(AGI) - Città del Vaticano, 6 lug. - "La migrazione è prima di tutto il segno della speranza dell'uomo e del desiderio di una vita migliore". È questa la riflessione proposta dal segretario generale della Cei, mons. Giuseppe Baturi, intervenendo a Rai Uno per commentare la parole e i gesti di Papa Leone XIV a Lampedusa e alle Canarie. "La migrazione esprime ciò che è più autentico dell'uomo: la speranza", ha affermato il presule. Una speranza che nasce talvolta dalla paura per la propria vita, ma che guarda soprattutto "a un futuro migliore e alla salvezza". Baturi ha quindi spiegato che "proteggere, assistere e integrare" i migranti significa custodire ciò che di più umano esiste nella persona, vale a dire "la speranza della felicità e di una vita migliore". Richiamando le parole di Leone XIV, il segretario della Cei ha ricordato la domanda posta dal Pontefice: "Che mondo è quello in cui si rischia la morte per la speranza di una vita migliore?". Un interrogativo che, secondo Baturi, interpella direttamente la coscienza delle società contemporanee. "Non possiamo permetterlo - ha affermato - perché ne va della dignità di ogni uomo, ma anche del tessuto umano della nostra civiltà". (AGI)
Migranti: segretario Cei, speranza da proteggere e integrare
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