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SCHEDA = Il norovirus, come ci si contagia e cosa provoca

Scienza e Tecnologia

(AGI) - Roma, 13 mag. - Più di 1.700 persone sono state messe in quarantena a bordo di una nave da crociera a Bordeaux per un sospetto focolaio di norovirus. Ma di cosa si tratta? Noti anche come virus di Norwalk, sono tra gli agenti più diffusi delle gastroenteriti acute di origine non batterica e rappresentano un problema rilevante per la sicurezza alimentare.
Isolati e identificati nel 1972, appartengono alla famiglia dei Caliciviridae e sono virus a singolo filamento di Rna. Il nome richiama la città dell’Ohio dove, nel 1968, si verificò un’epidemia di gastroenterite.
Le infezioni da norovirus si manifestano soprattutto in contesti comunitari e in ambienti chiusi: ospedali, case di riposo, scuole, navi da commercio e da crociera. Oggi sono noti tre genogruppi in grado di infettare l’uomo, GI, GII e GIV, suddivisi in oltre 30 genotipi. In passato la diagnosi era complessa, perché il virus non è coltivabile e poteva essere individuato solo con il microscopio elettronico o attraverso la ricerca di anticorpi nel sangue. Negli ultimi anni sono stati sviluppati test rapidi basati su marcatori molecolari.
Il periodo di incubazione varia da 12 a 48 ore, mentre l’infezione dura in genere tra 12 e 60 ore. I sintomi sono quelli tipici della gastroenterite: nausea, vomito, soprattutto nei bambini, diarrea acquosa, crampi addominali e, in alcuni casi, febbre lieve. Nella maggior parte dei casi la malattia si risolve in uno o due giorni senza conseguenze. La principale attenzione riguarda la disidratazione, più rischiosa per bambini, anziani e persone con condizioni metaboliche o cardiocircolatorie fragili. Non esistono un trattamento specifico né un vaccino preventivo.
Il norovirus è altamente infettivo: bastano poche particelle virali per provocare l’infezione. Si trasmette da persona a persona per via oro-fecale o aerosol, attraverso acqua e alimenti contaminati o tramite superfici infette. Le epidemie sono spesso associate a frutti di mare crudi, in particolare ostriche, verdure fresche, frutti di bosco, cibi freddi, germogli, erbe, spezie e acqua contaminata.
La prevenzione passa da rigorose misure igieniche nella manipolazione e distribuzione di cibi e bevande. I norovirus resistono nell’ambiente, sopravvivono anche a temperature superiori ai 60 gradi e possono permanere nelle feci per almeno 72 ore dopo la guarigione. Per questo è essenziale lavarsi accuratamente le mani, non lavorare a contatto con alimenti durante una gastroenterite e fino a tre giorni dopo la guarigione, disinfettare superfici e utensili, usare cibi di provenienza certificata ed eliminare eventuali scorte contaminate. (AGI)

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