Addio a Giuseppe Santulli, cronista di razza e fuoriclasse degli Esteri dell'Agi

Aveva 51 anni ed era un esperto di geopolitica e dinamiche militari. La sua sigla di agenzia era Gis

giuseppe santulli agenzia italia giornalismo

“Scorbutico, a tratti indisponente”: così si definiva Giuseppe Santulli – ma per noi era e sarà sempre Gis, la sua sigla di agenzia – sul suo profilo di Whatsapp. Ed era vero. O meglio, era una parte della verità. Perché Gis amava mostrare questi tratti del suo carattere e lasciare che si scoprisse poi, nella frequentazione quotidiana, tutto il resto, la sua sensibilità, la sua generosità, la sua delicatezza persino.

Occupava in redazione l’ultima scrivania in fondo all’open space, si arroccava lì tra la nebbia diffusa dal suo umidificatore personale sempre in funzione, come un gufo solitario. Gufo sta bene a Gis, che era un essere notturno. Preferiva fare la chiusura, ossìa attaccare alle 17 per finire alle 24, e quando – spesso - gli capitava di allungarsi oltre perché le notizie lo richiedevano, di ‘bucare la rete’ come si dice in agenzia, lo faceva con entusiasmo. Non solo perché gli piaceva tirare tardi, ma soprattutto perché gli piaceva moltissimo il suo lavoro.

Aveva le sue preferenze. Era un anglofilo inossidabile e conosceva a fondo riti e segreti della politica britannica. Era incredibilmente esperto di armamenti, sapeva a memoria le classi delle fregate americane, era capace di recitare una serie di missili balistici come uno scolaro recita una poesia. Ma queste erano passioni che non esaurivano certo la sua competenza completa sulla politica internazionale, sui conflitti, sulle alleanze, sui personaggi della scena globale. Dalla sua postazione Gis vedeva tutto il mondo, lo teneva d’occhio, ed era fulmineo nell’accorgersi della notizia buona, che va subito tra le breaking nei canali all news e che domani farà titolo sui giornali.

Non si contano, davvero saranno migliaia, le volte che Gis è arrivato primo e ha fatto arrivare prima l’AGI sui grossi fatti internazionali. Quando non arrivava primo si scornava e si lanciava nella ricerca di una rivincita immediata, si metteva a caccia di un dettaglio in più, di uno sviluppo, di un risvolto. E finché non aveva pareggiato, finché non aveva ristabilito il suo primato non era contento.

Questo primato, la sua capacità davvero straordinaria di vedere e comprendere una notizia, era riconosciuto da tutta la redazione. Non solo dai colleghi degli Esteri che lavoravano con lui. Tutti sapevamo che Gis era un fuoriclasse nella nostra squadra, un goleador sui campi molto peculiari in cui si misurano tra loro le agenzie di stampa. E lo guardavamo col rispetto che si deve a un fuoriclasse, perdonandogli le sue ruvidità, le sue idiosincrasie, le sue manie, la sua insofferenza per la disciplina. D’altra parte, non si chiede disciplina a un fuoriclasse. Quello che ti aspetti è che faccia gol. 



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