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Migranti: sequestro nave ong illegittimo,ministero condannato

Cronaca

(AGI) - Ragusa, 14 mar - Il sequestro della nave Sea Eye 5, trattenuta per 20 giorni a Pozzallo, a giugno del 2025, è stato illegittimo; il Tribunale civile di Ragusa ha accolto, nella sostanza, il ricorso promosso dalla ong tedesca, annullando il provvedimento emesso dalla prefettura di Ragusa, il verbale e la multa contestati, e ha condannato il ministero dell'Interno al pagamento delle spese di lite. La vicenda maturò sabato, 14 giugno 2025. La Sea Eye 5, dell'organizzazione tedesca Sea Eye (i cui rappresentanti e comandante sono stati difesi dagli avvocati Ulrich Robert Stege, Dario Belluccio e Marco Comitini), aveva individuato in un tratto di mare libico, un gommone con 65 persone a bordo. Dal momento dell'avvistamento era partite dalla nave una fitta serie di mail di comunicazione con i centri di coordinamento dei soccorsi (Mrcc) della Libia, dello stato di bandiera, la Germania, e dell'Italia. Nessuna risposta dalla Libia ma il soccorso in mare è un dovere, quindi, secondo la ricostruzione documentale, Mrcc Italia risponde, assumendo di fatto il coordinamento del soccorso "portandolo poi a termine fino allo sbarco" (solo da qual momento cesseranno le comunicazioni dalla nave alla Libia) ed assegnando come porto di sbarco Taranto, a 390 miglia nautiche da dove si trovava la Sea Eye 5. (AGI)

AGGIORNAMENTO 10:29

(AGI) - Ragusa, 14 mar - Il sequestro della nave Sea Eye 5, trattenuta per 20 giorni a Pozzallo, a giugno del 2025, è stato illegittimo; il Tribunale civile di Ragusa ha accolto, nella sostanza, il ricorso promosso dalla ong tedesca, annullando il provvedimento emesso dalla prefettura di Ragusa, il verbale e la multa contestati, e ha condannato il ministero dell'Interno al pagamento delle spese di lite. La vicenda maturò sabato, 14 giugno 2025. La Sea Eye 5, dell'organizzazione tedesca Sea Eye (i cui rappresentanti e comandante sono stati difesi dagli avvocati Ulrich Robert Stege, Dario Belluccio e Marco Comitini), aveva individuato in un tratto di mare libico, un gommone con 65 persone a bordo. Dal momento dell'avvistamento era partite dalla nave una fitta serie di mail di comunicazione con i centri di coordinamento dei soccorsi (Mrcc) della Libia, dello stato di bandiera, la Germania, e dell'Italia. Nessuna risposta dalla Libia ma il soccorso in mare è un dovere, quindi, secondo la ricostruzione documentale, Mrcc Italia risponde, assumendo di fatto il coordinamento del soccorso "portandolo poi a termine fino allo sbarco" (solo da qual momento cesseranno le comunicazioni dalla nave alla Libia) ed assegnando come porto di sbarco Taranto, a 390 miglia nautiche da dove si trovava la Sea Eye 5. (AGI)

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AGGIORNAMENTO 10:29


(AGI) - Ragusa, 14 mar. - Nello svolgersi dei fatti, non risulterebbe dagli atti depositati che - nonostante sia stata interpellata anche da Mrcc Italia - l'autorità libica abbia fornito alcun tipo di indicazioni alla Sea Eye 5.  Dopo l'assegnazione di Taranto come pos (place of safety) inizia un contenzioso tra la nave e Mrcc Roma che, dalle cronache dell'epoca dura 9 ore. Il comandante della nave definisce grave la situazione a bordo e di non essere in grado per questioni che riguardano il gravissimo stato di salute dei migranti, e per questioni di sicurezza, di raggiungere Taranto. Persone ustionate, disidratate, in ipotermia e con bruciature e inalazioni da carburante tanto che vengono richieste 2 medevac (evacuazioni mediche urgenti) che vengono effettuate con i mezzi della Guardia costiera prima dello sbarco in Italia. La nave allora si avvicina alla costa rappresentando di non avere riserve idriche per raggiungere Taranto e chiede un porto più vicino. Le autorità italiane allora invitano il comandante della Sea Eye 5 a individuare i soggetti vulnerabili e con maggiore esigenza di soccorso immediato per farli trasbordare a Pozzallo e proseguire invece con la nave verso Taranto. Non ne ha le competenze, ed è una responsabilità che metterebbe a rischio la sua vita, quella dell'equipaggio e dei migranti salvati. Mrcc Roma alla fine concede lo sbarco di tutti i migranti a Pozzallo, ma sequestra la nave e la sanziona. Secondo il giudice il comandante ha agito nel modo corretto, non esimendosi dal dare ogni informazione richiesta ed attendendo comunque indicazioni da Mrcc Roma che aveva assunto il coordinamento del soccorso. L'arrivo e lo sbarco a Pozzallo, per il Tribunale ordinario di Ragusa, sezione civile, non furono frutto di "una ingiustificata disobbedienza alle indicazioni impartite" dalle autorità italiane ma "il frutto delle comunicazioni intercorse tra la nave e le autorità italiane"; "la condotta tenuta nella fattispecie dal natante Sea Eye 5 risulta conforme alla normativa vigente, non essendosi la nave arbitrariamente rifiutata di fornire informazioni o di osservare indicazioni, bensì essendosi limitata a rappresentare la situazione concreta". Annullato quindi il provvedimento di sequestro e le sanzioni conseguenti, condannato il ministero dell'Interno - prefettura di Ragusa alle spese di lite e rifondere i compensi per la parte opponente. (AGI)  

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