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Marcello Fois,Paese ha amnesia storica,cultura serve a capire

Cultura e Spettacolo


(AGI) – Mestre (Venezia), 7 ott. – Un segnale incoraggiante anche per l’editoria in Italia perché “quando si producono cose interessanti i segni più ci sono sempre, e così è quest’anno con una ripresa. Quando ci sono cali e flessioni è perché l’offerta è scadente”.
   Poche settimane fa, sempre al Lido, durante l’ultima edizione della Mostra del cinema, si era detto che l’attualità entrava, mai come prima, nelle pellicole in concorso. E così anche per la letteratura, secondo Fois, che “è nella realtà, non è vero che fuggire dalla realtà sia la soluzione, anzi qualche volta aiuta di più entrarci nella realtà e quindi capire che molte cose che ci fanno paura, di fatto sono già successe e non è detto che siano apocalittiche”
    “Questa è una nazione che ha delle amnesie potenti anche rispetto alla propria storia, che, per citare il mio libro, coltiva una “immensa distrazione” della propria storia – ha proseguito - Ad esempio come può qualcuno pensare che Vannacci sia una novità rispetto alla nostra storia, mi spiego? O come si può pensare che l'idea che il Covid sia una maledizione apocalittica quando ogni secolo grosso modo c'è stata un'epidemia nel mondo”. 
    Il tutto perché, per qualche ragione, ci si era illusi di essersi messi al riparo da certe dinamiche. “Abbiamo la presunzione di essere i primi nati, ma siamo gli ultimi nati, cioè su di noi c'è un'immensità e c'è un patrimonio pazzesco per cui potremmo vivere molto più facilmente se fossimo istruiti, questo è il punto. Siamo, come dire, una nazione di buzzurri che abita nella condizione più meravigliosa del mondo” ha spiegato ricordando infine la dedica a Michela Murgia che “secondo me - dice - si è seduta proprio sulla poltrona di Pasolini e ora purtroppo quella poltrona è rimasta vacante”. 
“E come Pasolini disse “anche la mia morte mi nuocerà”, così sta succedendo a Michela, a cui, anche dopo morta, le chiedono conto di cose. E a chi non c’è più non si deve chiedere nulla perché non hanno modo di difendersi. E per questo ho pensato con lucidità e fin da subito che se mi fosse “andata bene” le avrei dedicato quello spazio. Quello era il momento giusto per lei” ha concluso. (AGI)

AGGIORNAMENTO 18:21

(AGI) – Mestre (Venezia), 7 ott. – “Sto iniziando ora a capire cosa è successo e perché è successo. Giri e parli per mesi e non hai molto tempo di organizzare una “tattica” in caso di vittoria. E sono stato letteralmente travolto dell’emozione”. Sono trascorsi quattro giorni da quando Marcello Fois ha alzato al cielo la statuetta del Premio Campiello con “L’immensa distrazione” (Einaudi) e ancora è palpabile l’emozione. L’ha rivelato all’AGI spiegando: “Pensavo che non avrei mai potuto vincerlo dopo il premio alla Carriera andato a Domenico Starnone (Einaudi) e il premio opera prima a Nadeesha Uyangoda (anche lei pubblicata da Einaudi) ma come ha ribadito il presente di questa edizione, un presidente straordinario, Roberto Cicutto, lì si giudicano i libri, e se anche fosse coperto il nome dell'editore, sarebbe lo stesso”.
    “Voglio sperare che il mio abbia vinto perché hanno ritenuto che il mio libro fosse il più bello dei cinque, e considerato il meccanismo del premio secondo me è così. Una cosa che mi lusinga molto” ha poi aggiunto precisando che non è una cosa scontata visto che “in altri premi entrano in gioco, diciamo, fattori di diverso tipo qui no: I 300 lettori completamente anonimi sono garanzia che non ci sono logiche “di corridoio”, e abbiamo visto cosa accade in altri concorsi… per vincere lo Strega è meglio essere romani, non c'è niente da fare. Qui si guarda solo ai libri”. La 64esima edizione del Premio Campiello per la prima volta ha abbandonato il Teatro La Fenice per approdare al Palazzo del Cinema del Lido di Venezia. “Ho fatto la mia prima cinquina al Campiello nel 2012 ed ero alla Fenice. Alla Fenice, per carità, solo entrare è un privilegio però era più tutto più ingessato. Qui al Palazzo del Cinema mi è piaciuta tantissimo, l’ho trovata molto moderna – ha proseguito - E poi c’era Cavazzoni. Cavazzoni è un gigante, cioè non ci doveva stare in quella cinquina, dovevano dargli il premio per la carriera direttamente secondo me”. (AGI)

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(AGI) – Mestre (Venezia), 7 ott. – Un segnale incoraggiante anche per l’editoria in Italia perché “quando si producono cose interessanti i segni più ci sono sempre, e così è quest’anno con una ripresa. Quando ci sono cali e flessioni è perché l’offerta è scadente”.
   Poche settimane fa, sempre al Lido, durante l’ultima edizione della Mostra del cinema, si era detto che l’attualità entrava, mai come prima, nelle pellicole in concorso. E così anche per la letteratura, secondo Fois, che “è nella realtà, non è vero che fuggire dalla realtà sia la soluzione, anzi qualche volta aiuta di più entrarci nella realtà e quindi capire che molte cose che ci fanno paura, di fatto sono già successe e non è detto che siano apocalittiche”
    “Questa è una nazione che ha delle amnesie potenti anche rispetto alla propria storia, che, per citare il mio libro, coltiva una “immensa distrazione” della propria storia – ha proseguito - Ad esempio come può qualcuno pensare che Vannacci sia una novità rispetto alla nostra storia, mi spiego? O come si può pensare che l'idea che il Covid sia una maledizione apocalittica quando ogni secolo grosso modo c'è stata un'epidemia nel mondo”. 
    Il tutto perché, per qualche ragione, ci si era illusi di essersi messi al riparo da certe dinamiche. “Abbiamo la presunzione di essere i primi nati, ma siamo gli ultimi nati, cioè su di noi c'è un'immensità e c'è un patrimonio pazzesco per cui potremmo vivere molto più facilmente se fossimo istruiti, questo è il punto. Siamo, come dire, una nazione di buzzurri che abita nella condizione più meravigliosa del mondo” ha spiegato ricordando infine la dedica a Michela Murgia che “secondo me - dice - si è seduta proprio sulla poltrona di Pasolini e ora purtroppo quella poltrona è rimasta vacante”. 
“E come Pasolini disse “anche la mia morte mi nuocerà”, così sta succedendo a Michela, a cui, anche dopo morta, le chiedono conto di cose. E a chi non c’è più non si deve chiedere nulla perché non hanno modo di difendersi. E per questo ho pensato con lucidità e fin da subito che se mi fosse “andata bene” le avrei dedicato quello spazio. Quello era il momento giusto per lei” ha concluso. (AGI)

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