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Economia

(AGI) - Roma, 27 mag. - I mercati procedono contrastati sulla scia dell'incertezza su un potenziale accordo di pace tra Stati Uniti e Iran. Gli investitori continuano a seguire gli sviluppi in Medio Oriente: l'ultima bozza di intesa, riportata dai media iraniani, secondo cui Washington andrebbe verso un allentamento delle restrizioni sul trasporto marittimo, ed entro un mese l'Iran ripristinerebbe il traffico commerciale nel Golfo Persico e nel Mar di Oman al livello di prima della guerra, è stata smentita dalla Casa Bianca.
   Il prezzo del petrolio arretra con il Wti a 90 dollari e il Brent sotto i 100 dollari al barile, in attesa di segnali che indichino un'estensione della fragile tregua tra Stati Uniti e Iran, mentre le banche centrali segnalano che il danno inflazionistico sta già pesando sull’economia. Nel Rapporto sulla stabilità finanziaria, pubblicato oggi dalla Banca centrale europea si evidenzia come le prospettive di stabilità finanziaria dell'area euro sono influenzate dalle tensioni geoeconomiche e dalle interruzioni dell'offerta energetica, la cui gravita' e durata rimangono incerte. L'Eurotower ha poi esortato i paesi membri a "evitare di alimentare pressioni inflazionistiche prolungate e di mettere ulteriormente a dura prova le finanze pubbliche" con le "risposte fiscali allo shock dei prezzi dell'energia" che dovranno essere temporanee e mirate.       
    Più in generale sul fronte monetario crescono ovunque i timori per l'inflazione e in una riunione di banchieri centrali a Tokyo, il governatore della Banca del Giappone, Kazuo Ueda, ha affermato che si profilano all'orizzonte gravi shock dal lato dell'offerta, mentre Isabel Schnabel, membro del consiglio direttivo della Bce, ieri ha sostenuto la necessità di un aumento dei tassi di interesse a giugno, anche in caso di raggiungimento di un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran.       In una giornata senza dati macro di rilievo, gli occhi sono puntati sulla pubblicazione domani dell'indice dei prezzi Pce negli Usa di aprile, il preferito della Fed, e venerdì in Europa sui preliminari di maggio dei prezzi al consumo della principali economie dell’area euro. 
    Intanto, sul fronte interno, il Fondo monetario internazionale, al termine della consueta missione in Italia, ha avvertito che l'economia italiana "continuerà a crescere a un ritmo modesto, frenata da fattori esterni sfavorevoli e da sfide strutturali". Nel 2025 il Pil reale è cresciuto dello 0,5%, sostenuto dai consumi privati e dai continui investimenti nell'ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza e con la guerra in Medio Oriente, il Fondo prevede una crescita dello 0,5% quest’anno e nel 2027. Ma i funzionari Fmi mettono in guardia sul debito pubblico che "rimane troppo elevato" e rimane "vulnerabile agli shock legati alla crescita, ai tassi di interesse e alla fiducia". (AGI)

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