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SCHEDA: Un mese dopo cattura Maduro, Venezuela sta cambiando

Estero

(AGI) - Roma, 3 feb. - Retorica chavista a parte, molto sta cambiando in Venezuela un mese esatto dopo il blitz con cui il 3 gennaio le forze speciali americane hanno catturato e di fatto deposto Nicolas Maduro. La presidente ad interim Delcy Rodriguez si è allineata alle richieste di Washington sulle questioni chiave, pur continuando a sostenere pubblicamente la rivoluzione bolivariana.
  Così il paese sta mutando pian piano volto, internamente e sulla scena internazionale:

- Il quasi protettorato Usa
Memore della lezione irachena, Washington ha scelto la continuità di governo a discapito delle ambizioni della leader dell'opposizione Maria Corina Machado. Sulla poltrona che fu di Maduro siede ora quella che era stata la sua ultima vice, Rodriguez, ad alimentare più di un sospetto che il blitz della Delta Force fosse stato preparato con più di una spalla a Caracas. Questo non significa che quella poltrona sia solida. Anzi. Donald Trump, che si è autoproclamato su Truth 'presidente ad interim', non perde occasione per ricordarle che farà la stessa fine del suo predecessore se non si adeguerà al 'protettorato' della Casa Bianca.

- Relazioni diplomatiche 
I due governi hanno ripreso formalmente le loro relazioni diplomatiche, con la riapertura delle ambasciate. La vecchia sede diplomatica americana a Baruta, nel distretto metropolitano di Caracas, era stata chiusa nel 2019 dopo che lo Maduro aveva rotto le relazioni bilaterali con gli Usa che avevano riconosciuto Juan Guaidò come legittimo presidente. Da allora, Washington aveva fatto affidamento per le questioni venezuelane sulla sua rappresentanza a Bogotà. Il 31 gennaio è arrivata la nuova ambasciatrice, Laura Dogo.
  Anche il Venezuela sta lavorando per rimettere in funzione la sua vecchia sede a Georgetown, a pochi passi dal fiume Potomac. Per quattro anni la sede e i consolati venezuelani negli Stati Uniti sono stati amministrati da rappresentanti di Guaidò. Nel gennaio 2023, tutti gli uffici diplomatici sono stati chiusi dopo che la stessa opposizione venezuelana aveva sconfessato Guaidò come presidente ad interim. (AGI)

AGGIORNAMENTO 11:31

(AGI) - Roma, 3 feb. - Retorica chavista a parte, molto sta cambiando in Venezuela un mese esatto dopo il blitz con cui il 3 gennaio le forze speciali americane hanno catturato e di fatto deposto Nicolas Maduro. La presidente ad interim Delcy Rodriguez si è allineata alle richieste di Washington sulle questioni chiave, pur continuando a sostenere pubblicamente la rivoluzione bolivariana.
  Così il paese sta mutando pian piano volto, internamente e sulla scena internazionale:

- Il quasi protettorato Usa
Memore della lezione irachena, Washington ha scelto la continuità di governo a discapito delle ambizioni della leader dell'opposizione Maria Corina Machado. Sulla poltrona che fu di Maduro siede ora quella che era stata la sua ultima vice, Rodriguez, ad alimentare più di un sospetto che il blitz della Delta Force fosse stato preparato con più di una spalla a Caracas. Questo non significa che quella poltrona sia solida. Anzi. Donald Trump, che si è autoproclamato su Truth 'presidente ad interim', non perde occasione per ricordarle che farà la stessa fine del suo predecessore se non si adeguerà al 'protettorato' della Casa Bianca.

- Relazioni diplomatiche 
I due governi hanno ripreso formalmente le loro relazioni diplomatiche, con la riapertura delle ambasciate. La vecchia sede diplomatica americana a Baruta, nel distretto metropolitano di Caracas, era stata chiusa nel 2019 dopo che lo Maduro aveva rotto le relazioni bilaterali con gli Usa che avevano riconosciuto Juan Guaidò come legittimo presidente. Da allora, Washington aveva fatto affidamento per le questioni venezuelane sulla sua rappresentanza a Bogotà. Il 31 gennaio è arrivata la nuova ambasciatrice, Laura Dogo.
  Anche il Venezuela sta lavorando per rimettere in funzione la sua vecchia sede a Georgetown, a pochi passi dal fiume Potomac. Per quattro anni la sede e i consolati venezuelani negli Stati Uniti sono stati amministrati da rappresentanti di Guaidò. Nel gennaio 2023, tutti gli uffici diplomatici sono stati chiusi dopo che la stessa opposizione venezuelana aveva sconfessato Guaidò come presidente ad interim. (AGI)

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AGGIORNAMENTO 11:31

(AGI) - Roma, 3 feb. - Sicurezza
La Cia starebbe lavorando, secondo indiscrezioni di stampa, per stabilire una presenza permanente degli Stati Uniti in Venezuela. Non a caso, il direttore dell'intelligence americana John Ratcliffe è stato il primo alto funzionario dell'amministrazione Trump a visitare il Venezuela dopo la cattura di Maduro. 

- Petrolio
Il governo di Rodriguez ha approvato rapidamente le riforme all'industria petrolifera chieste da Washington. Le aziende private ora possono operare in modo indipendente, invece di essere solo partner minoritari in joint venture con la compagnia petrolifera statale. Con le nuove normative si riducono anche i pagamenti delle royalties e lo Stato rinuncia al controllo sull'esplorazione.
  Dal canto suo, Trump ha riunito attorno al tavolo i giganti petroliferi americani e li ha esortati a investire nel paese, ma non c'è stata la sperata corsa alle risorse venezuelane: pesa ancora l'instabilità politica e soprattutto i costi enormi per rilanciare un settore che è stato segnato da anni di corruzione e sanzioni statunitensi.
  Nel frattempo, il governo degli Stati Uniti ha sequestrato e venduto direttamente parte del petrolio venezuelano. E interrotto le forniture a Cuba.

- Assetto istituzionale
Rodriguez guida un'amministrazione ad interim che sulla carta prevederebbe continuità con il governo di Maduro, ma di fatto sta senza clamore sostituendo ministri e alti funzionari militari. Sono sempre al loro posto, almeno per ora, attori chiave come il ministro dell'Interno Diosdado Cabello e il ministro della Difesa Vladimir Padrino. Ma la presidente è in costante contatto con la capo della missione americana Dogu sulla "transizione" del paese e dunque altre novità potrebbero seguire presto.

- Prigionieri politici e amnistia
Pochi giorni dopo il suo insediamento, Rodriguez ha iniziato ad aprire le porte delle tante prigioni che in questi anni hanno ospitato centinaia di detenuti politici. Da centri tristemente famosi come l'Helicoide di Caracas sono uscite secondo le autorità oltre 600 detenuti, tra cui Alberto Trentini e diversi altri italiani. Domenica è tornato libero Javier Tarazona, attivista simbolo della resistenza anti-Maduro. Secondo le Ong, in realtà sono state scarcerare solo poco più di 300 persone e altre 700 restano dietro le sbarre.
  La presidente ha annunciato la settimana scorsa un'amnistia generale a breve. Oltre alla chiusura dell'Helicoide. (AGI)

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