di Francesco D'Arelli
Roma, 18 giu.- Che il cosmo sia in perenne mutamento e che preservi al contempo la continuità del tutto è una concezione cinese radicalmente lontana da qualsivoglia dottrina dualistica, tanto cara anche alla tradizione metafisica dell'Occidente. Noi in effetti indulgiamo a contrapporre al mutamento di ogni realtà la trascendenza e l'immutabilità dell'assoluto, all'apparenza degli esseri fenomenici la sola realtà dell'essere supremo, alla molteplicità delle cose l'unicità e l'indivisibilità dell'uno.
I cinesi svilupparono sin dall'antichità un complesso e armonico sistema cosmologico di correlazioni a cui tutto alla fine è riconducibile. È proprio l'azione di yin e yang che dona a ogni essere o cosa del mondo i benefici di tale armonia, tanto che l'ordine naturale, con la ciclicità del suo mutamento, diffonde ovunque stabilità e continuità. L'agire stesso dell'uomo influisce sensibilmente sulla stabilità, sul mantenimento dell'armonia cosmica.
Non stupisce allora che tanto le calamità d'ogni sorta quanto le azioni inconsulte dell'uomo stesso obbligassero il cinese di un tempo a volgere lo sguardo alla condotta dell'imperatore, l'uomo per eccellenza e perché tale il supremo custode umano di quell'ordine onnipervadente. Se invece la virtù dell'imperatore raggiungeva persino le acque sorgive, allora il drago giallo riaffiorava dagli abissi, giacché è in sua virtù il «volare in alto o in basso, l'essere piccolo o grande, visibile o invisibile, corto o lungo, apparire o scomparire improvvisamente». Così scriveva nel suo Trattato sui prodigi l'erudito cinese Shen Yue, vissuto tra la metà del V e l'inizio del VI secolo.
Francesco D'Arelli è PhD in Studi Orientali all'Istituto Universitario Orientale di Napoli. Ha insegnato in diverse Università e dal 2011 è Acting Professor di Cultura e Società della Cina alla Libera Università degli Studi Luspio di Roma. Ha pubblicato numerosi saggi sulla diffusione e presenza del cristianesimo in Cina nei secoli XVII-XVIII e oltre cinquanta voci di filosofia cinese nel Treccani Filosofia (Roma 2008-2009).
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