(AGI) - Bruxelles, 3 ago. - La Commissione europea ha fatto sapere di aver ricevuto dall'Italia la notifica della sospensione dell'accordo di Schengen per la crisi migratoria che ha colpito Ceuta. Ma Roma non è il solo governo ad aver attivato negli ultimi mesi limitazioni alla libera circolazione a causa di "minacce esterne". L'elenco aggiornato in ordine cronologico è pubblicato sulla pagina ufficiale della Commissione europea dedicata alla 'Reintroduzione temporanea dei controlli alle frontiere'. Le notifiche riflettono pressioni migratorie, minacce alla sicurezza e rischi di movimenti secondari.
L’Italia figura tra i Paesi che hanno attualmente due limitazioni distinte. Una, l'ultima, dal 1° agosto al 1° settembre 2026 alle frontiere interne aeree e marittime con la Spagna, motivata dalla crisi migratoria a Ceuta. L'altra era già attiva dal 19 giugno e arriverà fino 18 dicembre 2026, lungo la frontiera terrestre con la Slovenia, legata ai rischi di infiltrazioni terroristiche dalla rotta balcanica.
Oltre all’Italia, controlli sono attualmente in vigore in Austria, Germania, Francia, Paesi Bassi, Polonia, Svezia e Norvegia.
L’Austria mantiene controlli fino al 15 settembre verso Slovacchia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovenia, citando la pressione migratoria dalla rotta balcanica e l’instabilità internazionale. (AGI)
SCHEDA = Ue: Schengen sospeso da 8 paesi, 2 casi dell'Italia
AGGIORNAMENTO 15:31
(AGI) - Bruxelles, 3 ago. - La Commissione europea ha fatto sapere di aver ricevuto dall'Italia la notifica della sospensione dell'accordo di Schengen per la crisi migratoria che ha colpito Ceuta. Ma Roma non è il solo governo ad aver attivato negli ultimi mesi limitazioni alla libera circolazione a causa di "minacce esterne". L'elenco aggiornato in ordine cronologico è pubblicato sulla pagina ufficiale della Commissione europea dedicata alla 'Reintroduzione temporanea dei controlli alle frontiere'. Le notifiche riflettono pressioni migratorie, minacce alla sicurezza e rischi di movimenti secondari.
L’Italia figura tra i Paesi che hanno attualmente due limitazioni distinte. Una, l'ultima, dal 1° agosto al 1° settembre 2026 alle frontiere interne aeree e marittime con la Spagna, motivata dalla crisi migratoria a Ceuta. L'altra era già attiva dal 19 giugno e arriverà fino 18 dicembre 2026, lungo la frontiera terrestre con la Slovenia, legata ai rischi di infiltrazioni terroristiche dalla rotta balcanica.
Oltre all’Italia, controlli sono attualmente in vigore in Austria, Germania, Francia, Paesi Bassi, Polonia, Svezia e Norvegia.
L’Austria mantiene controlli fino al 15 settembre verso Slovacchia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovenia, citando la pressione migratoria dalla rotta balcanica e l’instabilità internazionale. (AGI)
AGGIORNAMENTO 15:31
(AGI) - Bruxelles, 3 ago. - La Germania ha notificato misure fino al 15 settembre su quasi tutte le sue frontiere terrestri – Francia, Lussemburgo, Belgio, Paesi Bassi, Danimarca, Austria, Svizzera, Repubblica Ceca e Polonia – per contrastare immigrazione irregolare e reti di traffico.
La Francia ha prorogato i controlli fino al 31 ottobre verso Belgio, Germania, Lussemburgo, Svizzera, Spagna e Italia, richiamando minacce jihadiste, antisemitismo e grandi eventi come il G7.
I Paesi Bassi mantengono controlli fino al 30 settembre verso Belgio e Germania, oltre che alle frontiere aeree intra-Schengen, per gestire la pressione sul sistema d’asilo.
La Polonia ha misure attive fino all'1 ottobre verso Germania e Lituania, mentre la Svezia ha prorogato fino all’11 novembre controlli su tutte le frontiere interne, con particolare attenzione alla Danimarca, per contrastare criminalità organizzata e minacce terroristiche.
La Norvegia, infine, mantiene controlli fino all’11 novembre nei porti con collegamenti marittimi verso altri Paesi Schengen, citando rischi alla sicurezza energetica.
La Commissione ricorda che la reintroduzione dei controlli alle frontiere interne è consentita solo in circostanze eccezionali e per periodi limitati. Il Trattato di Schengen prevede quattro scenari: minaccia imprevedibile (fino a tre mesi), minaccia prevedibile legata a eventi specifici (fino a due anni), gravi carenze nella gestione delle frontiere esterne su raccomandazione del Consiglio (fino a due anni) ed emergenze sanitarie su larga scala con proroghe di sei mesi. Ogni notifica deve essere motivata e comunicata alle istituzioni europee e agli altri Stati membri. (AGI)