La parola chiave della riunione di questa mattina è instabilità. Dicono i colleghi di esteri e politico: Londra e Roma adesso si somigliano. Sono questi i temi caldi sui quali abbiamo discusso in redazione e sui quali abbiamo deciso di concentrare le forze per cercare di raccontare i nuovi scenari che si aprono da noi e oltremanica.
SENZA GOVERNO
In Gran Bretagna Theresa May aveva scommesso su elezioni anticipate per ottenere un mandato forte che la mettesse in condizione di guidare una “hard Brexit”. Ma ha sbagliato i calcoli. Il Regno Unito esce dalle consultazioni popolari senza un governo e con un parlamento senza alcuna maggioranza. Il voto ha tolto ai Tory, per ora attestati sui 318 seggi, la maggioranza assoluta (326 seggi). E’ indubbiamente una pesante sconfitta per la conservatrice Theresa May che perde 11 seggi rispetto all’elezione del 2015. Conseguenze? Tutte ancora da verificare, ma certo la Ue potrà negoziare la Brexit con un governo più debole. Si afferma invece come guida dei laburisti Jeremy Corbyn che, grazie anche al voto dei giovani, recupera 28 seggi, strappando il miglior risultato per il suo partito dai tempi di Blair. Una posizione di forza dalla quale ha subito chiesto le dimissioni di May e un governo di unità nazionale. Completamente spariti i populisti dell’Ukip, “vincitori” della Brexit, che non hanno portato a casa neanche un seggio. Tanto che l’antico leader Nigel Farage mediterebbe il rientro alla guida del partito.
INCERTEZZA, MON AMOUR
Se per il Regno Unito l’incertezza è una condizione inusuale, sul fronte italiano è invece di casa. Dopo il fallimento del “patto dei 4”, che ha affossato la nuova legge elettorale ispirata al modello tedesco, proseguono le tensioni tra i partiti. Il tema, ovviamente, è la data del voto, che alcuni vorrebbero in autunno, altri a fine legislatura. Del nuovo scenario si è discusso a lungo con i colleghi del politico: il fallimento del “patto” potrebbe essere la pietra tombale sull’ipotesi di elezioni anticipate, l’unico punto sul quale, evidentemente, tutti i protagonisti del patto (Pd, Fi, M5S e Lega) sembravano essere d’accordo. Renzi, dopo aver attaccato Grillo per il fallimento dell’accordo, cerca di riposizionare il Pd: si vota nel 2018 cercando un accordo con la sinistra di Pisapia.
COMUNI AL VOTO
Sempre in tema elettorale, si consumano gli ultimi fuochi per le comunali di domenica. I big, Grillo, Di Maio, Salvini, Meloni, hanno scelto Genova per chiudere la campagna elettorale.
PIU’ LAVORO PER TUTTI?
Mentre eravamo in riunione sono arrivati i dati Istat, in parte incoraggianti. Nel primo trimestre 2017 il mercato del lavoro segna una ripresa delle spinte alla crescita dell'occupazione. In particolare i primi tre mesi del 2017 indicano un aumento di 326mila occupati (+1,5%) rispetto allo stesso periodo dell'anno.
Sempre sul fronte del lavoro ci sarà alle 17,30 un incontro tra sindacati e Palazzo Chigi in cerca di una soluzione per l’Ilva di Taranto.
RAI CHI?
Altro tema che ha stappato più di una ipotesi di lavoro in riunione è la nomina del nuovo direttore generale della Rai dopo le dimissioni di Antonio Campo Dall’Orto. Si parla dell’attuale direttore del TG Uno, Mario Orfeo. Maurizio Gasparri ne è sicuro, tanto da averlo tweettato. Vedremo nel corso della giornata.
Giuseppe