di carbon fossile e l'insufficienza di infrastrutture. 



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