(AGI) - Roma, 29 mag. - Israele vive una minaccia esistenziale che non viene solo dai fronti esterni di guerra, ma che è interna, riguarda la sua società e mette a rischio la natura stessa dello Stato ebraico nella sua forma democratica e liberale, come è stato dalla sua fondazione. Di fronte a questo, non si può tacere ma è necessario parlare, mettendo da parte la neutralità richiesta, in particolare a personaggi e istituzioni pubbliche.
Ne è convinto Ariel Porat, presidente dell'Università di Tel Aviv. In "un presente preoccupante e instabile" come quello che Israele sta vivendo, le istituzioni accademiche hanno "la libertà, e a volte il dovere, di assumere una posizione pubblica su questioni di importanza pubblica, anche quando superano i confini del campus", sottolinea in un'intervista all'AGI.
Riconoscendo l'importanza per gli atenei e per i loro vertici di mantenere il principio di neutralità rispetto a questioni pubbliche controverse, Porat sostiene che esistano tre eccezioni: quando l'istituzione stessa o la libertà accademica viene minacciata, quando a essere in pericolo è il carattere democratico dello Stato e quando si tratta di gravi violazioni dei diritti umani che le autorità non riescono a impedire o addirittura compiono.
Per il professore di Legge, in questi casi esprimersi pubblicamente e lanciare "avvertimenti contro un pericolo esistenziale per la società comporta un beneficio che supera il danno di compromettere temporaneamente la neutralità". "Quando una persona è convinta, sulla base di un attento esame, che il suo Paese è in pericolo, come gli può essere impedito di esprimere la sua opinione?", sottolinea all'AGI. (AGI)
L'INTERVISTA = Israele: Porat, anche democrazia è minacciata
AGGIORNAMENTO 12:51
(AGI) - Roma, 29 mag. - Israele vive una minaccia esistenziale che non viene solo dai fronti esterni di guerra, ma che è interna, riguarda la sua società e mette a rischio la natura stessa dello Stato ebraico nella sua forma democratica e liberale, come è stato dalla sua fondazione. Di fronte a questo, non si può tacere ma è necessario parlare, mettendo da parte la neutralità richiesta, in particolare a personaggi e istituzioni pubbliche.
Ne è convinto Ariel Porat, presidente dell'Università di Tel Aviv. In "un presente preoccupante e instabile" come quello che Israele sta vivendo, le istituzioni accademiche hanno "la libertà, e a volte il dovere, di assumere una posizione pubblica su questioni di importanza pubblica, anche quando superano i confini del campus", sottolinea in un'intervista all'AGI.
Riconoscendo l'importanza per gli atenei e per i loro vertici di mantenere il principio di neutralità rispetto a questioni pubbliche controverse, Porat sostiene che esistano tre eccezioni: quando l'istituzione stessa o la libertà accademica viene minacciata, quando a essere in pericolo è il carattere democratico dello Stato e quando si tratta di gravi violazioni dei diritti umani che le autorità non riescono a impedire o addirittura compiono.
Per il professore di Legge, in questi casi esprimersi pubblicamente e lanciare "avvertimenti contro un pericolo esistenziale per la società comporta un beneficio che supera il danno di compromettere temporaneamente la neutralità". "Quando una persona è convinta, sulla base di un attento esame, che il suo Paese è in pericolo, come gli può essere impedito di esprimere la sua opinione?", sottolinea all'AGI. (AGI)
AGGIORNAMENTO 12:51
(AGI) - Roma, 29 mag. - A questo proposito, Porat fa riferimento alla lotta ingaggiata dal governo israeliano contro la Corte Suprema. "Nelle democrazie liberali, Israele compreso fin dalla sua fondazione, non è mai accaduto che il potere esecutivo abbia intenzionalmente disobbedito a un ordine della Corte Suprema". Se ciò dovesse accadere, come più volte minacciato dal premier Benjamin Netanyahu e da diversi ministri, "sarebbe una crisi costituzionale. E a mio parere, nella situazione più estrema, potrebbe persino degenerare in gravi violenze tra i cittadini. E se ciò dovesse accadere, credo che le figure pubbliche, compresi i rettori universitari, dovrebbero fare tutto il possibile per impedirlo", arrivando persino a "chiudere le università, che è la misura più estrema che possiamo adottare", afferma.
Si tratta di uno scenario fosco che riflette la preoccupante situazione interna. "Israele è militarmente forte, capace di difendersi, lo ha dimostrato più volte, ma quando si tratta di spaccature interne nella società, il rischio per l'esistenza di Israele è di gran lunga maggiore di qualsiasi altra cosa". Sono dichiarazioni forti, pronunciate non certo a cuor leggero dal presidente dell'università, consapevole del suo ruolo, sia all'interno sia all'esterno del campus.
Ma proprio per questo, ci tiene a precisare che le sue parole non sono mai generalizzate. "Quando critico, non critico il governo in generale, ma solo specifici comportamenti o azioni che violano la libertà o l'indipendenza accademica, lo stato di diritto o i diritti umani. Ho le mie opinioni politiche, che tengo per me, consapevole del mio ruolo di presidente di un'università pubblica". (AGI)
AGGIORNAMENTO 12:51
(AGI) - Roma, 29 mag. - "Potenzialmente - aggiunge Porat - potremmo pagarne il prezzo. Noi, come tutti gli atenei pubblici, dipendiamo dai finanziamenti governativi e dai donatori; alcuni di loro potrebbero non apprezzare le nostre critiche al governo. Ma sono orgoglioso che la nostra università sia liberale, democratica e pluralista. E se qualcuno non condivide i nostri valori, può rivolgere il suo sostegno a un'altra università che ne condivida altri".
Un esempio è stata la dichiarazione diffusa alcune settimane fa dal Senato accademico dell'ateneo, che metteva in guardia dal terrorismo ebraico dilagante in Cisgiordania e attribuiva la responsabilità morale al governo e alle forze di sicurezza.
Nel documento, ricorda il presidente, si sottolineava che "il silenzio è una macchia morale e che 'la forza dello Stato di Israele è misurata non solo dal potere delle sue armi, ma prima di tutto dall'integrità dei suoi valori'". E concludeva chiedendo alle autorità "misure più incisive per prevenire questo tipo di atrocità".
Le reazioni a queste parole sono state varie, alcune negative, ma io "sono orgoglioso" del Senato per questa posizione presa, sottolinea Porat. E ricorda che nei giorni successivi, il Weizmann Institute ha adottato la stessa dichiarazione e oltre la metà dei mille docenti dell'Università Ebraica di Gerusalemme si è espressa a favore di un testo molto simile, in una petizione.
"Non si può far finta di niente e chiudere gli occhi, sperando che queste cose non succedano. Questa è responsabilità di tutti noi israeliani, comprese le università, e non abbiamo il privilegio di rimanere in silenzio". "Viviamo in tempi cruciali, in cui l'esistenza di Israele - non quella fisica, ma la sua natura democratica - è a rischio", conclude. "E ritengo che più personaggi pubblici dovrebbero parlarne ad alta voce". (AGI)