di Francesco D'Arelli
Roma, 2 lug.- Dopo Laozi, Zhuangzi, filosofo cinese del IV secolo a.C., è considerato dalla tradizione come l'erede del taoismo, benché non vi sia la minima prova storica. Ciononostante, i primi setti capitoli dello Zhuangzi, l'opera solitamente attribuitagli, sono forse quelli più fedeli al suo pensiero e al contempo quelli animati da una dirompente liricità.
Zhuangzi è senza dubbio una delle figure di maggior fascino della storia cinese e le sue idee generarono tormento e pure stupore: così, ad esempio, la derisione di ogni logica, l'inutilità di ogni prescrizione rituale, la serena quiete donata dalla morte, nient'altro che un semplice mutamento di stato. Dalla stabilità della ragione si origina, secondo Zhuangzi, l'inganno, giacché tutto fluisce senza requie e la fatica di fissarlo con nomi è velleitaria o tutt'al più porta ad una corrispondenza convenzionale fra cosa e nome. Così ogni cosa vive perché muore e muore perché vive! Il cosmo è indivisibile e la divisione o la distinzione analitica è fallace. Il saggio vive allora seguendo il fluire delle cose, senza mai ostacolarle con la propria volontà. Il cuore del saggio riflette le cose come realmente sono, sente il proprio cuore come se fosse uno specchio terso che riverbera fedelmente l'immagine di ciò che si manifesta, reagendo al mondo con la stessa spontaneità dell'eco. La vera conoscenza supera le distinzioni e fra le molteplici distinzioni la più emblematica è quella fra veglia e sonno o fra esperienza onirica ed esperienza di veglia, vivacemente racchiusa nell'aneddoto notissimo di quel tale che ignora se sia egli a sognare di essere una farfalla o se invece sia la farfalla a sognare di essere quel tale.
L'uomo autentico (zhenren) è dunque l'affermazione dell'unità suprema e la morte non è che la perdita di individualità dell'uomo in un'intima comunione e identificazione con l'imperituro mutamento del cosmo. La dissoluzione del corpo più che una degenerazione materiale è allora un momento dell'irrefrenabile mutamento del tutto, del dao.
Francesco D'Arelli è PhD in Studi Orientali all'Istituto Universitario Orientale di Napoli. Ha insegnato in diverse Università e dal 2011 è Acting Professor di Cultura e Società della Cina alla Libera Università degli Studi Luspio di Roma. Ha pubblicato numerosi saggi sulla diffusione e presenza del cristianesimo in Cina nei secoli XVII-XVIII e oltre cinquanta voci di filosofia cinese nel Treccani Filosofia (Roma 2008-2009).
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