Di Adolfo Tamburello*
Napoli, 13 giu. - RAI3 ha trasmesso sabato 11 giugno in seconda serata il docufilm Leonardo da Vinci - il genio a Milano. Su Internet c'è da tempo e ultimamente un gran parlare di Leonardo e della questione delle sue "ascendenze" cinesi. Dal 24 febbraio 2013 leggiamo a firma del "Conte Rovescio" il breve saggio "Le scoperte di Leonardo sono cinesi?". L'autore sotto pseudonimo comincia con l'informare: "Dopo aver sostenuto nel 2002 che navigatori cinesi hanno scoperto l'America 70 anni prima di Cristoforo Colombo, lo storico per passione Gavin Menzies ha pubblicato un nuovo libro in cui sostiene che Leonardo da Vinci abbia copiato i suoi disegni di ingegneria da inventori del paese asiatico oggi più popoloso del mondo. Una flotta cinese, ha scritto l'autore britannico, avrebbe portato nel 1434 in Italia delle enciclopedie di tecnologia sconosciute al mondo occidentale, ponendo le basi delle meraviglie di ingegneria - come gli aeroplani - create più avanti dal genio di Leonardo".
Notizia divenuta ricorrente è stata quella della madre cinese di Leonardo arrivata schiava in Italia ancora fanciulla e chiamata Caterina. Lo riferisce Affaritaliani fin dal 21 aprile 2015 dando come fonte il saggio in lingua inglese Leonardo Da Vinci: a Chinese Scholar Lost in Renaissance Italy (Lascar Publishing) del ricercatore italiano Angelo Paratico che vive a Hong Kong ed è vicepresidente della locale sede della Dante Alighieri. Quindi nella rubrica "La nostra storia" di Dino Messina leggiamo dello stesso Paratico "Leonardo da Vinci. Un genio (di madre cinese?) nel Rinascimento italiano": "L'ipotesi dalla quale parto è che la madre di Leonardo sia stata una schiava cinese. L'argomento non è nuovo: Francesco Cianchi pubblicò nel 2008 un libro intitolato: 'La madre di Leonardo era una schiava?' con un'introduzione di Carlo Pedretti. …".
Intanto il "Museo ideale Leonardo da Vinci" informa che è in corso a Kaohsiung (Taiwan) una mostra su Leonardo con catalogo di Alessandro Vezzosi, introduzione di Carlo Pedretti e testi di Sergio Fintoni e Agnese Sabato. La conferenza inaugurale del curatore ha trattato il tema "Il mito di Leonardo. Vero e falso tra ricerche e riscoperte, con una premessa: Leonardo e il Catay, Serica e il Sinarum Situs (Terra dei cinesi)". Attendo di prendere visione del catalogo e degli argomenti annunciati come nuovi e inediti. Leonardo figura certo da tempo fra gli artisti che hanno avvicinato e coltivato l'Oriente, e il suo nome ricorre fra quelli di tanti altri italiani che hanno ricevuto influenze dalla pittura cinese fin dal Duecento: fra i principali ricordiamo Duccio di Buoninsegna (c. 1255-1318), Giotto (c. 1267-1337), Simone Martini (c. 1284-1344), Lorenzetti (c. 1298-1347), Andrea di Buonaiuto (o da Firenze, c. 1320-1377), Gentile da Fabriano (1370-1427), Sassetta (c. 1392-1450), Pisanello (1395-1455), Gozzoli (1420-1497). Solo posteriore, dunque, Leonardo. C'è un'ampia bibliografia in proposito dal primo Novecento. E Leonardo non ebbe solo interessi per le arti cinesi, in particolare per la pittura di paesaggio e le lacche, delle quali ultime già arrivavano doni in Italia alle casate signorili riciclati da sultani ed emiri.
Sull'onda di questo rinnovato interesse per Leonardo e la Cina, China Radio International di Pechino ha pubblicato il libro "Gioconda's Smile made in China", autrice la studiosa italiana Antonietta Pignatelli Palladino. Anche per questo libro appare come filo conduttore Carlo Pedretti, ripetutamente menzionato dall'autrice e ringraziato per averla contagiata (sono sue parole) "con la sua passione per il mito di Leonardo". Il libro, a guardarlo nella sua elegante veste tipografica, è una piccola gemma editoriale: il testo in cinese e italiano duplica nelle due parti un apparato illustrativo pertinente e di qualità.
Naturalmente il titolo può trarre in inganno il lettore di lingua inglese che non trova nulla nel libro in tale lingua, e può trarre in inganno anche chi pensi che l'argomento del libro si imperni sul "sorriso cinese" di Monna Lisa. In realtà, il libro prende molto alla larga quello che potremmo chiamare qualcosa come le "risonanze" cinesi nell'opera di Leonardo. L'autrice vi tratta temi generali comprensivi dei "quadrati magici" cinesi e nostrani, matematica e architettura, prospettiva e fisiognomia fra Oriente e Occidente, rinunciando o aggirando difficili contestualizzazioni per le quali sarebbe stata feconda la collaborazione con qualche attrezzato sinologo.
Il testo italiano evidenzia inaccuratezze che vanno dall'eterogeneità delle trascrizioni a un indice lacunoso di titoli di capitoli e paragrafi e privo delle stesse indicazioni dei numeri di pagina, che è poi la ragione per cui si fa un indice.
La presentazione, "prefazione" di Ziang Jianda, consigliere culturale dell'Ambasciata della RPC in Italia, è precisativa: l'autrice del libro, scrive, "vorrebbe 'dimostrare' che Leonardo da Vinci ebbe possibilità di conoscere e condividere nozioni filosofiche, matematiche, geometriche, pittoriche ed architettoniche della cultura orientale, in particolare da quella cinese. Il folio 20 del Codice Atlantico ne è una delle tante testimonianze". Aggiunge che l'autrice: "ha cercato di 'valutare-immaginare' come queste conoscenze possano dal 'Mondo di Mezzo' aver raggiunto gli estremi occidentali del Mondo conosciuto in quel periodo storico […]. Quella che impropriamente in questi appunti è denominata 'la via della seta' è stata certamente una delle 'strade' più note e frequentate nel periodo temporale trattato".
Lasciando perdere la flotta cinese a Venezia del Menzies e o le antiche Vie continentali della Seta che erano molto a monte all'epoca di Leonardo (1452-1519), le fonti di informazione sulla Cina in Europa erano ormai effettivamente molteplici coi canali arabo-islamici (e iranici) fino in Spagna e quelli turchi da Costantinopoli a Venezia. Alla Istanbul del tempo sembra arrivassero a iosa libri e oggetti d'artigianato cinesi che ispiravano per primi miniaturisti turchi e artisti italiani delle colonie commerciali del Levante, mentre interveniva anche la conoscenza della porcellana a ragguagliare sulle arti cinesi coi suoi motivi ornamentali e figurativi.
La Cina era ormai più che rinomata in Europa per dipinti, calligrafie, stampe e per i suoi libri illustrati, ed è forse appunto sul libro illustrato cinese cui molto lavoro dovrebbe essere orientato come fonte di prime conoscenze "scientifiche" della Cina in Europa coi travasi che nell'inaccessibilità alla lettura ne poterono avere i corredi illustrativi della sua editoria manoscritta e a stampa nei codici e libri islamici ed europei dopo che i musulmani si erano fatti un punto d'onore del famoso invito ingiuntivo di Maometto a "cercare il sapere fino in Cina".
È un campo di studi su cui ci si aspetta naturalmente soprattutto dai ricercatori cinesi una collazione di loro testi con quelli musulmani conservati in archivi e biblioteche di tutto il mondo e già visionati da tanti eruditi del tempo. La stessa autrice cita famose istituzioni e tenaci bibliofili che poterono essere fonti di trasmissione di conoscenze per lo stesso Leonardo. Possiamo per questo esprimere un voto augurale a opere ed eventi sul tema a Hong Kong, Taiwan e Cina Popolare e nello specifico anche a questo libro nell'attesa che pure studiosi cinesi siano sollecitati a imbarcarsi in laboriosi riscontri. Mi piace ricordare che nel secondo Novecento è stato un giapponese, Tanaka Hidemichi, a rinnovare le ricerche sulle "reminiscenze" cinesi di Giotto con saggi come "Giotto e la pittura cinese - Un esame degli affreschi della Cappella Bardi" e " La testimonianza estremorientale nella pittura italiana nell'epoca di Giotto".
Per Leonardo il discorso è naturalmente più complesso non limitandosi al campo artistico e investendo veri o presunti "prestiti" in ambito scientifico. Giuliano Urbani, che ha curato le "Conclusioni" del libro, sembra incline a proporre qualche "parallelismo" fra Leonardo e la Cina partendo dallo stesso sorriso "enigmatico e affascinante" di Monna Lisa che per "la ricchezza delle sue molteplici sfaccettature è infatti tale da evocare davvero una pressoché infinita varietà e moltitudine di suggestioni".
*Adolfo Tamburello già professore ordinario di Storia e Civiltà dell'Estremo Oriente all'Università degli Studi di Napoli 'L'Orientale'.
13 GIUGNO 2016
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