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Morte Contrada: legale, ha resistito, è morto da incensurato

Cronaca

(AGI) - Palermo, 13 mar. - "Tre condanne. Tre articoli. Tre diritti — assoluti, inviolabili, solennemente sanciti dalla Convenzione che l'Italia ha sottoscritto nei confronti di un solo uomo. Un accanimento senza eguali, che non trova giustificazione in alcuna logica di giustizia". Così lo storico legale di Bruno Contrada, Stefano Giordano, secondo cui il superpoliziotto morto a 94 anni, "è stato un simbolo. Il simbolo di ciò che può accadere quando lo Stato si abbatte su un cittadino con tutto il peso della sua forza", ricordando che la Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato l'Italia per lui in tre occasioni. La condanna fu revocata a seguito della sentenza del 2015, per violazione dell'articolo 7: lo 007 era stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, ma era un reato che all'epoca dei fatti non era ancora sufficientemente definito. La Corte d'Appello di Palermo riconobbe il suo diritto alla riparazione per ingiusta detenzione, liquidando un indennizzo che lo Stato — "mai capace di chiedere scusa" — si trovò infine costretto a corrispondere. Era "una vittoria", rivendica il legale: "Non restituiva gli anni sottratti, non cancellava le sofferenze patite, ma ristabiliva almeno una verità: Contrada non doveva essere né processato né condannato per quei fatti. Ha avuto il merito raro di resistere. Di non cedere. Di combattere fino alla fine per recuperare l'unica cosa che gli premeva davvero: il proprio onore di uomo delle istituzioni. Sarebbe stato più facile morire prima, sconfitto. Invece è morto da incensurato". La sua storia, per Giordano, "deve restare un monito. Il caso Contrada ricorda a ciascuno di noi perché quelle garanzie non siano astratte questioni tecniche, ma presidi concreti della libertà di ogni cittadino. Nessuno, a prescindere dalle proprie responsabilità, dovrebbe più subire ciò che lui ha subito". Giordano ricorda che la Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato l'Italia nel febbraio del 2014, per violazione dell'articolo 3 della Convenzione: Contrada era gravemente malato e tuttavia lo Stato gli negò le misure alternative alla detenzione, imponendogli un regime carcerario incompatibile con le sue condizioni di salute — un trattamento che i giudici di Strasburgo qualificarono come inumano e degradante. Nell'aprile del 2015, per la citata violazione dell'articolo 7; e nel maggio del 2024, per violazione dell'articolo 8: le sue conversazioni telefoniche furono intercettate nel 2018 nell'ambito di un procedimento nel quale non era nemmeno indagato. (AGI)

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