di Lionello Lanciotti
Roma, 27 feb. - Con questa terminologia gli storici dell'arte indicano la raffigurazione di una giovane donna che, con il latte del suo seno, salva suo padre incarcerato e condannato a morire di inedia.
Molti artisti s'ispirarono a tale episodio. Fra essi ad esempio il Caravaggio in una mirabile tela conservata nella chiesa del Pio Monte della Misericordia a Napoli. Alla giovane fu dato il nome di Tullia. Il primo a parlare di tale storia fu, nel I secolo d. C., Valerio Massimo, autore di un'opera dedicata ad eventi mirabili da ricordare. Secondo lui la giovane si chiamava Pero e il padre Micone. Ma prima di lui la storia era narrata in pitture parietali di Pompei, una delle quali è conservata nel Museo Nazionale di Napoli.
Molti anni fa, in un antico libro cinese, ritrovai lo stesso episodio in cui una giovane donna, mossa dal xiao, o amor filiale, salvò da morte certa il padre. Fu un fatto estraneo alla concezione confuciana del rapporto fra i sessi. Il filosofo di tale scuola, Mengzi, si pone nel IV secolo a. C. il problema se un uomo, vedendo una donna affogare in un corso d'acqua, possa porgerle una mano per salvarla. Ma non tutti i cinesi la pensavano così.
Lionello Lanciotti è professore emerito di Filologia cinese dell'Università di Napoli L'Orientale
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