Un settore industriale poco conosciuto ma che in Italia conta circa 600 imprese per un fatturato complessivo di 1,3 miliardi di euro: e’ quello delle lavanderie industriali, che si colloca al quinto posto fra i 24 settori industriali rilevati dall’Istat nel Censimento Industria e Servizi del
Presidente, il settore delle lavanderie industriali, stando ai numeri, sta vivendo un momento di crescita.
Sì, anche perché dall’ultimo censimento che abbiamo fatto nel
Uno dei problemi di questo settore e’ quello dei crediti della pubblica amministrazione.
Si’, noi abbiamo una media di ritardati pagamenti che si avvicina ai 400 giorni. Per intenderci, noi oggi stiamo incassando i pagamenti relativi a fine 2006 e inizio 2007. Quello che e’ piu’ grave e’ che non riusciamo mai a conoscere le date relative ai pagamenti e quindi non solo veniamo pagati in ritardo ma non abbiamo la certezza del pagamento. Questo e’ un modo molto difficile per fare impresa. Nel settore della Sanita’ abbiamo un miliardo di euro di crediti, per cui siamo in attesa da piu’ di un anno. Nel settore degli alberghi, invece, c’è qualche ritardo ma la situazione e’ meno grave: di solito entro i 90-180 giorni riusciamo a incassare. Questa situazione e’ abbastanza diffusa nel Sud dove c’è una situazione complessiva di ritardato pagamento, ma si verifica anche nel Nord.
Voi avete proposto una soluzione per risolvere la questione dei crediti?
Dal febbraio dell’anno scorso abbiamo aperto un tavolo con Confindustria, Confcommercio e
Un’altra difficolta’ e’ che non esiste un albo professionale.
Si’, nel settore delle lavanderie industriali manca ogni norma di riferimento per svolgere questa attività. Siamo in una situazione in cui in ogni Comune cambiano le regole del gioco perche’, non essendoci una norma nazionale che individua quali sono gli elementi di carattere normativo, chiunque puo’ aprire una lavanderia e puo’ mettersi nel mercato, creando una disparita’ nella concorrenza estremamente grave. Noi abbiamo avanzato la richiesta ai Ministeri di competenza e abbiamo lavorato con loro per concretizzare qualche proposta pero’ purtroppo in Italia, non solo per questo settore, abbiamo una classe politica e di governo molto distante dal Paese e dai problemi. Noi, ci tengo a precisarlo, non vogliamo diminuire la concorrenza: quello che chiediamo e’ che ci siano norme che obblighino tutte le imprese a rispettare le regole del gioco comune.
Alla fine di gennaio e’ stato rinnovato il Contratto nazionale per i lavoratori dipendenti delle Industrie di lavanderia. E’ soddisfatto del risultato?
Si’, io sono molto soddisfatto perche’ il contratto mira a elevare la qualita’ dei nostri servizi e la qualita’ e la professionalita’ dei dipendenti all’interno dei nostri impianti. In questo modo arriviamo a un sistema classificatorio, che mira a un rapporto tra professionalità e competenza del dipendente, per un inquadramento professionale impostato sulla meritocrazia.
Oggi si parla tanto di risparmio e di efficienza energetica, anche e soprattutto nel mondo delle imprese. Nel vostro settore cosa si e’ fatto a questo proposito?
Noi in questi tre anni abbiamo lavorato molto su questo versante, in particolare su due direzioni: il risparmio energetico e la diminuzione dell’impatto ambientale. Dal punto di vista del risparmio abbiamo rimodernato gli impianti - senza contributi pubblici perche’ nostro settore e’ ignorato dalle istituzioni anche da questo punto di vista - per ridurre i consumi di energia sia elettrica che di gas metano e combustibile di oltre il 30%. Stiamo lavorando per ridurre sempre di piu’ l’impatto ambientale nell’ambito dello smaltimento delle acque e stiamo puntando sull’efficienza anche per quanto riguarda l’acqua: laviamo un chilo di biancheria con sette/otto litri di acqua, quando 10 anni fa se ne consumavano trenta. Questo ha ridotto di oltre 2/3 il consumo di acqua.
Febbraio 2008