Potrebbe essere stato l'ultimo Natale in Italia quello degli oltre 2.500 bambini romeni affidati a case famiglie o istituti italiani: a partire dal 20 dicembre, ciascuno di loro puo' essere rimpatriato. Sono infatti divenute operative le procedure per il rimpatrio dei bambini romeni non accompagnati presenti sul territorio italiano, previste dall'accordo bilaterale del giugno scorso. Quello che potrebbe sembrare un mero atto burocratico, sara' invece, per molti bambini, un dramma o comunque una lacerazione: lo sradicamento improvviso e traumatico da ambienti ormai famigliari. Protagonisti bambini che, prima di approdare a un istituto, spesso hanno gia' attraversato esperienze durissime, perche' magari costretti all'accattonaggio o abbandonati sin da piccolissimi dalle famiglie d'origine. In Romania, saranno affidati a istituti o alle cosiddette 'assistenti maternali', ma il destino finale sara' probabilmente il rientro nelle famiglie biologiche, quelle stesse responsabili della loro situazione di disagio. L'accordo bilaterale disciplina il rimpatrio di migliaia di minori: erano 2.700 alla fine di dicembre del 2006, ma dopo l'ingresso della Romania nell'Ue, caduti i controlli alle frontiere, il loro numero potrebbe essere addirittura raddoppiato. Il primo bimbo rimpatriato, ancora prima che fossero definite le modalita' applicative dell'accorto, e' stato Gratian Gruia, il bimbo di tre anni e mezzo tornato a Bucarest in base a una sentenza del Tribunale dei minori di Roma che ignorava il parere contrario tanto del pm che degli psicologi di 'Tetto azzurro'. Secondo loro, Gratian - che quando era stato raccolto per le strade di Roma, accanto a una nonna che lo costringeva a mendicare, aveva evidenti segni di sevizie - doveva essere lasciato in una situazione stabile e non subire ulteriori traumi emotivi. Ma l'iter giudiziario aveva fatto il suo corso (purtroppo il pm non si era appellato) e il piccolo e' stato rimpatriato. Il caso e' adesso al centro di una delicata, complessa trattativa diplomatica; e nelle prime settimane di gennaio il bimbo - che ora si trova affidato a un'assistente maternale in un villaggio della regione di Caras Severin, purtroppo la stessa in cui gravita la famiglia d'origine, il potente clan di rom che lo utilizzava per l'accattonaggio - dovrebbe essere visitato da una delegazione di parlamentari italiani della Commissione Bicamerale Infanzia che vogliono accertare le sue condizioni dopo il suo traumatico trasferimento. Dopo decenni di regime comunista, in cui lo Stato pretendeva di sostituirsi alle famiglie nel prendersi cura dei bimbi abbandonati, il problema del welfare minorile in Romania e' ben lontano dall'essere risolto. Erano 2580 i bambini abbandonati in Romania nel 2005, ma sarebbero molti di piu' secondo le stime delle Ong internazionali. E a giugno 2006 c'erano oltre 27.000 bambini negli istituti pubblici o privati rumeni, nonostante le numerose famiglie che sarebbero pronti ad accoglierli (le adozioni internazionali sono invece vietate).
L'obiettivo dei governi rumeni che si sono via via succeduti dopo l'era Ceausescu e' quello di chiudere gli istituti; e dopo il blocco delle adozioni internazionali -voluto dall'Ue perche'
Dicembre 2008