Di Adolfo Tamburello
Napoli, 03 gen. - Il "sistema" commerciale di Canton si tende a datare fra il 1759 e il 1842, date fra le quali se ne segnava l'apice; in realtà precedeva di molti anni il 1759 ed eccedeva il 1842 fino a tutti gli anni Cinquanta dell'Ottocento.
In Cina i portoghesi conservavano il privilegio commerciale della base di Macao adiacente Canton ereditato dai Ming e mantenuto col nuovo impero mancese che riconoscevano fin dal 1651. Per un miglioramento dei rapporti inviavano ai Qing le ambascerie del 1670 e '78 col pieno successo di quest'ultima guidata da Bento Pereyra de Faria.
Il monopolio portoghese di Macao della metà del XVI secolo aveva avuto vita breve già con l'arrivo dagli anni '70 degli spagnoli dalle Filippine e di quello degli olandesi dai primi del Seicento. Alla metà di quel secolo il numero delle basi portoghesi in Asia aveva subito gravi perdite e rimanevano al Portogallo solo Goa, Diu, Timor in aggiunta a Macao; le comunicazioni dirette fra la madrepatria e l'Estado da India si rendevano spesso difficili per l'insicura praticabilità delle rotte con l'intercettazione specialmente olandese delle flotte portoghesi. I fronti di guerra europei avevano immediati riflessi nell'oceano Indiano.
Intanto l'Inghilterra avanzava in India; l'Olanda si costituiva un impero coloniale in Indonesia con capisaldi commerciali in India, Ceylon, Malacca e la base di Deshima in Giappone. La Francia si ritagliava uno spazio per la propria Compagnia di commercio sulle coste indiane a Pondichery e Chandernagore, e metteva piede nella penisola indocinese penetrando nel Vietnam e nel Siam. Le faceva ancora difetto un efficace contatto con la Cina, e allo scopo nel 1685 Luigi XIV destinava ai Qing un primo contingente di gesuiti-scienziati "matematici del re di Francia".
Dal 1644 l'occupazione di Pechino e la conquista della Cina da parte dei Mancesi ritardavano l'avvicinamento diretto delle Compagnie al mercato cinese. Gli Olandesi, che intanto avevano perso Taiwan, sollecitavano i Qing ad aprire i traffici via via che le aree costiere finivano in loro mani, ma le richieste avanzate negli anni 1652-1655 incontravano un reciso rifiuto. Nel 1656 la corte di Pechino riceveva una missione ufficiale guidata da Pieter de Goyer e Jacob de Keyzer, e brillava fra loro Johann Neuhof, un tedesco naturalizzato olandese (Jean o John Nieuhof, 1618-1672), che curava fra l'altro una famosa relazione dell'ambasceria. La missione concludeva un accordo per il quale gli olandesi ottenevano di essere iscritti nel novero degli stati vassalli del nuovo impero col beneplacito d'inviare una missione tributaria a corte ogni otto anni, ma non di svolgere traffici in Cina. Fra l'altro, i Qing tenevano al momento chiusi i porti meridionali per isolare la resistenza Ming arroccatasi in Taiwan e tagliarne i rifornimenti dalle coste. Solo dopo l'espugnazione dell'isola e la sua definitiva annessione nel 1683, i Qing riaprivano i porti. Ripristinavano allora il sistema dei Ming di affidare la gestione dell'import-export a un certo numero di "gilde" o "corporazioni" di "mercanti autorizzati" (yahang), istituendo nel 1685 la dogana che istituiva il cosiddetto "sistema di Canton" sotto la direzione di quelli che erano allora detti Hoppo, sovrintendenti tenuti a controllare la regolarità delle transazioni e a sorvegliare che solo i mercanti ufficialmente autorizzati entrassero in rapporti d'affari con gli stranieri.
Una nave della Compagnia inglese entrava a Canton nel 1689, ma le imposte doganali giudicate esose su prezzi già alti facevano soprassedere alle contrattazioni e inducevano i mercanti inglesi a cercare porti più convenienti sul Mar Cinese orientale prossimi alle aree di produzione specie della seta e del tè. Negli anni successivi, con la decisione dei Qing di limitare i traffici alla sola Canton, abbassandone le tariffe, gli interessi commerciali della Compagnia tornavano a concentrarsi sul capoluogo del Guandong, ove, con l'arrivo della Macclesfield nel 1699, gli inglesi impiantavano definitivamente una propria factory.
La Francia aveva esordito negli acquisti di merci cinesi in India dai primi del Seicento. Solo dopo il 1664, con la Compagnia delle Indie Orientali istituita da Colbert, otteneva concessioni commerciali in Cina attraverso Macao, ma doveva attendere la fondazione della Compagnie de Chine nel 1698, perché una prima nave, l'Amphitrite, salpasse direttamente per Canton ove arrivava nel 1699. Dopo di allora e fino al 1719 la Francia faceva seguire ventisette spedizioni, di cui ventiquattro a Canton e tre a Xiamen (Amoy); solo dal 1720 impiantava il primo insediamento stabile a Canton pur non sospendendo gli acquisti di prodotti cinesi sugli altri mercati asiatici, compreso il Vietnam. Lo stesso faceva la Danimarca, con la sua Compagnia Reale delle Indie Orientali, fondata da Cristiano IV nel 1612 e chiamata anche "Compagnia d'Altona" dal nome della città ove aveva sede. La prima spedizione, composta di sei navi, era salpata per l'India e Ceylon nel 1618. Successive Compagnie danesi avevano stabilito punti d'appoggio in India e nelle Nicobare, mentre una nave danese arrivava a Canton nel 1674 e vi si tratteneva circa quattro anni, ma senza concludere alcun accordo ufficiale per l'immediato. Una nave successiva arrivava nel 1731, istituendo solo da allora un traffico regolare tenuto da due o tre vascelli l'anno, più volte uno solo, che durava fino al 1792. I carichi erano costituiti principalmente da porcellane per il mercato interno ed europeo.
Con Carlo VI d'Asburgo, un'impresa fiamminga inviava tre navi nel 1715 alla volta sia dell'India sia della Cina; solo una successiva spedizione costituiva una base sul Fiume delle Perle per quella che doveva diventare la Compagnia di Ostenda dal 1722. La Compagnia aveva vita breve, revocandone la concessione Carlo VI nel 1731, e solo in India proseguiva i commerci per alcuni decenni. La Compagnia svedese beneficiava pure solo in un secondo momento del mercato di Canton, entrandovi con una nave nel 1732, ma senza sviluppare un'intensa attività commerciale, per quanto entrasse in competizione con le altre Compagnie per lo meno nei traffici di porcellane e tè.
Le Compagnie europee facevano affari d'oro nel XVII secolo non solo certo con la Cina. In alcuni anni gli azionisti di quella olan¬dese realizzavano dividendi del 50%; dal 1640 la Compagnia inglese raggiungeva profitti dell'ordine del 100-150% sui capitali investiti con trasferimenti annui di valuta dall'Asia a Londra per 1,000.000-1.800.000 sterline. I cespiti erano tanto più in crescita in quanto la Compagnia, impadronitasi di Madras nel 1639 e di Bombay nel 1661, acquisiva Calcutta dal 1696. Da tali centri estendeva i propri domini a spese dell'impero Moghul, fino a impadronirsi del Bengala dal 1763. Esautorata progressivamente l'amministrazione Moghul, assumeva le prerogative di un governo locale, dotato di una forza militare e di quadri civili forniti direttamente dalla corona britannica. Molto commercio cinese era dunque assorbito dalla stessa India: una grossa fetta di quello che gli storici di lingua inglese hanno denominato il Country trade. Nel 1729 e '31, sotto il terzo dinasta Yongzheng, i Qing emettevano i primi veti alle importazioni di oppio.
Un periodo di crisi per i traffici delle Compagnie europee a Canton era intanto intervenuto col 1717 e durato circa un decennio. Lo aveva provocato l'Editto di Kangxi di quell'anno e il seguito che se ne era avuto col famoso memoriale al trono di Chen Mao (o Chen Ang) dello stesso anno. Leggiamone alcuni stralci nella traduzione che ne dava Michele Fatica nel 2012 nelle Scritture di Storia da lui dirette: "… lessi il Santo Editto: 'Custodite le frontiere marittime; fate attenzione ai paesi stranieri, proibite alle loro navi di approdare; non permettete la navigazione nei mari del sud; perciò interrompete le relazioni economiche per evitare futuri guai'.". L'alto ufficiale cinese proseguiva il memoriale: "Umilmente volgendo attorno lo sguardo a tutti i barbari d'oltremare, osso duro e potente è il Giappone […] i rapporti commerciali marittimi non producono contrasti. Le isole Ryukyu da tempi lontani hanno accettato e conservato il nostro sistema di governo. Taiwan ormai fa parte del nostro territorio. Siam, Annam e altri Stati anno per anno offrono il tributo, né macchinano tradimenti. Soltanto i Peli Rossi sono una razza di malfattori inqualificabili. Peli Rossi è il nome generale di nazioni d'Occidente e del Settentrione, fra cui Inglesi, Russi, Olandesi. Sono Europei o Indiani, sebbene ogni Stato sia diviso dall'altro per caratteristiche etniche, occupano il primo posto per violenza. L'Olanda tra le nazioni occidentali è di una ferocia e di una crudeltà inusuali. […] Non si verifica mai che un incontro tra le loro imbarcazioni commerciali e quelle straniere non finisca in uno scontro con l'affondamento di queste ultime. […] Per tempo Sua Maestà ordini […] di cercare in tutti i modi di prendere precauzioni o impedendo alle navi di entrare in porto con i loro cannoni alzati, altrimenti non permettendo di attraccare; oppure stabilire un luogo dove rinchiudere i detti uomini; oppure ogni anno non concedere il permesso a un numero eccessivo di navi, ma imporre una turnazione, senza concedere loro di scorazzare di qua e di là come bestie selvagge, provocando una infinità di danni…".
Ci chiediamo: con la sua citazione dell'"osso duro e potente del Giappone" Chen Mao intendeva suggerire col suo memoriale di adottare anche a Canton il modello giapponese del "regime di Nagasaki" vigente proprio per gli olandesi?
*Adolfo Tamburello già professore ordinario di Storia e Civiltà dell'Estremo Oriente all'Università degli Studi di Napoli 'L'Orientale'.
03 GENNAIO 2017
@Riproduzione riservata