Se credete che gli algoritmi siano patrimonio dell'umanità, firmate qui

Una petizione per chiedere all'Unesco di riconoscere gli algoritmi tra i domini di applicazione della convenzione per la Salvaguardia del patrimonio culturale immateriale

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L'affermazione può suonare stonata in un contesto mediatico in cui il termine 'algoritmo' viene usato solo quando c'è bisogno di un capro espiatorio a cui attribuire scelte sbagliate di cui nessun essere umano vuole assumersi la responsabilità. Ma gli algoritmi non sono figure retoriche o espedienti politici. Al contrario, sono strumenti preziosi e universali che fanno parte del nostro patrimonio culturale.

Un algoritmo è un procedimento rigoroso per risolvere un problema o per realizzare un’idea. La descrizione non ambigua di un algoritmo racchiude in sé tutta la potenza necessaria a risolvere il problema tutte le volte che si presenterà. La programmazione non è nient'altro che l'arte di tradurre gli algoritmi in linguaggi adatti ad affidarne l'esecuzione ad una macchina.

Gli algoritmi sono alla base della maggior parte delle nostre attività quotidiane. È grazie alla loro applicazione inconsapevole che sappiamo calcolare la somma di due numeri, trovare un nome in un elenco, aprire un libro alla pagina giusta, decidere la strada da seguire per raggiungere un luogo.

Chiunque concepisca un algoritmo per risolvere un problema ha risolto quel problema per sempre, riducendolo ad un compito da svolgere. La complessità del compito è determinata dal più efficiente degli algoritmi noti per svolgerlo. Chiunque concepisca un algoritmo più veloce per svolgere un compito lo ha reso più semplice per sempre. Per questo gli algoritmi noti costituiscono un patrimonio prezioso che abbiamo ereditato dal passato e una base solidissima su cui costruire il futuro. La ricerca di algoritmi nuovi per risolvere problemi ancora aperti è una sfida avvincente insita nella natura umana.

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Acquisire consapevolezza nell'uso di algoritmi ci consente di comprendere gli aspetti computazionali della realtà che ci circonda, di affrontare i problemi con strumenti nuovi, di utilizzare in modo consapevole la tecnologia.

Il pensiero computazionale non è nient’altro che la capacità di comprendere, applicare e concepire algoritmi. La pratica del coding consente di sviluppare questa capacità trasversale prendendo confidenza con gli algoritmi in modo ludico e intuitivo. Per questo in Italia il coding sta entrando nelle scuole e per questo l'Europa, dal 2013, conduce una campagna di sensibilizzazione denominata Europe Code Week, guidata da un gruppo di volontari chiamati Code Week Ambassadors.

Martedì scorso, a Bruxelles, i Code Week Ambassadors hanno lanciato una petizione per chiedere all’UNESCO di riconoscere gli algoritmi tra i domini di applicazione della convenzione per la Salvaguardia del patrimonio culturale immateriale. Aderire alla petizione e promuoverne la diffusione è un ottimo modo per prepararsi alla quinta edizione di Europe Code Week, che si svolgerà dal 7 al 22 ottobre.

Riconoscere gli algoritmi come parte del nostro patrimonio culturale contribuirebbe ad aumentarne la visibilità e a diffonderne la conoscenza. Deciderne il riconoscimento formale spetterà all'UNESCO, ma la sottoscrizione della petizione è già un importante atto di consapevolezza.

Il testo completo in Italiano

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