Cosa vuol dire Industria 4.0 per chi sa fare ottime spremute di melograno

Nell'anno in cui l'innovazione delle imprese è diventato un modello, meglio evitare di copiare quello che succede all'estero e trovare una propria via. Partendo dal Sud e dal Mediterraneo, che hanno caratteristiche proprie da rispettare

Cosa vuol dire Industria 4.0 per chi sa fare ottime spremute di melograno

Nel 1987 il premio Nobel per l’economia Robert Solow pronunciava, in un’occasione famosa, che "vediamo i computer ovunque, tranne nelle statistiche sulla produttività". Oggi possiamo dire la stessa cosa riguardo alle tecnologie digitali, le vediamo ovunque, nelle mani delle persone, nelle politiche pubbliche e nei discorsi sulla crescita e sull’innovazione, ma non ancora come fonti di crescita economica distribuita. Le nuove tecnologie comprese nel concetto di Industria 4.0 - Big Data, manifattura computerizzata, intelligenza artificiale etc. - si diffondono rapidamente, ma allo stesso tempo siamo bloccati in un periodo di stasi economica che pare non aver fine.

Fortunatamente pur avendo abitato il circoletto degli amici dell’innovazione tout court non ho mai perso di vista il paese reale.

E spesso nelle mie peregrinazioni mi sorprendo a chiedermi: ma a che può servire la robotica per l’agricoltura di qualità?  L’additive manufacturing può essere utile agli artigiani  della ceramica e delle pelli?  Augmented e Virtual reality possono migliorare il business di estetisti e parrucchieri? Ma soprattutto: con i big data che ci può fare il mio amico Gennaro Di Martino per lo Chalet Blue Marine in via Amerigo Vespucci dietro il porto di Napoli (Gennaro pur non avendo nessuna tecnologia 4.0 con le sue ottime spremute di melograno o di ananas rimane uno dei più grandi innovatori che conosca).

Delle volte la risposta è si, molte altre è no. Ma se si, in quali fasi del processo hanno senso queste tecnologie? In linea generale che modo possiamo coniugare tecnologie all’avanguardia con lo stile italiano?

Sono questi alcuni degli interrogativi che stanno guidando la mia ultima avventura con un team fantastico per un progetto condotto per le Camere di Commercio di Caserta e Salerno, Unioncamere, e per il quale sono stato incaricato dall’Università Federico II° di Napoli con tutto il team Societing4.0 per diffondere una cultura delle tecnologie 4.0 armonica con il genius loci. La risposta speriamo di trovarla strada facendo, incontrando, come già stiamo facendo in questi mesi, agricoltori, artigiani e imprenditori, e partendo proprio dalle loro esigenze.

Inutile scimmiottare altri modelli, come è stato fatto per le startup

L’obiettivo che ci prefiggiamo è di non correre il rischio di scimmiottare ancora una volta modelli stranieri di innovazione. È già capitato con la Silicon Valley e si sono visti gli “scarsi risultati” di quest’approccio. Neanche  il modello “startup” pare sia riuscito ad arricchire il nostro Paese.

Anche nel modello di Industria 4.0, c’è un Paese guida, la Germania, a cui si è ispirata il nostro Paese nel dettare le linee del Piano Impresa 4.0. Tuttavia, è urgente costruire una strada diversa, alternativa a quella tedesca, che tenga conto delle peculiarità dei nostri territori, un modello Mediterraneo 4.0, appunto.

Presentato in questi termini, sembrerebbe che si voglia contrapporre un’idea di Sud completamente distante dalla cultura dominante, propriamente anglosassone o comunque nordica, come se fosse un Sud per forza relegato ad una certa oleografia lontana da ogni tecnologia o innovazione. Invece, leggere il contesto in un’ottica mediterranea ci permette di guardare il mondo intorno a noi prestando attenzione anche ai punti di vista differenti o alternativi a quello dominate, soprattutto per quanto concerne un certo modello di innovazione.

L'innovazione declinata a Sud: il 'modello' Mediterraneo

I valori come tempo, relazione, dialogo, lavoro, “attesa attiva”, in netta contrapposizione con quelli provocati dalla globalizzazione, sono iscritti nel dna mediterraneo. Qui la qualità della vita è data dalla qualità del rapporto con gli altri, dal patrimonio di amicizia, fiducia, rispetto e di cura su cui si può contare. Con questi presupposti si potrebbe affermare che il mondo mediterraneo possa rappresentare una risorsa della modernità, aiutandoci a superare il pensiero fondamentalista che alla ricchezza ci si giunga tramite una innovazione che debba essere necessariamente conflitto o prevaricazione dell’altro. Come si coniuga tutto questo con quelli che sono le aspettative del Piano Impresa 4.0?

  • Maggiore velocità dal prototipo alla produzione in serie attraverso tecnologie innovative;
  • maggiore produttività attraverso minori tempi di set-up, riduzione errori e fermi macchina;
  • maggiore competitività del prodotto grazie a maggiori funzionalità derivanti dall’IOT; etc.. etc..

Ma cosa vuol dire in termini pratici scrivere un modello Mediterraneo di innovazione tecnologica? È possibile?

Non lo so, ma so che forse vale la pena partire adoperarsi per creare ponti tra istituzioni di ricerca e società civile, tra aree interne e rurali e bacini metropolitani, tra micro-piccole e medie imprese e corporazioni internazionali,  tra strutture istituzionali di ricerca e la moltitudine di iniziative dal basso ed esperimenti quotidiani che ci suggeriscono nuove strade per uscire dal “fallimento” del presente.

Ripeto: il modello non esiste. Abbiamo solo una ispirazione che parte proprio dalla storia del Mediterraneo, che presenta uno scenario ricco sul piano storico e culturale, che ha visto il passaggio, il conflitto e la combinazione di popoli, lingue e civiltà differenti che ci aiutano a capire che le tecnologie non vanno negate ma che bisogna negoziare identità con innovazione.

Da sempre la storia del Mediterraneo è stata caratterizzata da tradizioni e innovazioni, chiusure e aperture, dove ai fanatismi si alternavano tolleranze, e ancor più le dichiarazioni di principio venivano contrapposte agli intrighi con il nemico.

La nostra sfida è cercare insieme una strada per innovare a Sud

La sfida che ci siamo posti è una strada aperta, piena di insidie e opportunità e parte tutta dal confronto, dalla creazione di quelle reti sociali, in cui il Sud da sempre è maestro, ben prima dell’avvento di Internet, in quella rete tra città e borghi, che i popoli meridionali hanno saputo tessere nel tempo.

Devo dirvi che l’ansia da storytelling e personal branding mi ha stufato un bel po’ e per questo, tutti insieme, abbiamo deciso di passare il tempo  a lavorare duro sul campo. Stiamo vedendo decine di imprese, comunità locali e stiamo cercando di creare connessioni virtuose sul territorio per capirne tutti un po’ di più e per trovare, INSIEME, una via per “addomesticare” le tecnologie agli scopi delle nostre comunità. 

Tuttavia sentiamo il dovere di condividere con i più tutti i dubbi e gli ostacoli che troveremo su questo percorso. Per questo racconteremo anche qui alcuni dei passi che faremo. Nessun proclama, ma solo piccole  grandi storie  tratta da queste prove tecniche di mediterraneo 4.0. In onore dei nostri maestri, ancora una volta abbiamo scelto la parola “Societing”, poi vi spiegheremo perché.

Chi ha la fortuna di essere in Campania, ci venga a trovare, faremo un bel po’ di seminari/workshop/palestre aperti alle imprese ed a tutti quello che vogliono capire come applicare le tecnologie del 4.0 al nostro contesto.

I prossimi appuntamenti sono a Salerno il 25 e il 30 maggio presso la Camera di Commercio in Via Gen. Clark, 19. Qui potete trovare alcune informazioni utili.   

 


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