CHRISTIAN, IL CAMPIONE KUNGFU
Roma, 7 set. – Uno zaino in spalla col suo nome cinese 'Kang' e tanta grinta e voglia di avventura fino alla vittoria della prima tappa di Pechino Express. Inizia così dall'Ecuador il viaggio in America Latina - Perù e Brasile, passando per l'Amazzonia - di Christian Bachini, pratese di origine e cinese - anzi Shanghainese, come ama definirsi - di adozione, che nell'adventure game più seguito di casa Rai gareggia nella squadra degli 'Espatriati'.
Sì perché lui dall'Italia manca da ben sette anni, da quando all'età di 23 anni ha deciso di inseguire il suo sogno, salire su un aereo direzione Pechino e andare nella Terra del Kung Fu per diventare star del cinema di arti marziali.
Un sogno che non ha tardato ad arrivare. Classe 1985, artista marziale, attore, regista, coreografo di combattimenti e action director, Christian, detto Kang, che in cinese vuol dire "resistere" e "il guerriero che con forza e determinazione affronta ogni difficoltà", è il primo attore occidentale ad aver recitato nel ruolo di protagonista in un film di arti marziali cinesi, in cinese e per nulla doppiato. Una singolare eccezione all'interno del panorama cinematografico della Terra di Mezzo riuscendo come pochi altri 'laowai' e nessun italiano – Pasotti ci aveva provato qualche anno prima decidendo poi di ritornare in Italia - a farsi rispettare dal pubblico cinese e nel difficile mondo del cinema orientale.
Non senza critiche e senza qualche blog che parlasse male di lui. "Ho letto molti commenti di cinesi che criticavano il fatto che venissi paragonato alle grandi star delle arti marziali cinesi. Era una cosa nuova per loro e avevano l'impressione che fosse tutto molto arrogante".
All'età di otto anni conosce il cinema cinese e di Hong Kong, ed è un allora sconosciuto Jackie Chan nel ruolo di "Supercop" che gli cambia la vita, facendo nascere in lui la passione per il Kungfu. Lo stesso Jackie Chan che, anni dopo, gli avrebbe offerto un ruolo da "cattivo" in uno dei suoi film ricevendo un cordiale ma secco no da Christian, che su questo ha le idee chiare. "Preferisco far parte del cast e magari prendere semplicemente un calcio in faccia e cadere a terra, piuttosto che accettare una parte nel classico ruolo da 'cattivo'. È un ruolo stereotipato, semplici caricature affibbiate agli occidentali. Sono ruoli che a livello professionali non ti danno niente".
Ma lui, che tiene "molto al suo aspetto professionale", non esclude in futuro di poter lavorare con il suo idolo. "Da giovane Jackie Chan faceva molti più film che richiedevano la partecipazione di un occidentale, anche in ruoli positivi. Gli ultimi film, da Police story 2013 a Little Big Soldier, sono tutti su uno spaccato del Cina per i quali non aveva senso la partecipazione di un occidentale".
Dopo aver debuttato sul grande schermo con Ip Man 2, un grande banco di prova per lui che non aveva mai recitato su un set tutto cinese, Christian conosce il regista sino-americano Zhong Huafu. "E' stato il primo che ha creduto in me", conferma Christian che con il regista ha collaborato più volte fino alla pellicola "La leggenda di Kang", un action comedy omaggio alla sua figura. "Era un titolo forte – aggiunge Christian - la sua idea provocatoria era quella di rompere questo tabù per cui un occidentale non potesse essere una leggenda come un Jackie Chan".
Ma il successo non arriva mai per caso e soprattutto "tutto accade quando è il momento giusto". Ne è convinto Christian che oltre alla sua determinazione e al suo amore per l'Oriente, lui, che studiava lo Shaolin Kung fu, l'arte marziale tradizionale cinese, aveva capito che il vero successo non sarebbe mai arrivato senza un pizzico di innovazione. "Di attori che fanno arti marziali ce ne sono un'infinità in Cina. Sapendo 'solo' lo Shaolin Kungfu non avrei mai sfondato". E' così che Christian ha iniziato a mixare i vari generi delle arti marziali dal Taekwondo coreano alla Thai boxe thailandese, dall'XMA – arti marziali acrobatiche – alla boxe occidentale, dal Karate al jujitsu giapponese alla capoeira brasiliana. Una fusione di stili perfetta che è piaciuta molto alla Cina e grazie al quale Christian ha conquistato la fiducia dei colleghi e del pubblico.
Il suo debutto sul piccolo schermo italiano lo deve ad una coincidenza fortuita. "Sono stato contattato su Facebook in un momento in cui ero in Italia per un progetto, ma non conoscevo il programma. Ho accettato perché mi hanno garantito che era tutto vero". D'altra parte Pechino Express, con il suo mix di avventura, natura e reality – che richiama format già famosi in Cina come 'Baba qu nar' - potrebbe anche piacere alla Cina, che terrà d'occhio Kang e valuterà se trasmettere o meno il programma in lingua cinese.
In coppia con Pasquale Caprino, anche lui italiano di origini napoletane che in Kazakhistan ha trovato la chiave per il suo successo da cantante, di "Pechino Express" Christian si dice molto soddisfatto, un programma che "rispecchia molto la sua personalità" per la sua "avventura tutta reale e tutta da vivere in un mese di sacrifici e sudore". Le principali difficoltà l'altitudine, anche per una persona allenata come lui.
Resterà in Italia dopo Pechino Express, ma solo per portare avanti un progetto tutto suo, una serie di co-produzioni italo-cinesi, che mettono insieme vari genere poliziotteschi e arti marziali o un misto avventura stile indiana Jones e arti marziali.
Ma Christian Kang non ha dubbi sul luogo in cui trascorrere la sua vita. "La mia casa è a Shanghai. Amavo e amo tutt'ora la Cina. Vivere lì è stato meglio di quanto mi aspettassi. Non penso di voler tornare in Italia, non credo di poter vivere in un luogo diverso dalla Cina".
Il suo sogno nel cassetto, a parte girare un gangster movie alla Johnnie To, è riportare in Italia il genere del Western Comic in un mix con lo Spaghetti Western e contaminandolo con le arti marziali. Un genere d'azione divertente e spettacolare che – commenta Kang – in Italia ha avuto vita breve. D'altra parte è l'unico genere che potrebbe interessare al mercato cinese, un mercato enorme e in forte crescita, ma che ama i film d'azione e che va al cinema solo per divertirsi.
E a questo Christian sta già lavorando da anni. Un film western interamente diretto e sceneggiato da lui e a cui collabora anche Fabio Testi primo di una trilogia, una sorta di Kill Bill, dove Christian unisce vari genere che a lui sono tanto cari e ambientato interamente in Cina.
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