(AGI) - Roma, 14 lug. - "Il risultato dice che la sinistra e le opposizioni hanno votato compattamente contro. Ma anche nella maggioranza sono mancati diversi voti, e su questo serve una riflessione". Dopo il ko sull'emendamento sulle preferenze Giorgia Meloni non si rivolge solo al centrosinistra che si è opposto allo scrutinio palese, che non ha voluto mettere la faccia sul voto, che ha esultato "come se avesse vinto un Mondiale per aver impedito ai cittadini di poter scegliere i propri parlamentari". Fa male la sconfitta per un solo voto, "ci abbiamo provato. Ha vinto di nuovo la palude. Abbiamo provato a reintrodurre le preferenze nella legge elettorale dopo piu' di 30 anni di liste bloccate", la reazione della presidente del Consiglio. Subito dopo la bocciatura dell'emendamento sulle preferenze arriva la mano tesa del presidente del Senato Ignazio La Russa che ricorda come nel bicameralismo esista "la concreta possibilità di modificare, anche chirurgicamente, quanto votato alla Camera. Ovviamente con un voto favorevole che per il regolamento del Senato non consente sul punto il voto segreto e rende perciò palesi gli intendimenti dei singoli senatori". Fatto sta che, oltre all'amarezza per i numeri che sono venuti a mancare (31 per il capogruppo della Lega, Riccardo Molinari; 36 per le opposizioni), ora si apre la riflessione si come andare avanti. Intanto c'è la caccia ai franchi tiratori.
Fratelli d'Italia assicura che non ce ne sono nel proprio gruppo, anche la Lega fa muro, "non guardate a FI", dice il capogruppo azzurro Enrico Costa. Ma il fatto che i vannacciani abbiano potuto dare parere favorevole potrebbe allargare la 'forbice' e alimentare quel clima di sospetti che si era manifestato anche alla vigilia del voto. Il timore nel gruppo di Fdi era legato alla tenuta dei gruppi parlamentari, nessuna manovra concordata - la premessa - ma la preoccupazione era alta. Sulle resistenze dei singoli deputati soprattutto. (AGI)
Preferenze: Meloni avvisa gli alleati, ora serve riflessione
AGGIORNAMENTO 21:58
(AGI) - Roma, 14 lug. - "Il risultato dice che la sinistra e le opposizioni hanno votato compattamente contro. Ma anche nella maggioranza sono mancati diversi voti, e su questo serve una riflessione". Dopo il ko sull'emendamento sulle preferenze Giorgia Meloni non si rivolge solo al centrosinistra che si è opposto allo scrutinio palese, che non ha voluto mettere la faccia sul voto, che ha esultato "come se avesse vinto un Mondiale per aver impedito ai cittadini di poter scegliere i propri parlamentari". Fa male la sconfitta per un solo voto, "ci abbiamo provato. Ha vinto di nuovo la palude. Abbiamo provato a reintrodurre le preferenze nella legge elettorale dopo piu' di 30 anni di liste bloccate", la reazione della presidente del Consiglio. Subito dopo la bocciatura dell'emendamento sulle preferenze arriva la mano tesa del presidente del Senato Ignazio La Russa che ricorda come nel bicameralismo esista "la concreta possibilità di modificare, anche chirurgicamente, quanto votato alla Camera. Ovviamente con un voto favorevole che per il regolamento del Senato non consente sul punto il voto segreto e rende perciò palesi gli intendimenti dei singoli senatori". Fatto sta che, oltre all'amarezza per i numeri che sono venuti a mancare (31 per il capogruppo della Lega, Riccardo Molinari; 36 per le opposizioni), ora si apre la riflessione si come andare avanti. Intanto c'è la caccia ai franchi tiratori.
Fratelli d'Italia assicura che non ce ne sono nel proprio gruppo, anche la Lega fa muro, "non guardate a FI", dice il capogruppo azzurro Enrico Costa. Ma il fatto che i vannacciani abbiano potuto dare parere favorevole potrebbe allargare la 'forbice' e alimentare quel clima di sospetti che si era manifestato anche alla vigilia del voto. Il timore nel gruppo di Fdi era legato alla tenuta dei gruppi parlamentari, nessuna manovra concordata - la premessa - ma la preoccupazione era alta. Sulle resistenze dei singoli deputati soprattutto. (AGI)
AGGIORNAMENTO 21:58
(AGI) - Roma, 14 lug. - E ora? "Completiamo l'iter della legge poi ci sarò un confronto interno" alla coalizione, dice il capogruppo del partito di via della Scrofa alla Camera, Galeazzo Bignami, "Su Fratelli d'Italia posso mettere la mano sul fuoco, forse anche due", afferma sottolineando allo stesso tempo il fatto che ci siano stati colleghi di maggioranza che invece "platealmente, ostentatamente non hanno votato". In Fratelli d'Italia non c'è l'intenzione di sminuire la portata di quanto accaduto, "la legge elettorale non è un provvedimento come gli altri". Anche perché la paura è che il testo, senza la reintroduzione delle preferenze, possa essere considerato anticostituzionale. Era il messaggio spedito nei giorni scorsi ai leader dei partiti alleati che si sono spesi per compattare i propri gruppi nelle riunioni tenutosi questa mattina. "Si vede che non è servito...", allarga le braccia un deputato di Fdi. Noi abbiamo agito con coerenza, dice ai suoi la premier. L'obiettivo ora del governo è quello di andare avanti, c'è all'orizzonte, a settembre, la prospettiva del record di permanenza di un premier a palazzo Chigi. Ma allo stesso tempo in Fratelli d'Italia torna a farsi sentire il 'partito' del voto anticipato. Escluderlo? "Per ora sì, per ora...", osserva un 'big' di Fdi. (AGI)