Cosa proprio non funziona nel disegno di legge Pillon

Il disegno di legge avanzato dal senatore leghista per la riforma del diritto di famiglia è già andato incontro a numerose bocciature. Vediamo quali sono gli elementi più critici di una proposta che farebbe forse diminuire il numero dei divorzi, ma a un prezzo insostenibile 

ddl pillon difetti

In Italia vige da oltre 12 anni la legge 54 del 2006 che prevede, in caso di separazione e divorzio, l’affido condiviso dei figli minori e la bigenitorialità. Una legge illuminata che, scardinando il principio dell’affidamento in via esclusiva a un solo genitore, ha realizzato il cosiddetto best interest of child.

Il disegno di legge presentato dal senatore leghista Pillon, che propone la riforma del diritto di famiglia, ha sferrato un attacco frontale alla legge sull’affido condiviso, incassando da agosto 2018 ad oggi moltissimi illustri no. Ma non solo. Dopo il Congresso mondiale delle famiglie a Verona del 29-31 marzo scorso, il Ddl Pillon è diventato ragione di scontro frontale tra le due anime dell’attuale governo. Per i leghisti è “un buon punto di partenza”, mentre i pentastellati sono convinti che “quel testo non arriverà mai in Aula”.

Ma analizziamolo, questo disegno di legge.

Sorprende innanzitutto che la relazione illustrativa del Ddl Pillon richiami la frase che il celebre giurista Arturo Carlo Jemolo disse nel 1948 per rivendicare l'autonomia della famiglia nei confronti delle ingerenze dello stato fascista: “La famiglia è un’isola che il diritto può soltanto lambire”.

La famiglia è un’isola che il diritto può soltanto lambire

Chi opera nel settore del diritto di famiglia sa bene quanto Jemolo avesse ragione: la famiglia è un’isola, appunto, nella quale lo Stato non deve mai intervenire a gamba tesa. Il Ddl Pillon, però, fa di tale nobile proposito lettera morta. 

Questi i punti più critici del disegno di legge.

  1. La coppia con figli minorenni sarebbe obbligata a fare un percorso di mediazione prima di andare in Tribunale per separarsi o divorziare, al fine di arrivare a un “piano genitoriale” condiviso sulla gestione dei figli. La mediazione – a pagamento - sarebbe obbligatoria anche nel caso in cui i coniugi avessero già trovato un accordo e si applicherebbe anche ai processi in corso. Si tenga conto che la mediazione costa a persona dai 50 ai 100 euro a seduta e che al costo del mediatore va aggiunto il costo dell’avvocato che dovrebbe presenziare almeno alla prima seduta. La mediazione inoltre sarebbe obbligatoria anche nell’ipotesi di violenza domestica, col risultato aberrante che il coniuge abusato sarebbe costretto a fare un percorso di mediazione con l’altro coniuge, anche per molti mesi.
  2. Garanzia ai figli minori di permanere non meno di dodici giorni al mese, compresi i pernottamenti, presso il padre e presso la madre, salvo comprovato e motivato pericolo di pregiudizio per la salute psico-fisica del figlio minore in caso di:
    1. violenza
    2. abuso sessuale
    3. trascuratezza
    4. indisponibilità di un genitore
    5. inadeguatezza evidente degli spazi predisposti per la vita del minore.

Dunque, obbligo per mamma e papà di trascorrere con i figli minori non meno di 12 giorni al mese compresi i pernottamenti. Chi si occupa di diritto di famiglia sa bene però che questa sorprendente disposizione cozza con la realtà dei fatti. I dati Istat rivelano che in Italia ancora oggi uno dei coniugi (prevalentemente la moglie) è costretto a rinunciare al lavoro o a far carriera per crescere i figli, mentre l’altro riesce a lavorare proprio (e solo) grazie alla dedizione filiale del primo.

Se il Ddl Pillon diventasse legge, anche il coniuge lavoratore dovrebbe rinunciare per almeno 12 giorni al mese a dedicarsi full time al lavoro, dovrebbe dimenticarsi ogni proposta di trasferta, pena il portare con sé i figli al lavoro o lasciarli per la maggior parte della giornata alle cure di una costosa baby-sitter o dei nonni, nella speranza che abbiano ancora energie sufficienti per star dietro ai nipoti.

La realtà, purtroppo, è questa. Per non parlare della fatica che i minori farebbero per spostarsi continuamente da un genitore all’altro, soprattutto se i genitori vivono molto lontano tra loro.

  1. Eliminazione dell’assegno di mantenimento per i figli minori (salvo rari casi e comunque con la eliminazione della sanzione penale oggi in essere): ciascun genitore dovrebbe infatti provvedere personalmente alle spese di mantenimento dei figli durante i periodi che gli stessi trascorreranno con loro. Questa soluzione non tiene però conto di coloro che non hanno un lavoro o che magari vi hanno rinunciato. Ma non è tutto. Come abbiamo visto, l’art. 11 del progetto di legge prevede che chi non ha la possibilità di ospitare i figli in spazi adeguati (perché non ha i denari per trovare una casa sufficientemente spaziosa) non ha il diritto di tenerli con sé secondo tempi “paritetici”. Dunque, il genitore più povero rischia di perdere anche la possibilità di stare con i propri figli.
  2. Salterebbe anche il principio dell’assegnazione della casa coniugale: se ciascun genitore ha diritto a stare con i figli minori per la metà o quasi del tempo, per questi ci sarebbero di fatto due case e un doppio domicilio (in un Paese come l’Italia, pensiamo a cosa comporterebbe l’invio di tutte le comunicazioni amministrative, scolastiche o di salute a due indirizzi diversi). E se la casa, in via eccezionale, venisse assegnata al genitore non proprietario della stessa, quest’ultimo sarebbe sempre e comunque obbligato a versare all’altro, indipendentemente dalle sue condizioni economiche, una indennità di occupazione, soggetta come tale a tassazione.

Le soluzioni proposte dal Ddl Pillon paiono quindi del tutto scollegate dall’attuale contesto socio-economico italiano e l’approvazione di questo disegno di legge rischierebbe di ripercuotersi negativamente anche sulla scelta di fare figli, oltre che annientare le conquiste fatte nell’ultimo decennio dal nostro diritto di famiglia.

Più che del Ddl Pillon, si avverte l’esigenza di un intervento legislativo che garantisca la certezza del diritto, decisioni veloci, sanzioni anche economiche quando un genitore si comporta in maniera scorretta o inadempiente. Ci vogliono operatori del settore, avvocati e giudici, psicologi e psichiatri, specializzati e qualificati.

In conclusione, ve lo dico da avvocato e non solo da avvocato: se tale disegno di legge dovesse entrare in vigore così com’è, vedrete che molto probabilmente la voglia di separarvi vi passa, ma non è detto che questa sia la soluzione migliore per voi o per i vostri figli.

Piuttosto, affidatevi a Sant’Agostino: “Ama e fa ciò che vuoi”.      



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