MENO INGLESE, PIU' DIALETTO E CONFUCIO:
di Claudia Astarita
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Melbourne, 10 feb.- Un paio di notizie sono state più che sufficienti per dimostrare che Pechino ha deciso di modificare la propria politica scolastica. Come sempre, però, è difficile capire in quale direzione il paese abbia deciso di andare. Perché se da un lato l'interesse a spingere per l'adozione di libri di testo patriottici in una città "potenzialmente ribelle" come Hong Kong ha una sua logica, non si può certo dire la stessa cosa della scelta di scoraggiare lo studio dell'inglese o, ancora peggio, favorire quello del dialetto all'asilo, o di adottare testi confuciani per "crescere ragazzi chiusi e obbedienti" nel Terzo Millennio.
Mi spiego meglio: indipendentemente dal fatto che scelte di questo tipo possano essere condivisibili o meno, e dal mio punto di vista non lo sono, riesco a comprendere la necessità di assicurarsi che i bambini ad Hong Kong dispongano di libri di testo che spieghino la "vera" storia della Repubblica popolare, perché se il paese deve davvero essere unito, allora è bene cominciare a gettale le basi per cancellare ogni segno di diversità. Lo studio del dialetto al nido, invece, può diventare un'iniziativa "comprensibile" solo se letta nell'ottica di far prevalere Shanghai su Hong Kong. Il ritorno ai libri di testo "per futuri bimbi obbedienti", infine, potrebbe rivelarsi ancora più pericoloso in quanto, di fatto, fa tornare all'orizzonte lo spettro di un autoritarismo vecchio stampo.
Non può essere un caso se il progetto pilota che promuove l'introduzione del dialetto negli asili sia partito proprio a Shanghai. Non solo, personalmente, anche se pubblicizzata come iniziativa volta a sostenere la cultura locale delle singole comunità, dubito che le scuole materne dello Xinjiang e del Tibet verranno mai autorizzate a sostituire il mandarino con i loro dialetti, anche se solo nei "momenti ricreativi che esulano dalle ore di lezione tradizionali". (Come se poi al nido e alla materna questa distinzione esistesse…). E' da qualche anno che Shanghai lamenta le conseguenze di un' "invasione dei migranti" che avrebbe progressivamente spazzato via le sue tradizioni. Ma se Shanghai continua a pensare a se stessa come la metropoli destinata a rimpiazzare Hong Kong, come potrà riuscirci senza avere nemmeno una lingua "degna di essere imparata"?
Un tempo chi arrivava a Shanghai era costretto a studiare il dialetto locale per sopravvivere, e lo stesso è sempre successo a Hong Kong. Eppure, oggi il cantonese è ancora un must, lo shanghainese no. Forse Hong Kong continua ad essere più importante? Allora meglio correre ai ripari, ripartendo dalle basi, quindi dalla lingua. E per essere sicuri di imporla a tutte le generazioni contemporaneamente, meglio concentrarsi sugli asili, raggiungendo in un colpo solo bimbi, genitori e nonni.
Possibile che la Cina voglia formare i giovani del Terzo Millennio spronandoli a imparare il dialetto al posto dell'inglese, come se il primo fosse più importante del secondo? La vera preoccupazione è che i burocrati di Pechino puntino davvero a questo. Ma allora quale può essere la loro visione della Cina di domani? Sono davvero convinti di poter andare avanti rilanciando isolamento e autoritarismo? Perché la nuova "moda" dei testi confuciani sembra voler arrivare a questo.
I valori confuciani hanno permesso agli imperatori cinesi di mantenere il controllo sul Regno di Mezzo per oltre duemila anni. Alla luce dei problemi di natura economica e sociale della Cina di oggi, per risolvere sbilanciamenti così forti sarebbe senz'altro utile poter contare sul sostegno, e il "consenso", di una nuova "società obbediente". Come? Riabilitando Confucio e i suoi testi, soprattutto il Dizigui, traducibile con "riferimenti comportamentali per diventare un bravo studente e un bravo bambino". Riportando in auge il rispetto della famiglia e, soprattutto, della gerarchia politica e sociale. Da non contraddire mai.
Qualcuno ha già detto che Pechino non riuscirà mai a far fare ai cinesi un passo indietro di duemila anni, ed è per questo che se Pechino riuscirà nel suo intento dovremmo davvero cominciare a preoccuparci. Perché l'unica alternativa a questo pericoloso tentativo di annullamento di personalità e passioni è la rivoluzione.
10 febbraio 2014