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SCHEDA = Safe divide l'Europa, primi fondi a Polonia e Cipro

Estero

(AGI) - Bruxelles, 3 lug. - Mancano pochi giorni al vertice Nato di Ankara e il tema delle spese per la difesa tornerà al centro dei colloqui degli Alleati, soprattutto visto l’annunciato disimpegno degli Usa in Europa. Dichiarazioni e fatti, che hanno spinto l’Unione europea a intensificare i propri sforzi nel potenziamento dell’industria europea della difesa attraverso diversi piani, tra cui Rearm Eu e lo strumento finanziario Safe che mette a disposizione degli stati membri 150 miliardi di euro in prestiti a lungo termine (45 anni) e a tassi competitivi che richiederanno assistenza finanziaria per investimenti nelle capacità di difesa. Questi prestiti finanzieranno iniziative di approvvigionamento urgenti e su larga scala, garantendo che l'industria della difesa europea possa fornire le attrezzature necessarie quando saranno più richieste. Per massimizzare l'impatto e ridurre la frammentazione, i progetti si baseranno su appalti comuni, coinvolgendo almeno uno Stato membro beneficiario del programma Safe e un altro Stato membro, nonché l'Ucraina, il Canada, Albania, Canada, Giappone, Moldavia, Macedonia del Nord, Norvegia, Corea del Sud e Regno Unito.
   Al momento sono 19 gli stati che hanno presentato domanda di finanziamento con importi molto diversi: si va dai 46 miliardi presentati dalla Danimarca, a cui segue la Polonia con 43 miliardi, fino ad arrivare al miliardo chiesto dalla Spagna. Esemplare il caso della Polonia che lo scorso 29 maggio ha già visto l’erogazione di 6,6 milioni di euro che andranno a finanziare i 139 progetti messi in campo, tra cui la produzione di batterie anti droni che saranno realizzati insieme alla Norvegia.   
   L’Italia può richiedere fino a 15 miliardi di fondi ma non ha ancora firmato i contratti esecutivi con la Commissione. Il governo di Giorgia Meloni avrebbe avviato una discussione interna per rivedere la richiesta di stanziamento a ribasso, ma comunque, avvisano da Bruxelles, il tempo stringe. Tra i paesi che non hanno fatto richiesta risulta per esempio la Germania perché i solidi conti pubblici e l'elevato rating AAA consentono al paese del cancelliere Merz di indebitarsi sui mercati a tassi più convenienti rispetto a quelli applicati sui prestiti europei. (AGI)   

AGGIORNAMENTO 16:12

(AGI) - Bruxelles, 3 lug. - Mancano pochi giorni al vertice Nato di Ankara e il tema delle spese per la difesa tornerà al centro dei colloqui degli Alleati, soprattutto visto l’annunciato disimpegno degli Usa in Europa. Dichiarazioni e fatti, che hanno spinto l’Unione europea a intensificare i propri sforzi nel potenziamento dell’industria europea della difesa attraverso diversi piani, tra cui Rearm Eu e lo strumento finanziario Safe che mette a disposizione degli stati membri 150 miliardi di euro in prestiti a lungo termine (45 anni) e a tassi competitivi che richiederanno assistenza finanziaria per investimenti nelle capacità di difesa. Questi prestiti finanzieranno iniziative di approvvigionamento urgenti e su larga scala, garantendo che l'industria della difesa europea possa fornire le attrezzature necessarie quando saranno più richieste. Per massimizzare l'impatto e ridurre la frammentazione, i progetti si baseranno su appalti comuni, coinvolgendo almeno uno Stato membro beneficiario del programma Safe e un altro Stato membro, nonché l'Ucraina, il Canada, Albania, Canada, Giappone, Moldavia, Macedonia del Nord, Norvegia, Corea del Sud e Regno Unito.
   Al momento sono 19 gli stati che hanno presentato domanda di finanziamento con importi molto diversi: si va dai 46 miliardi presentati dalla Danimarca, a cui segue la Polonia con 43 miliardi, fino ad arrivare al miliardo chiesto dalla Spagna. Esemplare il caso della Polonia che lo scorso 29 maggio ha già visto l’erogazione di 6,6 milioni di euro che andranno a finanziare i 139 progetti messi in campo, tra cui la produzione di batterie anti droni che saranno realizzati insieme alla Norvegia.   
   L’Italia può richiedere fino a 15 miliardi di fondi ma non ha ancora firmato i contratti esecutivi con la Commissione. Il governo di Giorgia Meloni avrebbe avviato una discussione interna per rivedere la richiesta di stanziamento a ribasso, ma comunque, avvisano da Bruxelles, il tempo stringe. Tra i paesi che non hanno fatto richiesta risulta per esempio la Germania perché i solidi conti pubblici e l'elevato rating AAA consentono al paese del cancelliere Merz di indebitarsi sui mercati a tassi più convenienti rispetto a quelli applicati sui prestiti europei. (AGI)   

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AGGIORNAMENTO 16:12

(AGI) - Bruxelles, 3 lug. - I primi pagamenti sono già partiti per Polonia, Cipro e Lituania. Al momento, 18 Stati membri hanno ottenuto l’approvazione dei rispettivi piani e ricevuto gli accordi di prestito da completare con la firma. Di questi, dieci Paesi hanno già firmato l’accordo. Altri cinque lo hanno rinviato alla Commissione e attendono il timbro di Palazzo Berlaymont. Restano invece tre Stati membri, tra cui l’Italia, per i quali la procedura deve ancora avanzare. Caso particolare è quello dell’Ungheria il cui piano da 16 miliardi è ancora al vaglio della Commissione. Il tempo però non è infinito.  
   "Abbiamo 18 Stati membri i cui piani sono stati approvati. Questi 18 Stati membri hanno ricevuto gli accordi di prestito, che devono essere completati prima di poter essere firmati. Ora abbiamo 10 Stati membri che hanno firmato questi accordi di prestito. Cinque ce li hanno restituiti e stiamo per firmare anche con loro. Ne restano tre, tra cui l'Italia: qui dobbiamo assolutamente fare progressi, e farli abbastanza rapidamente, in modo da poter firmare l'accordo e sbloccare i fondi per avviare i progetti" ha spiegato ieri il portavoce della Commissione Ue, Thomas Regnier, durante il briefing quotidiano con la stampa e ribadendo che la scadenza per avere una riallocazione dei fondi non assegnati è la fine dell’anno. Quindi è essenziale per gli stati che hanno iter ancora in corso “l'obiettivo è farlo il più rapidamente possibile, in modo da poter erogare il denaro e gli eventuali fondi non utilizzati, per poi riallocarli entro la fine dell'anno, data la scadenza legale". (AGI)

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