(di Silvia Inghirami)
Dalla nascita della pecora Dolly sono passati dieci anni e gli esperimenti di clonazione si sono moltiplicati in tutto il mondo, compresa l'Italia, dove sono nati il toro Galileo e la cavalla Prometea. Il progresso della tecnologia e' cosi' impetuoso che potrebbe avere ricadute di rilievo in campo zootecnico. Ma prima di assistere allo sviluppo di allevamenti in serie di specie clonate occorre fare un punto della sicurezza alimentare di queste carni. Della questione di sta occupando l'Efsa, l'Autorita' europea per la sicurezza alimentare che fornisce consulenze scientifiche indipendenti su argomenti che hanno attinenza diretta o indiretta con la sicurezza alimentare, compresa la salute ed il benessere degli animali, nonche' la protezione dei vegetali. Presidente del Comitato scientifico e' Vittorio Silano, capo del Dipartimento dell'Innovazione del Ministero della salute. A lui abbiamo chiesto come si sta muovendo l'Ue.
La Commissione Europea ha chiesto il 17 aprile scorso all'Efsa un parere sugli esemplari clonati, riguardo a tre aspetti: la sicurezza della carne e dei derivati, come il latte, la salute e il benessere degli animali, gli aspetti ambientali.
Ma vi e' veramente la possibilita' che sulle nostre tavole arrivino animali nati con tecniche di clonazione?
Si', la possibilita' esiste.
E' cosi' facile passare dalla sperimentazione di casi isolati ad allevamenti?
Le tecniche riproduttive da clonazione sono molto accessibili ed e' semplice utilizzare il sistema per produrre un gran numero di animali da avviare al mercato alimentare.
E' piu' probabile che cio' avvenga in Europa o negli Stati Uniti?
Negli Usa la Food and Drug Administration ha eseguito un primo rapporto nel 2002 e ne sta predisponendo un altro, che dovrebbe essere diffuso subito dopo l'estate. Secondo indiscrezioni, il parere dell'autorita' sull'uso alimentare di animali clonati
sarebbe favorevole e questo aprirebbe nuove strade.
Il Comitato scientifico dell'Efsa quando avviera' e concludera' la sua indagine?
Abbiamo fatto la prima riunione la scorsa settimana e l'impegno e' di consegnare il parere entro la fine dell'anno. E' importante che l'Unione Europea prenda una decisione in tempi rapidi, visto come si evolve la situazione americana.
Che forze avete messo in campo? Come organizzate la vostra opera?
Il Comitato scientifico e' composto dai presidenti dei nove panels di esperti e da sei membri esterni; inoltre dispone di un gruppo di lavoro di 20 persone che raccoglie ed elabora i dati esistenti a livello internazionale. La prima cosa da fare e' proprio di valutare tutti gli studi e le informazioni a disposizione. Alcune ricerche sono in corso anche a livello nazionale, come in Francia, e ce ne avvaleremo.
Ma cosa emerge dalle ricerche?
E' presto per dirlo, pero' diversi dati mostrano difficolta' negli animali soprattutto nel periodo perinatale e difficolta' di sviluppo nella prima fase della vita. Non risulta pero' che gli animali clonati abbiano contratto malattie di nuovo tipo.