(AGI) - Roma, 13 mar. - La decisione della Russia di sospendere le sanzioni al petrolio russo non incide sulle quotazioni che chiudono un'altra giornata in forte rialzo. Il Brent chiude a 103,14 dollari al barile (+2,6%) vicino ai massimi di giornata, il Wti sale del 3,11% a 98,71 dollari al barile.
Con il conflitto che si avvia alla terza settimana, i mercati azionari hanno subito ulteriori ribassi a causa delle preoccupazioni di una crisi prolungata che potrebbe alimentare l'inflazione e colpire duramente l'economia globale. Il prezzo del Brent, il benchmark internazionale, è sceso sotto i 100 dollari durante la giornata, spingendo brevemente al rialzo i mercati azionari. Ma le azioni sono tornate in territorio negativo quando il Brent è risalito sopra la soglia dei 100 dollari. "Il prezzo del petrolio continua a dettare l'andamento dei mercati mentre ci avviciniamo alla fine di una settimana volatile la pressione rimane alta e non si intravede una fine al conflitto in Medio Oriente", ha affermato Fawad Razaqzada, analista di mercato di Forex.com. "Gli operatori stanno cercando di capire quale sia il prezzo equo del petrolio greggio in questo momento, considerando l'ingente rilascio di riserve petrolifere di emergenza e l'allentamento temporaneo delle sanzioni sulle vendite di petrolio russo già in mare", ha aggiunto. La chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell'Iran, attraverso il quale transita un quinto del petrolio greggio e del gas naturale liquefatto mondiali, ha fatto impennare i prezzi dell'energia. Questo, a sua volta, sta generando timori di ripercussioni a catena sull'economia dovute all'aumento dei prezzi. (AGI)
Petrolio: da Usa stop sanzioni Russia, Brent resta sopra 100$
AGGIORNAMENTO 19:00
(AGI) - Roma, 13 mar. - La decisione della Russia di sospendere le sanzioni al petrolio russo non incide sulle quotazioni che chiudono un'altra giornata in forte rialzo. Il Brent chiude a 103,14 dollari al barile (+2,6%) vicino ai massimi di giornata, il Wti sale del 3,11% a 98,71 dollari al barile.
Con il conflitto che si avvia alla terza settimana, i mercati azionari hanno subito ulteriori ribassi a causa delle preoccupazioni di una crisi prolungata che potrebbe alimentare l'inflazione e colpire duramente l'economia globale. Il prezzo del Brent, il benchmark internazionale, è sceso sotto i 100 dollari durante la giornata, spingendo brevemente al rialzo i mercati azionari. Ma le azioni sono tornate in territorio negativo quando il Brent è risalito sopra la soglia dei 100 dollari. "Il prezzo del petrolio continua a dettare l'andamento dei mercati mentre ci avviciniamo alla fine di una settimana volatile la pressione rimane alta e non si intravede una fine al conflitto in Medio Oriente", ha affermato Fawad Razaqzada, analista di mercato di Forex.com. "Gli operatori stanno cercando di capire quale sia il prezzo equo del petrolio greggio in questo momento, considerando l'ingente rilascio di riserve petrolifere di emergenza e l'allentamento temporaneo delle sanzioni sulle vendite di petrolio russo già in mare", ha aggiunto. La chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell'Iran, attraverso il quale transita un quinto del petrolio greggio e del gas naturale liquefatto mondiali, ha fatto impennare i prezzi dell'energia. Questo, a sua volta, sta generando timori di ripercussioni a catena sull'economia dovute all'aumento dei prezzi. (AGI)
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(AGI) - Roma, 13 mar. - "I timori di una crescente crisi energetica rimangono al centro dell'attenzione degli investitori", ha osservato Joshua Mahony, analista di mercato capo di Scope Markets. "I timori di inflazione sono particolarmente diffusi con il passare dei giorni", ha aggiunto Mahony. Le principali banche centrali, che prima dello scoppio della guerra si prevedeva avrebbero continuato a tagliare i tassi di interesse, ora dovrebbero congelare i costi di finanziamento o addirittura aumentarli la prossima settimana per tenere sotto controllo l'inflazione. La prossima settimana sette banche centrali terranno riunioni sui tassi di interesse. Gli investitori hanno inoltre analizzato i dati aggiornati sulla crescita economica statunitense del quarto trimestre, rivisti al ribasso allo 0,7% rispetto alla stima iniziale dell'1,4% e alle previsioni del 2,8%. I dati, pubblicati con un certo ritardo, hanno mostrato che l'indicatore di inflazione preferito dalla Federal Reserve statunitense è sceso al 2,8% a gennaio. Questo valore rimane comunque superiore all'obiettivo di inflazione del 2% fissato dalla Fed, e questo prima dell'impennata dei prezzi dell'energia dovuto alla guerra. "La Fed si trova ora ad affrontare uno scenario in cui l'inflazione rimane elevata e riceverà presto una spinta dal settore energetico, mentre la crescita del Pil e il mercato del lavoro continuano a perdere slancio", ha affermato Bret Kenwell, analista di investimenti per gli Stati Uniti presso eToro.
"Le riunioni sui tassi d'interesse della prossima settimana presso la Federal Reserve e la Banca d'Inghilterra, così come quelle di diverse altre banche centrali a livello globale, si terranno in un momento delicato", ha affermato Russ Mould, direttore degli investimenti di AJ Bell. "I mercati osserveranno con attenzione qualsiasi segnale su come intendono affrontare l'impennata dei prezzi del petrolio e del gas e se la considerano una flessione di breve termine da ignorare, oppure uno sviluppo che ha modificato significativamente le prospettive di inflazione e tassi d'interesse". (AGI)