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SCHEDA = Iran: basi Usa in M.O., asset ma anche obiettivo

Estero

(AGI) - Istanbul, 24 feb. - Così come l'USS Delbert D. Black, un cacciatorpediniere lanciamissili, si è unito alle forze del Centcom. Secondo BBC Verify, almeno 12 navi si trovavano in Medio Oriente. Tra queste figuravano la Abraham Lincoln, tre cacciatorpediniere della classe Arleigh Burke, due cacciatorpediniere con capacità di attacco a lungo raggio e tre navi specializzate per il combattimento di stanza in Bahrein. Altri due cacciatorpediniere sono stati tracciati nei pressi della base di Souda Bay in Grecia, e un altro nel Mar Rosso.
I muscoli della potenza americana non si mettono in mostra solo in acqua. I sistemi di tracciamento dei voli mostrano che aerei RC-135W Rivet Joint dell’Aeronautica statunitense, velivoli specializzati nel monitoraggio delle emissioni elettroniche e nel tracciamento di radar e reti di comunicazione, sono atterrati in Qatar negli ultimi giorni. I media israeliani hanno inoltre riferito del dispiegamento di forze e mezzi statunitensi a distanza utile per colpire l’Iran. "Oltre alla risposta navale, l’esercito statunitense si sta preparando a rafforzare anche le proprie difese terrestri, con una batteria di difesa aerea Thaad attesa nei prossimi giorni", ha riportato Channel 13 di Israele. Il tracciamento open-source dei voli mostra inoltre l'arrivo di uno squadrone di rinforzo di caccia F-15 presso la base aerea Muwaffaq Salti in Giordania. The War Zone ha inoltre riferito che vi sono segnali che suggeriscono l’arrivo in Medio Oriente di ulteriori capacità aeree. Tra queste figurano sei jet da guerra elettronica EA-18G Growler della Marina statunitense, che hanno lasciato i Caraibi e stanno attraversando l’Atlantico verso una destinazione non ancora chiara. Questi velivoli possono essere impiegati per operazioni di guerra elettronica e per penetrare le difese aeree. La Bbc ha inoltre riportato ulteriori movimenti di aerei statunitensi verso il Medio Oriente a metà febbraio, tra cui caccia F-35 e F-22, aerocisterne KC-135 e KC-46 e velivoli di comando e sorveglianza E-3 Sentry.
I rinforzi e le portaerei Usa sono giunti nella regione per ovviare alle difficoltà diplomatiche nell'utilizzo delle basi in un possibile attacco su suolo iraniano. Gli Emirati Arabi Uniti hanno dichiarato che non consentiranno l’uso del proprio territorio, spazio aereo o acque per "azioni militari ostili" contro l’Iran. In una telefonata con il presidente iraniano, il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha affermato che anche l’Arabia Saudita non permetterà l’uso del proprio spazio aereo o territorio contro Teheran. (AGI)

AGGIORNAMENTO 11:16

(AGI) - Istanbul, 24 feb. - Le basi americane in Medio Oriente sono un asset imprescindibile per un'eventuale operazione militare contro l'Iran ma allo stesso tempo possono rappresentare anche il punto debole per il Pentagono, essendo a portata di gittata dei missili di Teheran. 
Oltre ai rinforzi inviati nelle ultime settimane, sono decine di migliaia i soldati americani dislocati da anni in importanti basi aeree, navali e centri di addestramento.
In base a quanto rivelato dal Council of Foreign Relations, le forze Usa possono contare su 19 diversi siti, otto dei quali considerati permanenti, in tutto il Medio Oriente. I marines americani si trovano in Bahrein, Egitto, Iraq, Israele, Giordania, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita, Siria, Oman ed Emirati Arabi Uniti. In Turchia e a Gibuti, gli Stati Uniti mantengono grandi basi militari che servono diversi comandi regionali, ma contribuiscono alle attività in Medio Oriente e difficilmente verranno coinvolti in un attacco all'Iran. Una eventualità che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan sta facendo di tutto per scongiurare.
Il Bahrein ospita 9 mila soldati americani, ed è da anni la base della Quinta flotta della Marina statunitense, responsabile del Golfo, del Mar Rosso, del Mar Arabico e di parte dell’Oceano Indiano. La base aerea di al-Udeid in Qatar, nel deserto alla periferia di Doha, è il quartier generale del Comando centrale degli Stati Uniti, noto anche come Centcom. L’area di responsabilità del Centcom non comprende solo il Medio Oriente, ma anche parti dell’Asia centrale e meridionale. Al-Udeid è la più grande base americana nella regione e ospita circa 10 mila militari.
In Kuwait si trova Camp Arifjan, quartier generale tattico (o avanzato) dell’Us Army Central, una formazione militare che funge da componente terrestre del Centcom. Anche la base aerea di Ali al-Salem, nota come "The Rock" per il suo ambiente isolato, si trova in Kuwait, lungo il confine con l’Iraq. Un'altra base in Kuwait è Camp Buehring, che è stata un punto di smistamento per le unità dirette in Iraq e Siria. In totale, circa 13.500 soldati statunitensi sono di stanza nel piccolo Paese.
Gli Emirati Arabi Uniti ospitano 3.500 militari americani, oltre alla base aerea di al-Dhafra, una struttura condivisa tra Washington e gli Emirati utilizzata durante le missioni contro il gruppo Stato Islamico, così come per missioni di ricognizione nella regione. La presenza americana in Iraq, invece, include la base aerea di Ain al-Asad, ad Anbar, un sito che è stato colpito da missili iraniani dopo l’assassinio da parte degli Stati Uniti di Qassem Soleimani, generale iraniano colpito a inizio 2020. Nella regione autonoma del Kurdistan iracheno si trova la base aerea di Erbil, utilizzata formalmente a fini di addestramento e molto vicina al confine iraniano. (AGI)

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AGGIORNAMENTO 11:16

(AGI) - Istanbul, 24 feb. - Circa 2.700 soldati americani sono di stanza in Arabia Saudita, nella base aerea Prince Sultan, vicino alla capitale Riad. Quest'ultimo è un importante hub dell’aeronautica che può contare su batterie missilistiche Patriot. Non va inoltre dimenticata la base aerea Muwaffaq Salti ad Azraq, in Giordania, che ospita la 332esima Ala Aerea di Spedizione degli Stati Uniti e un contingente di 3.800 uomini, superiore a quello presente in Iraq, dove i marines sono 2,500 e Siria, dove però i 2 mila uomini stanno gradualmente abbandonando il territorio negli ultimi giorni.
Più a nord, in Turchia, la principale base gestita congiuntamente con le forze turche è la base aerea di Incirlik, nella provincia meridionale di Adana. In base alle informazioni disponibili, Incirlik ospita testate nucleari americane. 
Il numero di basi, di truppe e di equipaggiamenti militari statunitensi è cambiato negli ultimi mesi e anni in base alle priorità regionali in evoluzione. In base a quanto reso noto da funzionari della Difesa attualmente sono circa 40 mila i soldati americani in Medio Oriente. Circa un quarto di loro si trova ad al-Udeid, in Qatar, che ospita aerei da combattimento, aerocisterne, capacità di rifornimento in volo e risorse di intelligence. Si ritiene che la seconda base per numero di personale sia quella navale in Bahrein. All’inizio del secondo mandato di Trump, diverse navi da guerra hanno lasciato la regione per sostenere le attività statunitensi sul territorio nazionale e in altri teatri. Una dinamica inversa a quanto visto nelle ultime settimane.
Il fulcro di questa proiezione di potenza è il dispiegamento della USS Abraham Lincoln, che ha lasciato il Mar Cinese Meridionale ed è ora entrata nel Mar Arabico per operare nell’area del Centcom. A metà febbraio, immagini satellitari la mostravano al largo delle coste dell’Oman, a circa 700 km dall’Iran. La Abraham Lincoln è una portaerei a propulsione nucleare con 5.680 uomini di equipaggio. Il suo gruppo d’attacco comprende cacciatorpediniere lanciamissili della classe Arleigh Burke equipaggiati con missili da crociera Tomahawk, capaci di colpire in profondità il territorio iraniano. Una vera e propria base aerea galleggiante che può contare anche su diversi squadroni di aerei da caccia e d’attacco, velivoli per la guerra elettronica, azioni di disturbo dei radar, elicotteri e caccia stealth. La nave si unisce a uno schieramento navale già presente nella regione, che comprende la USS McFaul e la USS Mitscher nell’area del Centcom, e la USS Roosevelt nel Mar Mediterraneo. E altri rinforzi sono in arrivo. La USS Gerald R. Ford, la più grande nave da guerra al mondo, ha trasmesso pubblicamente la propria posizione per 48 minuti, lo scorso 18 febbraio. In quel momento si trovava al largo della costa atlantica del Marocco e sembrava dirigersi verso il Mar Mediterraneo. (AGI)

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(AGI) - Istanbul, 24 feb. - Così come l'USS Delbert D. Black, un cacciatorpediniere lanciamissili, si è unito alle forze del Centcom. Secondo BBC Verify, almeno 12 navi si trovavano in Medio Oriente. Tra queste figuravano la Abraham Lincoln, tre cacciatorpediniere della classe Arleigh Burke, due cacciatorpediniere con capacità di attacco a lungo raggio e tre navi specializzate per il combattimento di stanza in Bahrein. Altri due cacciatorpediniere sono stati tracciati nei pressi della base di Souda Bay in Grecia, e un altro nel Mar Rosso.
I muscoli della potenza americana non si mettono in mostra solo in acqua. I sistemi di tracciamento dei voli mostrano che aerei RC-135W Rivet Joint dell’Aeronautica statunitense, velivoli specializzati nel monitoraggio delle emissioni elettroniche e nel tracciamento di radar e reti di comunicazione, sono atterrati in Qatar negli ultimi giorni. I media israeliani hanno inoltre riferito del dispiegamento di forze e mezzi statunitensi a distanza utile per colpire l’Iran. "Oltre alla risposta navale, l’esercito statunitense si sta preparando a rafforzare anche le proprie difese terrestri, con una batteria di difesa aerea Thaad attesa nei prossimi giorni", ha riportato Channel 13 di Israele. Il tracciamento open-source dei voli mostra inoltre l'arrivo di uno squadrone di rinforzo di caccia F-15 presso la base aerea Muwaffaq Salti in Giordania. The War Zone ha inoltre riferito che vi sono segnali che suggeriscono l’arrivo in Medio Oriente di ulteriori capacità aeree. Tra queste figurano sei jet da guerra elettronica EA-18G Growler della Marina statunitense, che hanno lasciato i Caraibi e stanno attraversando l’Atlantico verso una destinazione non ancora chiara. Questi velivoli possono essere impiegati per operazioni di guerra elettronica e per penetrare le difese aeree. La Bbc ha inoltre riportato ulteriori movimenti di aerei statunitensi verso il Medio Oriente a metà febbraio, tra cui caccia F-35 e F-22, aerocisterne KC-135 e KC-46 e velivoli di comando e sorveglianza E-3 Sentry.
I rinforzi e le portaerei Usa sono giunti nella regione per ovviare alle difficoltà diplomatiche nell'utilizzo delle basi in un possibile attacco su suolo iraniano. Gli Emirati Arabi Uniti hanno dichiarato che non consentiranno l’uso del proprio territorio, spazio aereo o acque per "azioni militari ostili" contro l’Iran. In una telefonata con il presidente iraniano, il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha affermato che anche l’Arabia Saudita non permetterà l’uso del proprio spazio aereo o territorio contro Teheran. (AGI)

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(AGI) - Istanbul, 24 feb. - Qatar, Oman e Turchia hanno fatto pressioni su Washington affinché non intraprenda un'azione militare. Ciò includerebbe anche un presunto divieto di operazioni di rifornimento o di soccorso da quei territori, poiché gli Stati del Golfo temono di essere trascinati in un conflitto più ampio. Ciò potrebbe portare le basi in Iraq o in Giordania a trovarsi nel fuoco incrociato ed è fresca la memoria di quanto avvenuto nel gennaio 2024, quando un attacco con drone attribuito a un gruppo armato iracheno ha ucciso tre soldati statunitensi e ne ha feriti più di 40 in un avamposto nel deserto al confine tra Giordania e Iraq. 
Il regime degli ayatollah sembra accerchiato dalle forze Usa. Tuttavia alle minacce di Trump non sono mancate le repliche da parte del governo iraniano e della stessa Guida Suprema ali Khamenei. Ancora una volta Teheran punta sul fattore sorpresa, così come avvenuto nella guerra dei 12 giorni con Israele dello scorso giugno, quando i missili balistici iraniani colpirono duramente Tel Aviv e misero in crisi il sistema di difesa Iron Dome. Le batterie di missili iraniani di cui si conosce potenza e raggio d'azione possono colpire a distanze che vanno dai 300 ai 2.500 chilometri. I razzi Shahab 1 e Fateh 110 sono quelli schierati ai confini e posizionati contro obiettivi a una distanza massima di 300 chilometri, vale a dire Iraq, Siria, Turchia e Golfo Persico. Qui le basi e gli asset americani possono essere raggiunti anche dai Fateh 2, capaci di colpire a 500 chilometri. I marines dispiegati in Qatar, Bahrein, Emirati, in Giordania e in Arabia Saudita possono finire nel mirino dei missili Zolfaghar, che hanno un raggio d'azione di 700 chilometri e dei Qiam, capaci di colpire fino a 800 chilometri e in teoria colpire anche Israele.
A creare però maggior apprensione e ad aver fatto tremare Tel Aviv lo scorso giugno sono stati i missili Shahab3, Emad, Ghadr, Sejjil e Khoramsar, capaci di arrivare, teoricamente, a colpire fino in Europa e i meno potenti, ma precisi Soumar, che estendono il raggio d'azione dell'arsenale iraniano fino a 2,500 chilometri di distanza.
All'arsenale iraniano si somma la capacità di creare scompiglio degli Houthi dello Yemen. Vera e propria variabile impazzita del conflitto in Medio Oriente, hanno già fatto sapere che riprenderanno gli attacchi contro le navi nel Mar Rosso in caso di un intervento americano ai danni di Teheran, mentre anche le milizie paramilitari irachene hanno minacciato ritorsioni contro gli americani. (AGI)
 

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