CONFUCIO CONTRO GOETHE,
di Paolo Borzatta *
Shanghai, 7 mag.- Un recentissimo articolo sulla rivista Monocle haacceso i riflettori sullo sforzo qualitativo e quantitativo che laGermania sta facendo, sopratutto dopo la fine della Seconda GuerraMondiale, sulla diffusione della lingua e della cultura tedescaall'estero. Questo sforzo è generato anche dalla convinzione chequesto sia uno dei modi migliori per affermare un'immagine positiva everitiera del paese; sforzo ancor più giustificato dopo i danniprovocati dal regime hitleriano all'immagine e alla tradizioneculturale tedesca.
La Germania, da diversi decenni (60 anninel 2012) ha demandato questo compito al Goethe Institut che haraccolto l'eredità della Deutsch Akademie (fondata nel 1925). Puressendo finanziato dallo Stato Tedesco (oltre che dai proventi di moltesue attività educative), la sua governance è autonoma e rigorosamenteindipendente dal potere politico. La qualità dei programmi e dellerisorse professionali è di altissimo livello e oramai il marchio"Goethe Institut" è diventato garanzia di assoluta qualità.
L'istituto è oggi presente in 92 paesi con 136 uffici e 10 uffici di collegamento (si veda tabella).
Questa strategia di diffusione culturale è sicuramente lungimirante e probabilmente molto efficace.E' indubbio infatti che la conoscenza reciproca delle proprie cultureserve per capirsi meglio, per lavorare meglio insieme, per generareenergie positive, per rispettarsi e – in ultima analisi – perriconoscere la "superiorità" di alcune competenze altrui.
Questo è ciò che oggi la geopolitica chiama soft-power.Inutile dire che il soft-power è sempre esistito anche se in passato èquasi sempre stato costruito dopo una applicazione di hard-power:ovvero la vittoria e la supremazia militare. Per secoli il soft- powerdell'impero romano ha avuto un grande peso – anche dopo la cadutadell'impero di occidente - però dopo che le legioni romane avevanoaffermato la cultura romana con mezzi militari.
Però, già a quei tempi, la Grecia esercitava un soft-power – proprio nel cuore dell'impero romano – che era dovuto prevalentemente ad una indubbia "potenza culturale".
L'affermazione del soft-power tedesco non è ovviamente solo quello creato dal Goethe Institut,ma anche da altre innumerevoli azioni di diffusione della propriacultura incluso anche l'affermazione dei valori tedeschi di precisionee qualità derivante dalla vendita dei propri prodotti e servizi.
Oggi non solo la Germania si esercita nell'affermazione del soft-power.Lo fanno sicuramente la Francia con l'Insitut Francais (già CentreCulturel Francais), il Regno Unito con il British Council, la Spagnacon l'Instituto Cervantes e anche l'Italia con i propri Istituti diCultura e anche con la benemerita Società Dante Alighieri (la cuifondazione risale alla seconda metà dell'Ottocento per insegnarel'italiano ai nostri emigranti!).
Nella tabella precedente si può avere un quadro dello sviluppo nel mondo di queste istituzioni. Il quadro che se ne ricava è solo quantitativo. Occorrerebbe andare poi a vedere singolarmente e puntualmentel'ampiezza, la profondità e la qualità delle attività di diffusioneculturale e della lingua nazionale che questi istituti conducono. Nonsono in grado di fare questo, consiglio comunque di andare a dareun'occhiata ai vari siti web e agli annual report di ognuno dei"concorrenti".
Va ancora detto che ognuno di questi istituti ha almeno svariati decenni di vitae – pur avendo anche introiti derivanti dalla vendita di servizi – sibasano su un forte aiuto finanziario dei rispettivi stati. Spesso (oquasi sempre) sono fortemente legati alle attività diplomatiche.
E la Cina?
La Cina ha deciso di competere apertamente su questo terreno nel 2004, esattamente 8 anni fa.I risultati che ha ottenuto sono indicati nella tabella precedente: darestare senza fiato. Non tanto per il numero di paesi coperti, ma peril gradi di penetrazione capillare: 350 istituti negli Stati Uniti e232 nell'Unione Europea!
E' vero che l'efficacia di alcuni (omolti) di questi istituti è tutta da verificare, ma parliamo comunquedi cifre impressionanti. Questi risultati sono stati ottenuti nonsolo per l'energia che il Governo Cinese vi ha probabilmente impresso,ma anche per un "modello di business" (se mi passate l'espressione)decisamente innovativo. Il Confucius Institute centrale firma accordicon singole università straniere chiedendo (senza oneri) la sede fisica(spesso in prestigiosi edifici universitari al centro di importanticittà), un co-direttore (professore locale esperto di Cina) e alcunepersone di staff in cambio del marchio (e delle metodologie), di unco-direttore cinese e alcune persone di staff cinese (questi ultimipagati dalla Cina). E' evidente la migliore capacità penetrativa di unmodello di questo tipo e anche la migliore capacità di governance deisingoli istituti più soggetti ad un controllo locale di "efficacia" (enon all'avere azzeccato la nomina di un plenipotenziario spedito dalpaese di origine a volte magari con criteri clientelari).
Un ultimo commento sulla visione strategica sottostante.I paesi europei guardano al passato: il loro maggiore sforzo didiffusione culturale è in Europa (!) e poi negli Stati Uniti. La Cinapunta a diffondere il proprio soft-power in primis negli Stati Uniti epoi in Europa.
Se esistessero vorrei veramente regalare un paio di occhiali contro la miopia strategica a tutti i leader europei.
Tabella: (Note: 1) conteggi approssimativi su dati dei singoli istituti; 2) = senza Dante Alighieri)
*The European House Ambrosetti
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