Roma, 27 giu. - Tanti lo avevano immaginato, ma pochi hanno credutofino in fondo che potesse succedere davvero. E invece Xi Jinping hadimostrato di essere un "vero" conservatore, degno successore dei Padrifondatori della Repubblica popolare cinese: Mao Zedong e Deng Xiaoping.
Come tutti i leader, Xi Jinping sogna di segnare per sempre lastoria della Cina, e diversamente da chi lo ha preceduto negli ultimitrent'anni, ha davvero la possibilità per farlo. Questo perché il Paesesta attraversando una fase particolarmente critica a livello siaeconomico sia morale, da cui non potrà uscire senza l'aiuto di unPresidente sufficientemente forte da riuscire a prendere decisionianche drastiche pur di ottenere un risultato.
Dal punto di vista della crescita qualcosa si sta muovendo. IlPartito pare essersi convinto che la strada giusta da seguire siaquella di sostenere i consumi interni, ma anche che questo risultatonon potrà essere raggiunto rimanendo ad aspettare passivamente chesucceda qualcosa. Ecco perché ha deciso di rilanciare l'urbanizzazione,trovando un modo per far partecipare la popolazione rurale allosviluppo delle nuove aree urbane (in che significa garantire loro unlavoro, uno stipendio, e nuove capacità di spesa), evitando però che inuovi investimenti destinati a immobili e infrastrutture siano gestitiin maniera "poco virtuosa", intervenendo su un mercato fino a iericonsiderato off-limits, quello monetario. Senza che nessuno, o quasi,si lamentasse.
Le cose non vanno altrettanto bene sul piano morale, perché il"sogno cinese" di cui Xi Jinping parla da mesi, ormai, non piace. Oforse semplicemente non è chiaro. Descrivendo un'immagine dellaRepubblica popolare e del suo popolo molto diverse rispetto a quellecui quest'ultimo è sempre stato abituato, forse, sta creandoconfusione.
Dopo aver capito che la Cina non è ancora pronta a parlare di"rinascita", "rinnovamento" e "modernità", il neo-Presidente è subitocorso ai ripari, rispolverando slogan e metafore tanto care al Grande eal Piccolo Timoniere. Xi Jinping ha ricominciato a parlare dellanecessità di "correggere gli errori di cui si sono macchiati icomponenti del Partito", come se fosse di nuovo giunto il momento di"bombardare il quartier generale", il primo, e famosissimo, dazibao diMao che nel 1966 aprì la fase più cruenta della Rivoluzione Culturale.
Xi Jinping ha chiuso la porta ai formalismi, all'inutile burocrazia,all'edonismo e allo sfarzo, li ha definiti i "quattro elementi delladecadenza", e pretende che tutti i membri del Pcc facciano altrettanto,sostituendoli con auto-purificazione, perfezione, rinnovamento emiglioramento di se stessi. Per riuscirci, pensate un po', ilPresidente ha suggerito loro di "riavvicinarsi alle masse", al popolo,l'unica vera "ancora di salvezza" per il Partito.
A parte gli evidenti riferimenti alla retorica maoista, non vi vienein mente nessun altro leader che, non così tanto tempo fa, ha cercatodi purificare una società infestata dai valori sbagliati delcapitalismo e ha poi fatto (forse) una brutta fine? Mi riferisco a BoXilai, che grazie a un'indiscutibile carisma e a una spiccata capacitàdi intervenire rapidamente e in maniera efficace negli ambiti che lagente comune considera importanti, quindi crescita economica, sicurezzae corruzione, ma anche coesione sociale e divertimento, è rimastovittima della più grave epurazione dai tempi della RivoluzioneCulturale (tanto per rimanere in tema). Xi Jinping non ha fatto nullaper impedirlo. Anzi, nella fase più calda dello scandalo si è mosso percancellare qualsiasi dettaglio che potesse in qualche modo collegarloal leader di Chongqing (che, ricordiamolo, sarebbe dovuto diventare ilsuo braccio destro nell'attuale Politburo).
Forse Bo Xilai oggi è libero, ma confinato in un luogo in cuinessuno potrà mai trovarlo, magari proprio grazie all'intercessione diXi Jinping. Tuttavia, più passa il tempo più appaiono verosimiliipotesi che fino a qualche mese fa sembravano assurde e macchinose.Ovvero che Xi Jinping avrebbe approfittato al volo dello scandalo diWang Lijun per mettere fuori gioco un collaboratore che pareva ambire atrasformarsi in un temibile rivale. Ereditandone però quella politicadal sapore maoista la cui validità era già stata testata a Chongqing.Con ottimi risultati.