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Vaticano: a S.Maria Maggiore sarà esposta la Sacra Culla

Estero

(AGI) - Città del Vaticano, 30 set. - Per alcune settimane uno dei più antichi e venerati simboli del Natale cristiano sarà eccezionalmente visibile da vicino nel cuore della Basilica Papale di Santa Maria Maggiore.
    A partire dal prossimo 15 ottobre, le reliquie della Sacra Culla, da secoli cuore della devozione natalizia della Basilica Liberiana, lasceranno temporaneamente la loro abituale collocazione nella monumentale Confessio davanti all’Altare Papale per essere esposte in una posizione straordinariamente ravvicinata ai fedeli e ai pellegrini.
    Non soltanto un intervento di conservazione, dunque, ma un evento capace di intrecciare fede, storia, arte e memoria, offrendo al pubblico un’occasione rara per contemplare da vicino una reliquia intimamente legata all’identità stessa di Santa Maria Maggiore, la basilica romana che più di ogni altra ha custodito nei secoli la memoria della Natività di Cristo.
    La storia della Sacra Culla affonda le proprie radici nei primi secoli del cristianesimo e si intreccia con quella stessa della Basilica Liberiana. Le reliquie oggi conservate a Santa Maria Maggiore consistono in cinque sottili elementi lignei di sicomoro, tradizionalmente identificati come frammenti della mangiatoia nella quale, secondo il racconto evangelico, Maria depose Gesù dopo la nascita.
    Una tradizione antichissima ne collega la presenza a Roma alla devozione sorta intorno ai luoghi della Natività e alla figura di san Girolamo, che visse a lungo a Betlemme tra IV e V secolo. La venerazione della mangiatoia contribuì profondamente a definire l’identità liturgica e devozionale della basilica romana, tanto che Santa Maria Maggiore fu indicata già in antico anche come Santa Maria ad Praesepe, “Santa Maria presso il Presepe”. (AGI)

AGGIORNAMENTO 13:44

(AGI) - Città del Vaticano, 30 set. - Per alcune settimane uno dei più antichi e venerati simboli del Natale cristiano sarà eccezionalmente visibile da vicino nel cuore della Basilica Papale di Santa Maria Maggiore.
    A partire dal prossimo 15 ottobre, le reliquie della Sacra Culla, da secoli cuore della devozione natalizia della Basilica Liberiana, lasceranno temporaneamente la loro abituale collocazione nella monumentale Confessio davanti all’Altare Papale per essere esposte in una posizione straordinariamente ravvicinata ai fedeli e ai pellegrini.
    Non soltanto un intervento di conservazione, dunque, ma un evento capace di intrecciare fede, storia, arte e memoria, offrendo al pubblico un’occasione rara per contemplare da vicino una reliquia intimamente legata all’identità stessa di Santa Maria Maggiore, la basilica romana che più di ogni altra ha custodito nei secoli la memoria della Natività di Cristo.
    La storia della Sacra Culla affonda le proprie radici nei primi secoli del cristianesimo e si intreccia con quella stessa della Basilica Liberiana. Le reliquie oggi conservate a Santa Maria Maggiore consistono in cinque sottili elementi lignei di sicomoro, tradizionalmente identificati come frammenti della mangiatoia nella quale, secondo il racconto evangelico, Maria depose Gesù dopo la nascita.
    Una tradizione antichissima ne collega la presenza a Roma alla devozione sorta intorno ai luoghi della Natività e alla figura di san Girolamo, che visse a lungo a Betlemme tra IV e V secolo. La venerazione della mangiatoia contribuì profondamente a definire l’identità liturgica e devozionale della basilica romana, tanto che Santa Maria Maggiore fu indicata già in antico anche come Santa Maria ad Praesepe, “Santa Maria presso il Presepe”. (AGI)

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AGGIORNAMENTO 13:44

(AGI) - Città del Vaticano, 30 set. - È proprio questa memoria betlemitica ad aver fatto della Basilica Liberiana, attraverso i secoli, la Basilica del Natale per antonomasia: un legame che non riguarda soltanto le reliquie, ma permea la sua storia, la liturgia e persino il suo straordinario patrimonio artistico.
    Anche la sistemazione monumentale delle reliquie racconta una pagina importante della storia dell'arte romana.
Nel 1802 Giuseppe Valadier, tra i maggiori protagonisti del Neoclassicismo a Roma, progettò lo straordinario reliquiario destinato a custodire i sacri legni: un’opera concepita significativamente in forma di culla, nella quale la preziosità dei materiali e l’eleganza neoclassica trasformano il contenitore stesso in evocazione visiva del mistero della Natività. Qualche decennio più tardi fu Pio IX a dare alla Sacra Culla una nuova e solenne ambientazione monumentale. Tra il 1861 e il 1864, l’architetto romano Virginio Vespignani realizzò davanti all’Altare Papale la grande Confessio: uno scenografico spazio semipogeo nel quale il reliquiario trovò la propria collocazione privilegiata. Vespignani vi dispiegò uno straordinario repertorio di marmi policromi – circa settanta varietà, provenienti in larga parte dagli scavi allora condotti a Roma e Ostia – creando uno dei più significativi interventi ottocenteschi all’interno della basilica. È questo complesso, divenuto ormai parte inscindibile dell'immagine di Santa Maria Maggiore, a essere oggi interessato da un nuovo intervento volto a coniugare la tutela delle reliquie con le più avanzate esigenze conservative.
    Il progetto nasce infatti dalla necessità di sostituire l’attuale struttura interna, realizzata con pannellature lignee e non più adeguata a garantire condizioni ottimali e costanti di conservazione. (AGI)

AGGIORNAMENTO 13:44

(AGI) - Città del Vaticano, 30 set. - La nuova teca sarà progettata secondo criteri aggiornati di stabilità, sicurezza e controllo microclimatico, integrandosi al tempo stesso con l’involucro storico e con il complesso apparato architettonico della Confessio. Ma l’intervento non sarà soltanto tecnico. Alle spalle della Sacra Culla verrà realizzato un nuovo fondale musivo blu, composto da smalti vitrei e tessere dorate, destinato a evocare simbolicamente il cielo della Natività. La disposizione degli astri riprodurrà infatti la configurazione celeste ricostruita per la notte di Betlemme, trasformando il fondo della nicchia in un cielo stellato capace di mettere idealmente in relazione Roma e Betlemme, la reliquia e il luogo della nascita di Cristo.
    Proprio i lavori renderanno possibile un evento difficilmente ripetibile. Durante l’intervento, il reliquiario sarà infatti trasferito su uno degli altari laterali della navata destra, in prossimità della Cappella Sistina, consentendo ai fedeli di avvicinarsi alla Sacra Culla in una condizione di raccoglimento e prossimità del tutto particolare.
La scelta della collocazione acquista inoltre un suggestivo significato iconografico: la reliquia sarà posta in dialogo con l’Annunciazione di Pompeo Batoni, splendida opera della pittura romana del Settecento. All’annuncio dell’angelo a Maria farà così idealmente seguito, nello spazio della basilica, la memoria tangibile della Natività: dall’Ecce ancilla Domini alla mangiatoia di Betlemme, dall’Annunciazione all’Incarnazione.
Un accostamento che trasformerà la sistemazione temporanea in un vero e proprio percorso di fede e di arte.
    Durante l’esposizione la Confessio resterà chiusa al pubblico. Il 24 dicembre, secondo la consuetudine della basilica, la Sacra Culla sarà quindi solennemente trasferita presso l’Altare Papale, dove rimarrà per l’intero periodo natalizio. Con l’Epifania, il reliquiario tornerà infine nella propria storica nicchia, trovandovi ad attenderlo la nuova teca e il rinnovato cielo musivo. 
    L’intervento sarà realizzato sotto la sovrintendenza della Direzione dei Musei e dei Beni Culturali del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e affidato alla Progetto Arte Poli di Verona, atelier specializzato nella realizzazione di opere d’arte sacra e interventi destinati a importanti complessi ecclesiastici. L’esposizione temporanea diventa così molto più della conseguenza di un cantiere: rappresenta un’occasione eccezionale per riscoprire uno dei grandi tesori della cristianità, osservandolo da una prossimità normalmente impossibile e ripercorrendo, attraverso di esso, quasi duemila anni di devozione, storia e arte. Perché a Santa Maria Maggiore il Natale non è soltanto celebrato: è custodito nella memoria stessa della basilica. (AGI)

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