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Preferenze e fuorisede,Pd-5s-Avs compatti. Pressing su Meloni

Politica

(AGI) - Roma, 15 lug. - A ventiquattr'ore dall'operazione preferenze, i leader del campo progressista danno una nuova prova di compattezza nella battaglia in Aula sulla legge elettorale. Stavolta si tratta del voto per i fuorisede, vecchia battaglia di Pd, M5s e Avs, che sul tema avevano presentato proprie proposte di legge, alcune delle quali - come quella dei dem - giace ancora al Senato. Una boccata d'ossigeno dopo le polemiche innescate dalla prova della piazza di Napoli, con le polemiche intorno alle parole di Conte sull'Ucraina e il riarmo. Intorno all'ora di pranzo, con i lavori dell'Aula sospesi, Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli si riuniscono sotto gli sguardi severi degli ex presidenti della Camera ritratti nel salone dei presidenti, più noto come 'Corea', lontani da occhi indiscreti. Un vertice durato circa mezz'ora e al quale partecipano anche la capogruppo dem alla Camera Chiara Braga e il responsabile organizzazione del Nazareno, Igor Taruffi. L'obiettivo è quello di sciogliere il nodo dell'emendamento presentato dal centrodestra sul voto ai fuorisede. I centristi di Italia Viva e Più Europa fanno sapere che voteranno l'emendamento, anche perché rispetto al primo testo sono intervenute modifiche tali da renderlo "potabile". I leader si interrogano sul da farsi, il bivio è tra l'astensione e il voto favorevole. Un voto contrario rappresenterebbe una porta sbattuta in faccia a quattro milioni di fuorisede in tutta Italia, è il ragionamento. Persone che si curano lontano da casa, che studiano o lavoro fuori dal comune di residenza. Persone che, in molti casi, si sono riunite in comitati civici con i quali le forze del centrosinistra hanno dialogato e lavorato per arrivare a un testo da presentare in Parlamento. M5s e Avs non hanno dubbi. "Si tratta di estendere la platea dei votanti, non c'entra niente con la legge elettorale", dice Angelo Bonelli interpellato dai cronisti a vertice terminato: "Sì, siamo orientati a votarlo", aggiunge. Poco prima era stato il presidente del M5s, Giuseppe Conte, a ribadire che "quella di ampliare i più possibile la partecipazione ed estendere il sacrosanto diritto di voto è una nostra battaglia sin dall'inizio". Per quello che riguarda il Partito Democratico, fonti parlamentari riferiscono la volontà dei dem di attendere le proposte di modifica dal comitato dei nove, prima di decidere il da farsi. In ogni caso, viene aggiunto, c'è la volontà di condividere la posizione con le altre opposizioni. Nel partito guidato da Schlein non ci sono dubbi sulla necessità di dare il via libera al dispositivo, ma si registra  un certo rammarico nel veder liquidata la battaglia per i fuorisede con un testo che "poteva sicuramente essere più ficcante". (AGI)

AGGIORNAMENTO 19:56

(AGI) - Roma, 15 lug. - A ventiquattr'ore dall'operazione preferenze, i leader del campo progressista danno una nuova prova di compattezza nella battaglia in Aula sulla legge elettorale. Stavolta si tratta del voto per i fuorisede, vecchia battaglia di Pd, M5s e Avs, che sul tema avevano presentato proprie proposte di legge, alcune delle quali - come quella dei dem - giace ancora al Senato. Una boccata d'ossigeno dopo le polemiche innescate dalla prova della piazza di Napoli, con le polemiche intorno alle parole di Conte sull'Ucraina e il riarmo. Intorno all'ora di pranzo, con i lavori dell'Aula sospesi, Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli si riuniscono sotto gli sguardi severi degli ex presidenti della Camera ritratti nel salone dei presidenti, più noto come 'Corea', lontani da occhi indiscreti. Un vertice durato circa mezz'ora e al quale partecipano anche la capogruppo dem alla Camera Chiara Braga e il responsabile organizzazione del Nazareno, Igor Taruffi. L'obiettivo è quello di sciogliere il nodo dell'emendamento presentato dal centrodestra sul voto ai fuorisede. I centristi di Italia Viva e Più Europa fanno sapere che voteranno l'emendamento, anche perché rispetto al primo testo sono intervenute modifiche tali da renderlo "potabile". I leader si interrogano sul da farsi, il bivio è tra l'astensione e il voto favorevole. Un voto contrario rappresenterebbe una porta sbattuta in faccia a quattro milioni di fuorisede in tutta Italia, è il ragionamento. Persone che si curano lontano da casa, che studiano o lavoro fuori dal comune di residenza. Persone che, in molti casi, si sono riunite in comitati civici con i quali le forze del centrosinistra hanno dialogato e lavorato per arrivare a un testo da presentare in Parlamento. M5s e Avs non hanno dubbi. "Si tratta di estendere la platea dei votanti, non c'entra niente con la legge elettorale", dice Angelo Bonelli interpellato dai cronisti a vertice terminato: "Sì, siamo orientati a votarlo", aggiunge. Poco prima era stato il presidente del M5s, Giuseppe Conte, a ribadire che "quella di ampliare i più possibile la partecipazione ed estendere il sacrosanto diritto di voto è una nostra battaglia sin dall'inizio". Per quello che riguarda il Partito Democratico, fonti parlamentari riferiscono la volontà dei dem di attendere le proposte di modifica dal comitato dei nove, prima di decidere il da farsi. In ogni caso, viene aggiunto, c'è la volontà di condividere la posizione con le altre opposizioni. Nel partito guidato da Schlein non ci sono dubbi sulla necessità di dare il via libera al dispositivo, ma si registra  un certo rammarico nel veder liquidata la battaglia per i fuorisede con un testo che "poteva sicuramente essere più ficcante". (AGI)

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AGGIORNAMENTO 19:56

(AGI) - Roma, 15 lug. - Un'amarezza che emerge anche dagli interventi in Aula. "Il Pd voterà a favore di questo emendamento perchè sono state fatte delle modifiche, anche in comitato dei nove", dice la capogruppo dem in commissione Affari Costituzioniali Simona Bonafè: Tuttavia, aggiunge la dem, "non è la soluzione che avremmo voluto, tanto che la nostra proposta di legge presentata qualche anno fa e poi trasformata in legge delega e ferma al Senato andava in direzione diversa. La battaglia per noi non finisce qui, andremo avanti con i comitati". Ancora più netta la deputata Rachele Scarpa: "Una proposta per garantire il voto ai fuorisede c'era, si chiama 'Voto dove Vivo' e giace da mesi al Senato. I fuorisede avrebbero meritato di vedere il loro diritto di voto scritto nero su bianco su un provvedimento ad hoc". E aggiunge: "In nessun modo questa legge elettorale viene ripulita da questo emendamento". Una chiosa che mette l'accento sull'altro 'nodo' sollevato durante il confronto fra i leader. Il rischio paventato è che un via libera bipartisan all'emendamento sul voto dei fuorisede possa oscurare il "tracollo del governo" sull'emendamento delle preferenze. Rischio che è ben presente anche fra gli alleati Cinque Stelle. Non sembra un caso che, poco dopo il via libera all'emendamento, Giuseppe Conte torni a incalzare la premier. Giorgia Meloni "è imbullonata a palazzo Chigi" e "non si scolla da quella poltrona". Poi, rivolgendosi direttamente a Meloni: "Non sei al governo per sopravvivere. Ti sei proprio imbullonata a palazzo Chigi. Ieri hai perso i voti della tua maggioranza sulla legge elettorale su cui ti sei incaponita, tra l'altro su un emendamento di finte preferenze, finte come il blocco navale, come i 1000 euro con un click e oggi la tua maggioranza si è spaccata ancora". E Schlein rincara: "Siamo all'assurdo di una maggioranza che cerca di andare avanti fischiettando, come se non fosse accaduto niente". Un pressing alimentato anche da un nuovo 'caso' interno alla maggioranza, dopo quello sulle preferenze: la bocciatura con numeri elevati (233 voti contrari) dell'emendamento sulle preferenze di Futuro Nazionale, ancora a scrutinio segreto. Il ko dell'emendamento è "un fatto politico, svela una nuova 'minoranza di governo' FdI-FnV", per il capogruppo M5s Riccardo Ricciardi. "Chiediamo una immediata convocazione della conferenza dei capigruppo perché quell’emendamento svela una nuova minoranza di governo fatta da Futuro Nazionale e Fratelli d’Italia". Interviene la capogruppo Pd Chiara Braga: "Si è costituita una maggioranza di destra-destra, non potete andare avanti facendo finta di nulla. La presidente del Consiglio decida di porre fine alla fallimentare stagione di governo". Sulla stessa linea la capogruppo Avs Luana Zanella: "FdI tenta di utilizzare il gruppetto di Vannacci come stampella di un governo che è in crisi palese".(AGI) 

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