(AGI) - Città del Vaticano, 24 mar. - Nel 2024 nel mondo sono stati effettuati circa 170 mila trapianti e si stima che il numero corrisponda a nemmeno il 10% dei potenziali candidati a ricevere un organo. Nell'Unione Europea inoltre si stima che ogni giorno muoiano 8 persone per l'assenza di organi, e negli Usa il numero sale a 15.
Sono i dati resi noti stamani in Vaticano nel corso della conferenza stampa di presentazione del documento - nella sua versione aggiornata - della Pontificia Accademia per la Vita (Pav) sulla "Prospettiva degli xenotrapianti. Aspetti scientifici e considerazioni etiche”.
Gli xenotrapianti, ossia il trapianto di organi, tessuti o cellule da animali a esseri umani, principalmente maiali geneticamente modificati per ridurre il rigetto, rappresenterebbero la "soluzione alla carenza di materiale e avrebbe un enorme potenziale per alleviare questa problematica", ha sottolineato monsignor Renzo Pegoraro, presidente della Pav.
Già nel 2001, la Pontificia Accademia per la Vita pubblicò un documento che affrontava la questione da una prospettiva necessariamente duplice: scientifica e umanistica. Ora, 25 anni dopo, si è deciso di offrire una seconda edizione di questo documento, fornendo, ha precisato monsignor Pegoraro, "una sintesi aggiornata dei progressi scientifici e riformulando, in modo adeguato alle recenti innovazioni, una serie di criteri etici che possono guidare e accompagnare questo importante campo della medicina". In sostanza, il documento non vuole entrare nelle questioni politico-legislative procedurali, ma vuole sottolineare "l'importanza e l'auspicabilità che si raggiunga al più presto una sostanziale convergenza della legislazione internazionale in questo ambito, attraverso
un autentico coordinamento a diversi livelli". "Da un lato - si legge nel testo -, tale legislazione deve prevedere norme per la prosecuzione della ricerca scientifica, garantendone la validità e la sicurezza. Dall'altro lato, deve vigilare sulla salute dei cittadini coinvolti e sui potenziali rischi (soprattutto infettivi) connessi allo xenotrapianto".
Un capitolo del documento è dedicato alla "Gestione responsabile dell'essere umano: Preservare la vita umana ed evitare la sofferenza animale" nel quale si riafferma che "gli esseri umani possiedono una dignità unica e superiore" e che "il sacrificio degli animali può essere giustificato solo se necessario per conseguire un importante beneficio per la persona umana, come nel caso degli xenotrapianti negli esseri umani, anche quando ciò comporta esperimenti sugli animali e/o la loro modificazione genetica". (AGI)
Trapianti: Santa Sede, da animali solo con criteri precisi
AGGIORNAMENTO 16:44
(AGI) - Città del Vaticano, 24 mar. - Nel 2024 nel mondo sono stati effettuati circa 170 mila trapianti e si stima che il numero corrisponda a nemmeno il 10% dei potenziali candidati a ricevere un organo. Nell'Unione Europea inoltre si stima che ogni giorno muoiano 8 persone per l'assenza di organi, e negli Usa il numero sale a 15.
Sono i dati resi noti stamani in Vaticano nel corso della conferenza stampa di presentazione del documento - nella sua versione aggiornata - della Pontificia Accademia per la Vita (Pav) sulla "Prospettiva degli xenotrapianti. Aspetti scientifici e considerazioni etiche”.
Gli xenotrapianti, ossia il trapianto di organi, tessuti o cellule da animali a esseri umani, principalmente maiali geneticamente modificati per ridurre il rigetto, rappresenterebbero la "soluzione alla carenza di materiale e avrebbe un enorme potenziale per alleviare questa problematica", ha sottolineato monsignor Renzo Pegoraro, presidente della Pav.
Già nel 2001, la Pontificia Accademia per la Vita pubblicò un documento che affrontava la questione da una prospettiva necessariamente duplice: scientifica e umanistica. Ora, 25 anni dopo, si è deciso di offrire una seconda edizione di questo documento, fornendo, ha precisato monsignor Pegoraro, "una sintesi aggiornata dei progressi scientifici e riformulando, in modo adeguato alle recenti innovazioni, una serie di criteri etici che possono guidare e accompagnare questo importante campo della medicina". In sostanza, il documento non vuole entrare nelle questioni politico-legislative procedurali, ma vuole sottolineare "l'importanza e l'auspicabilità che si raggiunga al più presto una sostanziale convergenza della legislazione internazionale in questo ambito, attraverso
un autentico coordinamento a diversi livelli". "Da un lato - si legge nel testo -, tale legislazione deve prevedere norme per la prosecuzione della ricerca scientifica, garantendone la validità e la sicurezza. Dall'altro lato, deve vigilare sulla salute dei cittadini coinvolti e sui potenziali rischi (soprattutto infettivi) connessi allo xenotrapianto".
Un capitolo del documento è dedicato alla "Gestione responsabile dell'essere umano: Preservare la vita umana ed evitare la sofferenza animale" nel quale si riafferma che "gli esseri umani possiedono una dignità unica e superiore" e che "il sacrificio degli animali può essere giustificato solo se necessario per conseguire un importante beneficio per la persona umana, come nel caso degli xenotrapianti negli esseri umani, anche quando ciò comporta esperimenti sugli animali e/o la loro modificazione genetica". (AGI)
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(AGI) - Città del Vaticano, 24 mar. - Tuttavia, anche in questo caso, "sussiste il requisito etico che, nell'utilizzo degli animali, gli esseri umani debbano osservare determinate condizioni". E cioè: "devono essere rispettati i criteri di reale necessità e ragionevolezza; devono essere evitate le modifiche genetiche che potrebbero alterare significativamente la biodiversità e l'equilibrio delle specie nel mondo animale; deve essere prevenuta la sofferenza inutile degli animali".
Dal punto di vista teologico e morale, si legge, "non si ravvisano problemi sostanziali nell'utilizzo di diverse specie animali (ad esempio, primati non umani), ma si lascia aperta la questione dei diversi livelli di sensibilità tra animali di specie diverse e dell'equilibrio tra le specie e all'interno di una specie". Un antropocentrismo moderato "permette di considerare anche altre creature dotate di valore intrinseco". Tuttavia, si spiega, ciò non significa un divieto assoluto di uccidere. "Mentre l'uso della forza per proteggere la vita può essere legittimo, l'uccisione di massa di animali senza alcuna responsabilità e rispetto non può essere equiparata al compito umano di intervenire nel mondo con spirito di cura e responsabilità". "L'intervento nella vita umana e animale nel contesto dello xenotrapianto non è quindi fondamentalmente diverso da altri interventi in natura che sono di sostegno vitale per gli esseri umani, come il consumo di animali per la sopravvivenza, mentre può essere considerato diverso per urgenza a causa del carattere letale dell'insufficienza d'organo e della mancanza di alternative". Ma anche l'utilizzo degli animali per la propria sopravvivenza è considerato da un numero crescente di persone un'esperienza dolorosa. Quindi, "osservare il benessere animale, evitare la sofferenza e prevenire l'estinzione di una specie sono alcuni dei criteri di interesse generale, che risultano rilevanti anche in questo contesto". Inoltre, "nel rispetto della dignità del creato, la ricerca sugli animali non dovrebbe avvenire a mero costo degli animali stessi, ma con il loro aiuto, ovvero non per soddisfare la sola curiosità dell'essere umano, ma nel rispetto del loro valore intrinseco, perché non hanno un mero valore strumentale. Gli interventi sulla vita animale sono quindi vincolati - prosegue il testo - al rispetto del valore intrinseco dell'animale e all'applicazione del ragionamento morale. Tra i criteri etici, l'adeguata relazione tra scopo e mezzi rispetto alle conseguenze prevedibili, i principi etici delle virtù come la giustizia e la temperanza, ma anche criteri derivati come la 'Regola delle Tre R' (riduzione, sostituzione, affinamento) potrebbero essere applicati. L'intervento umano nella natura deve essere mirato, proporzionato e sostenibile". (AGI)
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(AGI) - Città del Vaticano, 24 mar. - Nel documento inoltre si sottolinea che "la teologia cattolica non pone preclusioni, su base religiosa o rituale, all'utilizzo di qualsiasi animale come fonte di organi, tessuti o cellule per il trapianto su esseri umani. La questione dell'accettabilità di un organo animale, una volta accertato che l'identità personale non venga intaccata dallo xenotrapianto e una volta soddisfatti tutti i requisiti etici generali del trapianto, diventa culturale e psicologica. Pertanto, è possibile superare le iniziali perplessità fornendo il necessario supporto in modo efficace".
Emanuele Cozzi, docente e responsabile dell’Unità di Immunologia dei trapianti dell’Azienda ospedale/Università di Padova, ha illustrato il ruolo dell’ingegneria genetica sui maiali per l’aumento delle compatibilità immunologica e fisiologica. Dopo l’ingegnerizzazione gli organi “sono stati saggiati in modelli pre-clinici e trapiantati in primati non umani, come scimmie, babbuini, scimpanzé, con risultati straordinari”. Al momento, ha riferito Cozzi, al mondo almeno 5 centri di ricerca hanno dimostrato di tenere in vita primati non umani o con un cuore o un rene di maiale ingegnerizzato per almeno un anno: negli Usa una scimmia vive da cinque anni con un rene di maiale impiantato.
Daniel J. Hurst, del Department of medical education and scholarship Rowan-Virtua school of Osteopathic medicine di Stratford, ha invece riferito di essere entrati negli Usa "in una fase più avanzata" con xenotrapianti su persone morte a livello cerebrale, approvati dalla Fda per uso compassionevole su pazienti che non potevano ricevere allotrapianti o comunque sarebbero morti prima. Riguardo all'etica animale e alle malattie infettive Hurst ha sottolineato che come uomini “esercitiamo il dominio sul mondo e sul creato” ma questo “non vuol dire che possiamo fare quello che vogliamo”; quanto ai rischi infettivi, “sappiamo che gli animali possono trasmettere patogeni agli esseri umani” e bisogna proteggere dal pericolo della xenozoonosi.
Cozzi infine, rispondendo a una domanda su una possibile "commercializzazione” degli xenotrapianti, ha parlato di “standard accettabili” in studio all’Organizzazione mondiale della sanità aggiungendo che "almeno per i prossimi cinque anni in Italia sarà molto difficile fare molti trapianti sull’uomo, quindi bisognerà continuare a lavorare tanto per la donazione di organi umani”. E sui rischi per il pubblico a proposito delle zoonosi, Cozzi ha risposto precisando che i maiali donatori non sono stabulati come quelli per l’alimentazione, che già hanno alti livelli di sicurezza, ma in modo che non siano infettivi. E se nell’Università del Maryland è stato trapiantato un cuore con il citomegalovirus porcino, “l’ingegneria medica ha distrutto nel genoma di maiale quelle sequenze che producono il retrovirus porcino. (AGI)